Se avete ascoltato le note energiche di "La boss" per radio o se vi siete imbattuti nella performance su sfondo blu di "crash test" al Colors Studio, allora avete fatto conoscenza con Marguerite. In Italia è una nuova scommessa, ma in Francia è già una delle voci più promettenti di una nuova generazione di cantautrici pop. Il suo ultimo anno è stato segnato dall’EP di debutto Grandir (2025) e il successo del singolo "Les filles, les meufs", con oltre 40 milioni di stream. Le sue canzoni nascono dalle pagine del diario e parlano da vicino, come in una conversazione tra amiche, a chi si sente come lei. In "Les filles, les meufs", ad esempio, Marguerite parla apertamente dell'amare una ragazza, con l'obiettivo di poter essere una cassa di risonanza per chi la ascolta.
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I suoi brani cominciano sempre dalla scrittura, questo perché raccontare storie è la sua primaria ambizione. Prima di cantare, Marguerite ha iniziato il suo percorso come assistente al casting, vanta un'apparizione da attrice di cinema in Le Mélange des genres (2025) una commedia drammatica diretta da Michel Leclerc e, successivamente, si è fatta conoscere al grande pubblico grazie al talent francofono Star Academy. Tutto succede in fretta, tanto in fretta che mentre la intervisto, Marguerite sfreccia in autostrada, nel sedile del passeggero, con mollette nei capelli, in direzione del prossimo concerto.
Oggi, Marguerite continua il suo percorso live con un tour in tutta la Francia, tra festival e date che si estendono fino al 2027, includendo il Belgio. In madrepatria, i tour hanno incluso tappe simboliche come La Cigale e due date all’Olympia, entrambe sold out. E chissà se un giorno la vedremo anche sui palchi italiani. Per ora, ci dovremo accontentare delle radio.
Come ti sei avvicinata alla musica?
«La musica ha sempre avuto un posto speciale nella mia famiglia perché mio padre è un vero appassionato di musica, è un collezionista di vinili. Risuonavano in tutta la casa di domenica e proprio grazie a mio padre ho imparato ad apprezzare la buona musica, ad ascoltare gli album nell'ordine giusto e tutto il resto. Quando ero piccola ero molto timida, così dai 7 anni in poi ho frequentato un corso di teatro e questo mi ha portato a iniziare a cantare, perché il mio insegnante spesso inseriva delle parti musicali. Mi sono semplicemente resa conto che mi piaceva. Successivamente, mia madre ha comprato un pianoforte, così ho iniziato a imparare da sola e ad apprezzare il canto per me stessa, godendomi davvero anche la parte compositiva. Questo mi ha portato a partecipare a un programma televisivo in Francia e poi... sono semplicemente diventata una cantante.»
Per te un brano nasce prima dalla musica o dalla scrittura?
«Io scrivo sempre il testo per primo e tutte le mie canzoni nascono, direi, da un tema che scelgo, qualcosa che mi affascina o che mi emoziona. Lo vedo come un filo e che io debba semplicemente tirare per sbrogliare la matassa e scrivere. Spesso prendo appunti sul mio telefono, tipo pensieri che mi vengono durante la giornata e cose del genere. E questo mi permette di raccogliere un sacco di materiale che posso trasformare in canzoni. Il più delle volte quello che faccio in studio è esplorare la scrittura con qualcuno che mi aiuta a occuparmi della parte musicale, per illustrare e contestualizzare il messaggio che voglio trasmettere con la canzone, far sì che trasmetta un'atmosfera che arriva dritta al cuore.»
Grandir è il tuo primo Ep, cosa racconta?
«Grandir significa crescere ed è nato dal mettere ordine tra i miei diari, i miei quaderni di quando ero adolescente. Ho semplicemente preso alcuni concetti e certe frasi sono state trascritte tali e quali. Ho estratto i passaggi che per me avevano senso e che potevano diventare una canzone. È un omaggio alla me adolescente, ai miei pensieri di quando ero più piccola o più giovane, alle persone che hanno attraversato o stanno passando le stesse cose.»
"La boss" è il brano con cui ti presenti all’Italia, me lo racconti?
«Credo che questa canzone sia davvero speciale per me perché è l'unica che, al contrario di quanto ho detto prima, è nata prima dalla musica. Per me è stato davvero interessante perché è il primo tassello di un progetto più ampio che ho iniziato a presentare al mio pubblico in Francia. E volevo semplicemente fare una canzone su come ci si può riappropriare delle proprie scelte, del proprio corpo, del proprio modo di voler vivere la vita. Penso che questo sia qualcosa che possa risuonare in molte persone, specialmente nelle donne, e soprattutto in alcuni ambiti, come, ad esempio, nell’industria musicale, dove, quando sei una donna, non è sempre facile far sì che le tue scelte contino davvero, che tu venga ascoltata e che i tuoi bisogni e desideri vengano presi in considerazione. Volevo assicurarmi che chiunque ascolti questa musica possa davvero sentire questo senso di empowerment, il desiderio di trovare la propria libertà nel lavoro e nella vita.»
In che modo pensi possa parlare a un pubblico italiano?
«Penso che l'atmosfera del brano sia anche il motivo principale per cui, ad esempio, in Italia questa canzone riesca davvero a toccare le corde del pubblico, perché è quel tipo di musica che ti trasporta, ti fa venire voglia di cantare a squarciagola in macchina e lasciarti andare.»
Com’è stata l’esperienza del Colors Show, dove hai cantato “crash test”?
«È stato pazzesco per me perché esibirmi al Colors Show era un sogno: sono una grande fan del format e credo di aver visto praticamente ogni performance. D'altro canto, questo significa che per me è stata una grande fonte di stress, anche perché "crash test" è una canzone intima, con un testo crudo in cui parlo delle relazioni difficili che ho vissuto. Entrare in quello studio, fare l'esibizione... È stato un momento quasi sacro, molto potente. Come se grazie al fatto di essere riuscita ad affrontare periodi difficili e metterli in musica, alla fine fossi riuscita a realizzare uno dei miei sogni.»
Hai lavorato anche come attrice: vedi un futuro in cui porti avanti entrambe le tue passioni, cinema e musica?
«Prima di partecipare a Star Academy lavoravo come assistente al casting director. Sul set del film Le Mélange des genres, io e il regista ci siamo trovati in grande sintonia così, alla fine delle selezioni, mi ha chiesto "Vuoi recitare nel film?" e io ho accettato perché pensavo che sarebbe stato molto divertente. E così è andata. Per me la recitazione, come la musica, sono modi di raccontare storie e trasmettere messaggi importanti, quindi mi piacerebbe portare avanti entrambe le strade. È importante per me aiutare le persone a sentirsi meglio, a dare voce a una società più equa e credo che l'arte, in molte delle sue forme, sia un ottimo modo per farlo.»
Per il futuro: pensi di passare in tour anche dall’Italia?
«Mi piacerebbe tantissimo venire in Italia a suonare! Sarebbe un'esperienza fantastica per me, anche perché adoro la musica italiana, soprattutto quella disco, che ascolto spesso. Al momento sto lavorando a un album, quindi spero che, in futuro, possa offrirmi l'opportunità di esplorare altri Paesi e condividere la mia musica con persone diverse. Quando ti esibisci con persone che non parlano la tua lingua lasci più spazio alla musica ed è molto interessante scoprire che tipo di emozione riesci a trasmettere solo con essa.»














