È difficile descrivere Arisa, donna mutevole e in trasformazione, artisticamente e non. Il suo corpo è la tela di questo racconto, come un foglio bianco sperimenta, gioca con se stessa, non si prende mai sul serio, con la sua voce rompe gli schemi e si riscopre ogni volta diversa.

Ieri Rosalba era invincibile, oggi è vulnerabile; avevano sempre ragione gli altri, oggi non più; la voce del suo fidanzato decideva chi doveva essere, a quale donna assomigliare e quale sarebbe dovuto essere il suo percorso artistico. Oggi Arisa sceglie per sé, si mette al primo posto e sa quali sono le cause per cui è importante battersi. Per questo ha deciso di prestare la sua voce alla colonna sonora de Il ragazzo dai pantaloni rosa, il lungometraggio di Margherita Ferri presentato al Festival del Cinema di Roma il 24 ottobre, e cantare per Teresa (interpretata da Claudia Pandolfi), la mamma di Andrea Spezzacatena, che, vittima di bullismo, a pochi giorni dal suo 14esimo compleanno si toglie la vita.

Cosa vuol dire sentirsi diversi? Lo abbiamo chiesto proprio ad Arisa, che oggi si accetta per quello che è, dopo un lungo percorso di consapevolezza non sempre facile, al centro di riflettori e delle polemiche, spesso pretesto di operazioni mediatiche e scandali.

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Alan Gelati
Arisa è il volto della nuova cover digitale di Cosmopolitan.

Se potessi scrivere alla mamma di Andrea una lettera, cosa le diresti?

«Esattamente quello che ho scritto nella canzone. La mamma di Andrea ha avuto un matrimonio difficile, che è finito, poi si è ritrovata con questo bambino che aveva una grande voglia di vivere. Andrea mi è stato raccontato come un bambino altruista, che a un certo punto si è scontrato con una realtà molto crudele. L'epilogo è quello che conosciamo tutti. "Canta ancora" significa proprio "non ti arrendere". Io penso che le direi questo e lo direi a tutte le donne sinceramente di non fermarsi di fronte agli ostacoli perché abbiamo un potenziale immenso»

Sei mai stata vittima di bullismo?

«Sì, io sono stata bullizzata per tanti motivi che in me, però, non hanno mai attecchito. A scuola, in paese, mi prendevano in giro per il fatto che abitassi in campagna, che i miei genitori fossero magari meno canonici degli altri, persone molto semplici ma molto intelligenti. Non dimenticherò mai la cura con cui seguiva gli animali, pascolava le sue pecore con una dignità unica e senso di accudimento e dolcezza. Poi sono stata presa di mira per il mio modo semplice di vestirmi. Stavo molto male quando i colleghi di mio padre lo prendevano in giro perché eravamo una famiglia umile. La gente non si rende conto di quanto male può fare un commento sbagliato».

Come è cambiata Rosalba in questi anni?

«Prima mi sentivo invincibile, invece ho capito con l'età che i limiti ci sono e che è anche bello che ci siano. In amore hanno provato ad abbattere le mie insicurezze e farmi sentire davvero piccola. Invece adesso credo di non essere sempre io il problema. Mi metto in discussione. E quando ho compiuto più o meno 40 anni, quindi due anni fa, ho capito di voler con me le persone che sono state importanti per la costruzione dei miei rapporti. Credo che questa sia una cosa che più o meno dopo i 40 anni diventa più forte come sentimento».

Che rapporto hai con il corpo, che sui social mostri senza alcuna paura?

«È un rapporto di grande gratitudine perché è il mezzo che mi permette di fare tutto quello che faccio. Mi ha permesso di essere quello che sono attraverso la mia voce, il mio cervello mi permette di essere, la mia sensibilità mi permette di essere creativa, il mio corpo mi permette di fare l'amore. Io posso dire che ho davvero un rapporto di cura e di gratitudine nei confronti del mio corpo».

E in questo l'amore che ruolo ha nella presa di cura di sé? Rispetto a prima anche il tuo rapporto con l'amore è cambiato?

«L'amore mi dà quello che non trovo altrove. È tutto ciò che non condivido con altre persone. L'amore è la persona con cui dormo, la persona di cui sento l'odore volentieri, cioè proprio la mia persona. L'amore non viene prima di me, però viene con me. Cioè io faccio qualcosa per me, la faccio anche per quella persona che amo, compro una cosa per me, la compro anche per lei. Oggi non mi distrugge più e non mi condizionarmi più di tanto».

Hai avuto amori tossici in passato?

«Diciamo che non mi sono mai messa al primo posto. Oggi non lo faccio con prepotenza, ma con un senso di salvaguardia. Nelle relazioni precedenti ho sempre pensato che dovessi seguire sempre quello che mi diceva il mio fidanzato, la sua parola era quella più importante. Io dovevo seguire pedissequamente quello che mi diceva. Ho capito che il mio sentire deve venire prima, perché l'amore non è una storia sola ma sono due storie che devono viaggiare quando si può in parallelo e vedere dove si arriva. Ma in parallelo, non intersecati. Io sono io e tu sei tu, sempre».

Oggi Arisa che persona è come ti descriveresti?

«Ho sempre avuto l'ansia di essere, invece adesso mi sento che come tutti ho il mio valore e quindi non si tratta di promuoversi ma di non autosabotarsi, che è diverso. Voglio solo essere tranquilla».

Ti sembra di aver trovato la quadra con le persone di cui hai bisogno?

«Secondo me sì, ho riaperto i cassetti e ho fatto una sorta di analisi delle persone che sono state veramente fondamentali per me nel mio percorso e che mi hanno dato tanto. Sicuramente ci sono stati dei percorsi danneggianti, ma credo che niente venga per caso perché quello che all'epoca mi era sembrato non adatta a me, poi col tempo ho capito che è stato necessario. Lady Gaga dice "se avrai coraggio di non abbatterti per i no che ricevi e vai sempre avanti, quello che desideri arriverà". Secondo me è una grandissima verità, altrimenti non avremmo 100 anni di vita, ma un giorno solo come le formiche».

Nell'aprire i cassetti hai dovuto chiedere scusa a qualcuno?

«No perché non c'è stato del male, le strade si sono semplicemente divise. Le persone con cui ho davvero litigato, quelle no, non le voglio sentire, mi han fatto davvero male e non penso ci farò mai pace».