Credo che ci sia qualcosa di particolarmente simbolico nell'incontrare Riccardo De Rinaldis Santorelli durante una settimana di luna piena in Sagittario. Non tanto per una questione astrologica, quanto perché il segno del viaggiatore, della ricerca e delle domande sembra raccontare perfettamente il momento che sta vivendo. Ventisette anni, pavese di origine ma romano d’adozione. Io da Milano, lui dalla sua casa in affitto a Roma - un dettaglio non trascurabile - alle 11 precise del mattino ci incontriamo in videochiamata.

Mi colpiscono subito il sorriso, l’eleganza, la sincerità e il desiderio di condivisione. «La giornata è iniziata presto», mi dice. «Palestra e meditazione. Ora sono pronto per la nostra chiacchiera». Racconta di un periodo di movimenti, di energie, di cambiamenti. E poi di parole che si muovono, si alternano e si trasformano: dal “lasciare andare” alla “compressione”. Perché a vent’anni l’equilibrio si ricerca, si abbraccia a fisarmonica, si snoda nelle membra. Uno stato personale che Riccardo De Rinaldis racconta aver toccato, sebbene in continuo movimento. Come il suo personaggio in Frammenti, nelle sale dall’11 giugno, Romeo. Diretto da Bianca Marcelli e Giorgio Magarò, Riccardo interpreta un giovane ballerino cheinsegue il sogno della danza e si ritrova costretto a fare i conti con se stesso e con un segreto capace di ribaltare ogni certezza. Frammenti, di vita e di corpo, che si spezzano e si ricompongono. Dentro ci sono i sogni e i desideri, c’è la paura, e la ricerca di libertà. Così attraverso la danza, Romeo racconta quel tentativo di comprendere chi è davvero nell’involucro dei suoi vent’anni. Una ricerca continua che Riccardo vive, sì, in modo diverso. Da una parte la rabbia di Romeo, dall’altra la risolutezza di Riccardo che ci racconta chi è, chi è stato e chi sogna di diventare.

In Frammenti è molto importante il passato di Romeo, così come il suo futuro. Il tuo personaggio è alla ricerca della sua strada e comprende l’importanza del presente solo alla fine. Tu come vivi queste fasi della linea del tempo?

«Mi sono sempre concentrato su passato e futuro, tendo a vivere in queste due fasi invece che godermi a pieno il presente. Ma la meditazione mi ha aiutato a comprendere che devo lasciare il passato nel passato. La spiritualità mi piace proprio perché aiuta a comprendere che l’unico momento che esiste è l’adesso».

Parliamo di questo tuo risveglio spirituale: c’è stato un momento importante della tua vita che ti ha avvicinato a questo percorso più intimo?

«Cinque anni fa mi sono trasferito a Roma, è stato un cambiamento enorme: lasciare casa, iniziare a lavorare seriamente, affrontare gli alti e bassi, diventare grande. Sono sempre stato attratto dall'esoterismo e da questi temi, fin da bambino. Prima la stregoneria, la magia. Poi più avanti, visto il mio interesse, ho letto Molte vite, molti maestri di Brian Weiss, un libro che mi aveva regalato la mamma di Jenny De Nucci. Da lì ho scoperto il tema delle vite passate, della regressione, della meditazione. Mi ha aiutato tantissimo. Sono una persona molto emotiva, sento molto anche quello che provano gli altri e imparare a proteggere la mia energia è stato fondamentale».

Frammenti quindi non solo è il titolo del film con cui ti troveremo al cinema dall’11 giugno, sembra anche una parola importante nella tua vita.

«Assolutamente. Credo che il film inviti a guardarsi dentro e a chiedersi: "Tu cosa vuoi davvero?". La nostra generazione si sta risvegliando. Per anni siamo stati indirizzati su percorsi già scritti: studio, lavoro, aspettative. Io sono stato fortunato perché i miei genitori mi hanno sempre lasciato la libertà di scegliere. Mi hanno accompagnato nello sport, nel nuoto, nel karate, poi ho scoperto gli sport di squadra e lì si è aperto qualcosa di nuovo. E quando è arrivata la fine del liceo è tornata la domanda: "Cosa vuoi fare davvero?”. Ho iniziato l'università, ma non l'ho mai finita perché ero già innamorato del mio lavoro. Mi dicevo: perché non continuare su questa strada? Non ho mai studiato recitazione in modo tradizionale. Il set è stata la mia scuola. I miei genitori vedevano che questa cosa mi rendeva vivo».

Questo modo di accompagnarti con libertà verso il futuro è molto simile a quello che ti dice Ele in Frammenti, interpretata da Valentina Romano. Il suo è un personaggio quasi surrealista: non si capisce mai come arrivi a Romeo, indossa abiti eccentrici, e sembra essere tra uno spirito guida e una musa.

«Lasciamo all’interpretazione di ciascuno se sia reale o frutto dell’immaginazione di Romeo. Ele rappresenta quella persona che ti risveglia, che ti chiede cosa ti faccia sentire libero. La libertà è una delle emozioni più pure insieme all’amore. Vanno di pari passo».

Tornando al tuo personaggio, Romeo è pieno di rabbia. È stato liberatorio dare voce a questa emozione?

«Molto. Arrivavo da un periodo sereno e mi sono divertito a esplorare qualcosa che non mi appartiene. Io non sono una persona particolarmente rabbiosa. Però interpretare quella compressione emotiva, quel senso di essere trattenuto, è stato interessante. E in qualche modo ti svuota anche».

In Frammenti esce anche il tema della competizione. Tu come lo vivi nel tuo lavoro?

«Non fa parte della mia natura essere competitivo, ma esiste. Sarebbe ingenuo dire il contrario. Però tra noi coetanei vedo anche tanta condivisione. Mi piace aiutare gli amici con i provini, osservare il loro lavoro, imparare. Mi piace persino dirigerli. Chissà, magari un giorno farò anche il regista. Credo molto nel gioco di squadra. Quando arrivi in finale per un ruolo e non vieni scelto, non significa che sei sbagliato. Significa semplicemente che in quel momento era più giusta un'altra persona».

Parlando di frammenti, nel film ci sono tanti pezzi sparsi: il corpo, i ricordi, il passato, la ricerca del sé. Tutto passa da una scomposizione, eppure poi tutto si ricompone attraverso anche un montaggio interessante. C’è un frammento del tuo passato che oggi guardi con occhi diversi, ma sai che è stato indispensabile per costruire il tuo presente?

«Ormai credo che tutto succeda per una ragione. Anche le scelte che all'epoca non capivo. Ci sono stati tanti momenti in cui mi sono chiesto "perché?". Oggi penso che il nostro compito sia andare incontro alla paura. Tutto quello che ho vissuto mi ha portato qui. E mi piace la persona che sono diventato. Amarsi è una delle cose più importanti che possiamo imparare».

Amarsi a vent’anni non è per niente semplice…

«No, per niente. Ed è un percorso che non finisce mai. Sono molto perfezionista. Ho avuto problemi alimentari quando cercavo di entrare nel mondo della moda. Mi ero lasciato trascinare da regole, misure, aspettative. Non mi sentivo mai abbastanza. Poi è arrivato il lavoro dell'attore, che è un mondo pieno di "no". Se non hai equilibrio rischi di convincerti di essere sbagliato. Invece ho capito che la nostra unicità è proprio ciò che ci rende speciali».

Questo equilibrio come è arrivato?

«Lo interpreto come un’onda. Ci sono momenti sì e no. Quando ci sono i sì, bisogna vivere il presente, bisogna circondarsi da persone belle».

Prima hai parlato di paura. Qual è l’ultima volta che gli sei andato incontro?

«Decidendo di crescere, scegliendo ora di comparare casa».

Raccontami di più...

«Entro ad agosto, ma è stata una scelta emotivamente complessa. Avevo trovato il mio equilibrio, in questa casa a Roma con la mia coinquilina. Comprare casa significa ripartire, mettermi in gioco da solo. C’è la paura di non farcela. Mi sono sentito perso in questi mesi di decisione perché mi sono allontanato dalla mia zona di comfort».

Come immagini questa casa nuova?

«La stanza in cui vivo ora è completamente vuota, non ho mai appeso nulla. Ho libri, fiori, ma è uno spazio bianco su cui non ho mai voluto investire. Per me era un passaggio. Con questa casa sarà tutto diverso, la realizzerò secondo il mio gusto. La immagino viva perché ha una veranda e vorrei aggiungere diverse piante, poi vorrei una parte più cozy perché voglio che i miei amici vengano da me con libertà e si sentano a casa. Voglio che sia un ritrovo anche per le mie persone. E poi la immagino calorosa e pulita».

Del tuo futuro lavorativo invece cosa si può raccontare?

«Ci sono due film che devono uscire: una commedia americana, dove canto anche. Poco fa abbiamo presentato un'interpretazione di Romeo e Giulietta, anche qui sarò Romeo e poi con l’anno prossimo arriverò con una serie insieme a Raoul Bova su Rai 1»

E i sogni invece che cosa contengono?

«Come ha detto Alexa Demie all’Hollywood Reporter: non pianifico nulla. Lei è un’attrice che mi piace molto a livello energetico. Si vede che la sua aura è equilibrata, vive uno stato che vorrei percepire anche io. Tornando ai sogni, ne ho tanti: vorrei fare dei lavori internazionali e poi ovviamente l’Oscar. Credo che sia importante non limitarci nei sogni, ma averne di grandi».