Un giorno, quando aveva 19 anni, Chiara Celotto ha chiamato a casa per annunciare che sarebbe diventata un'attrice. «Mi sono appena resa conto che non potrei fare nient'altro nella vita», ha detto ai genitori. Così ha abbandonato gli studi appena avviati in Psicologia e ha iniziato un percorso triennale all'Accademia del Teatro Bellini di Napoli che le avrebbe cambiato la prospettiva. «Dopo le scuole superiori sei costretto a scegliere una strada, ma a quell'età non sempre è facile capire chi vuoi essere. E io a immaginarmi psicologa non mi sentivo felice», mi racconta al telefono.
Nell'arco di neanche dieci anni, quella scommessa l'ha portata a essere tante donne diverse. Nel 2022 è diventata Sharon nel film di Luca Lucini Diversi come due gocce d’acqua e poi Eleonora nel terzo capitolo televisivo de L'amica geniale. Nel 2023 ha interpretato Francesca nel film Netflix firmato da Sydney Sibilia Mixed By Erri. E poi è arrivata Adele, la pasionaria della fiction Rai Mameli. Il ragazzo che sognò l'Italia. Nel presente di questa attrice napoletana, 27 anni, quindici dei quali vissuti sul palco come danzatrice, ci sono invece Alagia, personaggio della fortunata serie Vicenzo Malinconico. Avvocato d'insuccesso che tornerà con la seconda stagione in prima serata su Rai Uno l'1 dicembre, Viola della serie Sara firmata da Carmine Elia, che vedremo su Netflix prossimamente, ma soprattutto Paola, protagonista del primo film diretto da Luca Zingaretti. Si intitola La casa degli Sguardi, è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e arriverà al cinema nel 2025: parla di un ragazzo, Marco (Gianmarco Franchini) che annega la disperazione per la perdita della madre nell'alcol e viene spedito da suo padre (Zingaretti), come ancora di salvataggio, a lavorare in una cooperativa di pulizie al Bambin Gesù di Roma. Qui conoscerà un gruppo di persone buone ed entusiaste capaci di restituirgli, se non l'amore per la vita, almeno la speranza del futuro.
La casa degli sguardi è un bellissimo racconto che parla di fragilità e rinascita. Com'è la tua Paola?
«Il racconto è stupendo e Luca è riuscito a rendere un'enorme giustizia al libro di Daniele Mencarelli da cui è tratto, parla di un tema che io sento vivo e non solo nei giovani. Paola è il personaggio più centrato nel mondo iper-decentrato del protagonista: è una ragazza fuorisede che lavora nella cooperativa in cui inizia a lavorare anche Marco. Di lui riesce a capire profondamente l'anima, anche se non parlano mai esplicitamente di quello che gli accade: è un personaggio molto empatico, presente a se stesso. Capace di comprendere che una eventuale storia d'amore tra loro non può avere un futuro se prima il protagonista non impara a volersi bene. Mi piace che il suo sia un amore non egoista».
Ti riconosci in questa descrizione?
«(Ride, n.d.r.) Non è facile avere una lucidità forte come la sua. Io sono più combattiva, cerco di andare a fondo, di scavare finché non capisco che succede, se c’è una possibilità. Non sempre ho la sua pazienza».
Com’è stato lavorare con Zingaretti, al suo esordio alla regia?
«Bellissimo. Luca ha un'attenzione alla persona e all’attore incredibile. Proprio perché lui stesso è un attore sa sempre cosa dirti nel momento e nel modo giusto. Sul set l'atmosfera è sempre stata delicata, tranquilla, rilassata, un clima in cui siamo riusciti, con calma, a capire a fondo le emozioni dei personaggi. Luca ci ha presi per mano e ci ha dato la possibilità di esplorare prima noi e poi, insieme, quello che stavamo raccontando».
Hai letto il romanzo di Mencarelli o ti sei lasciata guidare solo dal copione?
«Il mio personaggio nel libro non ha una presenza molto massiccia, viene solo citato e quindi è stato aggiunto in sceneggiatura: ma il libro l’ho letto molto volentieri sia dopo il primo provino sia dopo essere stata presa per entrare ancora più a fondo della storia».
Sei stata a lungo una ballerina, anche professionista. Com'è fiorito in te questo desiderio di recitare?
«Non avevo mai pensato di fare questo mestiere, di usare la parola per esprimermi anziché solo col corpo. Poi ho iniziato una tournée come danzatrice con Peppe Barra ne La Cantata Dei Pastori e lì ho capito che l'arte poteva essere anche voce. Quell'esperienza mi ha reso meno timida di quello che sono in verità, mi ha fatto capire che era un linguaggio di cui avevo bisogno, che mi mancava e che poteva completare il mio percorso nella danza».
Poi i tre anni in Accademia, i primi lavori tra cinema e tv e il debutto nei panni di Alagia, personaggio della saga letteraria di Diego de Silva cui si ispira la serie su Malinconico.
«Alagia è un personaggio che amo alla follia, il mio primo ruolo importante. Ricordo che mi sono ritrovata al provino con Massimiliano Gallo (il protagonista, n.d.r.) e con lui è stato amore a prima vista, ho capito che sarebbe stato bellissimo lavorare insieme. Alagia è un personaggio molto vicino a me, è frizzante, solare, sempre propositiva, tendenzialmente entusiasta. In questa seconda stagione, ora che è sposata e ha un figlio, la ritroviamo un po’ in crisi sul suo futuro, perché non sa se crescere il bambino in Germania o in Italia».
Recentemente ti abbiamo visto nei panni della pasionaria Adele nella serie di Rai Uno sul giovane Mameli. Una donna rivoluzionaria, la definiremmo oggi. Cosa vuol dire per te raccontare queste storie attraverso il tuo corpo, il tuo volto e la tua voce?
«Significa dare voce a qualcosa di cui non si è mai parlato in questo modo, in questi toni. Il modo in cui abbiamo raccontato questa storia secondo me è molto umano, abbiamo fatto in modo di non rendere troppo distanti i ragazzi del racconto da quelli di oggi. Quelli che hanno fatto la rivoluzione erano davvero giovanissimi, pronti a morire per ideali in cui credevano. Oggi è un concetto molto complicato da concepire, anche perché è un po’ come se questo desiderio di credere in qualcosa l’avessimo perso per strada».
E per te la libertà cos'è?
«Scegliere dove stare e cosa essere, senza preoccupazioni. Avere la possibilità di diventare chi vuoi nel luogo in cui hai scelto di stare. E, dato che viviamo in un mondo in cui tutto sembra dover essere programmato e in cui spesso siamo costretti a seguire certi schemi, anche la libertà di sbagliare».
Patisci molto i rimpianti, ad esempio per quei ruoli che volevi e non hai ottenuto, o sei una che guarda sempre avanti?
«Ci rimango male, soprattutto se sul mio cammino incontro un personaggio che mi appassiona e mi trasmette qualcosa. Però cerco di non rimuginarci sopra: poiché è un lavoro in cui è molto complicato rimanere sereni mentalmente, le cose che non posso cambiare provo ad accettarle. è sempre molto complicato fare i provini, sei messo alla prova: è un mondo in cui non devi essere solo bravo, ma devi essere "giusto". E questo alla lunga può essere provante».
Fattelo dire, sembri molto lucida e matura, proprio come Paola del film di Zingaretti.
«Nel mio caso ci sono stati tantissimi no e altri ce ne saranno: a un certo punto questa cosa la devi prendere e portare a te in modo che non faccia tanto male. Un po’ è una cosa innata, un po’ l’ho imparata lavorando in questo settore. Certo la mia lucidità viene a mancare quando ho meno lavoro del solito e siccome ho bisogno di essere sempre stimolata a volte quell’impotenza, quella frustrazione, sono faticose».
Quanto conta stare bene con se stessi per fare questo lavoro?
«Prima di Mameli mi sono resa conto che non stavo bene e che quel malessere si ripercuoteva sui provini. Ai casting e sul set non porti solo un personaggio, porti il tuo corpo, il tuo umore. Poi c’è stato un click emotivo nella mia vita, ho capito che questo mi danneggiava, ho trovato un modo per stare meglio e tutto è cambiato».
E sui social, come sei?
«Tendenzialmente non sempre ho desiderio di condividere i miei momenti felici con le persone che mi seguono e non conosco. sicuramente sono attiva, mi capita di pubblicare foto con amici, però non è uno strumento che uso come mezzo di comunicazione. Se devo sentire un amico, preferisco una telefonata».














