La fine del percorso nella scuola di Amici, classe 2025-2026, è ancora fresca e lo sguardo con cui Elena D’Elia si guarda attorno è un misto di stupore, gratitudine ed entusiasmo. Ma ciò che colpisce di più sono le idee chiarissime: al centro la musica e la voglia di compiere un passo alla volta per gustarsi ogni momento.
C’è, infatti, una grande maturità nell’approccio che la giovane artista – seconda classificata nella categoria canto dopo Lorenzo Salvetti – mostra in questo frangente che per molti freschi ex allievi di un talent è quello dei grandi sogni (e, tante volte purtroppo, delle illusioni che si infrangono contro le rocce della realtà).
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Le ambizioni, ovviamente, ci sono ed Elena non se li è mai negate, coltivandole però con la lucidità di chi non cerca un risultato immediato ma desidera costruire un percorso capace di rimanere nel tempo. Da questo punto di vista, dunque, la cantautrice ventenne ha la giusta dose di freschezza, talento e voglia di impegnarsi esattamente come quando, ancora bambina, prese in mano la sua prima chitarra.
Ed è proprio quella bimba che Elena D’Elia ha scelto di mettere sulla copertina dell’EP Non è mica fantasia (Oya/Warner Records), già disponibile in digitale e in formato fisico dal 12 giugno, giorno in cui arriva in radio anche l’omonimo brano. La tracklist è una carta d’identità artistica in sette tracce, che sono frutto del percorso dentro e fuori Amici. Ne parliamo proprio con l’artista.
La prima domanda non può che essere come stai e che momento stai vivendo?
«Sono entusiasta di tutto! Di tutto quello che è stato, di tutto quello che potrà avvenire e di tutto quello che sto vivendo…. E sono grata, quindi sto bene, sono felice. Veramente. Ho rivisto la mia famiglia, i miei amici e le persone che mi fanno tanto bene al cuore quindi sono rientrata anche un po’ nella mia vita di prima dopo aver conosciuto tante altre persone altrettanto dolci che mi hanno accompagnata in un cammino fantastico».
Mi piace la parola grata. Se dovessi scattare una fotografia che riassuma anche questo stato d’animo oggi, quale sarebbe?
«In verità inizierei da lontano perché il mio percorso parte da molto prima: con una bambina che prende la chitarra all’età di cinque anni e con i genitori che le dicono: “Vuoi fare musica? Se ti piace, falla”. Quindi, in primis, la mia famiglia, che non mi ha mai detto di non sognare, anzi mi ha detto di inseguire la felicità e di sognare in grande, di non fermarmi mai. Il primo grazie lo devo assolutamente a loro.
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Poi, c’è la gratitudine per essere stata accompagnata, in questo percorso recente, in una maniera speciale da tutte le persone che ci gestivano ad Amici per farci crescere. Quindi i vocal coach, chi ha collaborato con me per concretizzare questo mio sogno e Maria De Filippi, che è stata una spalla in qualsiasi momento, sempre presente per tutti. Poi ci sono stati i compagni… la mia gratitudine va anche al contesto che sto vivendo ora e a chi mi sta seguendo. Voi che siete qua a intervistarmi: se fosse stato otto mesi fa avrei detto “Ma in che senso?”. E invece siamo qua. Quindi è una gratitudine giornaliera».
Grazie ad Amici hai scoperto qualcosa di te, a livello artistico o personale, che ti ha sorpreso?
«A livello personale, la libertà che ho avuto nell’esternare le mie emozioni. Ho sempre avuto quasi uno scudo, come per volermi sentire forte, orgogliosa, sempre a testa alta... ma tante volte non siamo così, ed è giusto, perché i momenti di debolezza sono momenti di crescita. Quindi sicuramente l’essermi aperta da quel punto di vista… e non solo con gli altri, in primis con me stessa. Pensavo di essere forte e di non farmi sconfiggere da niente, ma era solo un modo per aggirare le cose e non lo sapevo.
Ho imparato ad andare dritta nelle emozioni, ad attraversarle, belle o brutte che siano, per vivermele sulla pelle. Dal punto di vista musicale, poi, ho conosciuto un sacco di musica nuova, sicuramente. Più ascolti musica, più stai in un ambiente del genere, che è estremamente stimolante, più hai voglia di crearne. Almeno per me è stato così. C’è stata una volta in cui avrò scritto tipo tre canzoni in una notte».
Per una generazione come la tua, abituata per la maggior parte a scoprire nuova musica in base ai suggerimenti di un algoritmo, quanto il confronto diretto è stato importante?
«Tantissimo perché più assorbi e più cresci, secondo me. E poi hai tanti punti di vista diversi con cui costruire il tuo, ti puoi creare te stesso. Penso che sia un percorso che arriverà fino alla fine della vita, perché è quella la vita in sé: crescere, continuare a fare esperienze e crescere con esse. Sicuramente è stimolante avere diversi input e io non mi fermo mai davanti a niente tanto che… non saprei dirvi quali sono i miei artisti preferiti, perché ne ho così tanti!».
L’ultimo ascolto che ti ha colpito davvero?
«Vediamo… L’ultimo album che ho ascoltato e da cui sono rimasta affascinata è Disincanto di Madame. Me lo sono ascoltato appena sono uscita da Amici e devo dire che c’è tanta verità dentro, credo. Comunque tanta realtà sua, tanta vita vissuta».
A proposito di album: com’è avere tra le mani il tuo EP?
«Eh (sorride, ndr), il 12 giugno Non è mica fantasia esce anche in formato fisico. Credo che lo guarderò e dirò proprio “No, vabbè, forse non è fantasia, forse è successo davvero”. Lì sarà concreto, sarà tutto vero. Dietro c’è stato tanto, tanto duro lavoro perché questo EP è il percorso della mia vita, dentro ci sono tanti momenti salienti.
Ad esempio, il brano “Ossigeno” racconta di quando ho lasciato casa per andare a Londra e avevo addosso una grande solitudine perché mi mancava la mia famiglia. Avevo 17 anni ed ero alle prime armi con l’indipendenza. In “A parte me” – scritto da Amara, prodotto da Tony Canto e SCIABBA; ndr – è, invece, la descrizione perfetta di tutto quello che stavo attraversando e me la sono sentita addosso immediatamente come un vestito che mi calzava a pennello. Nemmeno io ero mai riuscita a dirmi tutte quelle cose e a descriverle in quella maniera.
“Wanda” racconta di quando ho ricominciato a vivere ed è proprio un inno alla vita, un grido spassionato: “Sono qua, prendimi, voglio vivere”. Insomma, potrei andare avanti con tutti i pezzi! Voglio dire che ciascuno di questi brani segna un momento della mia vita. Un momento dove c’è stata una svolta, momenti di curiosità, momenti di tristezza, momenti di gioia».
Che ricordo hai, invece, del tuo primo serale?
«Ricordo che sono tornata a casa e ho detto: “Non è vero che l’ho fatta!”. Nel senso che mi è passata troppo veloce, come un fulmine, ed ero quasi un po’ triste, devo dire la verità, proprio per questa ragione. Solitamente sono una che si gode ogni attimo, sta lì e veramente ad assorbirsi tutto. Ma in quel momento non ci stavo ancora credendo eppure ero lì!
Sarebbe stato meglio vivermi il momento piuttosto che stare sulla sedia a dire: “Non è vero, non è vero, non è vero”. Del resto era un ambiente nuovo per me anche perché eravamo abituati a cantare in un altro studio, con delle dinamiche diverse, quindi avevo un po’ il bisogno di adattarmi… ma, da lì in poi, mi sono goduta ogni attimo e ogni istante, ogni mia performance. Ci sono state quelle che mi sono piaciute di più e quelle che mi sono piaciute di meno, però me le sono vissute tutte dalla prima all’ultima. Me lo ero ripromessa per non avere nemmeno un rimpianto: volevo vivermi tutto al cento per cento. E così è stato».
E se dovessi mettere in una sorta di capsula del tempo un momento di questi mesi da riscoprire fra dieci, quale sarebbe?
«Ti svelo una cosa: non ho rivisto niente del programma, perché voglio tenermi le sensazioni che ho avuto io in prima persona. Anzi, ho paura di riguardare le puntate su uno schermo e di vivermele quasi in terza persona, sarebbe per me una sensazione strana. C’è però un video che ho visto tanto ed è il momento in cui ho preso la maglia della finale. L’ho rivisto così tante volte che adesso, se lo vedo sui social, chiudo gli occhi e me lo rivivo ascoltando solamente l’audio.
Quindi, per risponderti, vorrei aver incapsulato tutte quelle sensazioni, essermene messa da parte ancora di più. Mi ricordo proprio che mi tremavano le gambe, avevo i brividi su tutto il corpo e non ci credevo. Lì mi dicevo: “Non è mica fantasia, non è mica fantasia”. Vorrei tornare proprio a quello studio che si incendia d’oro e che trema, e io che non riesco a contenere il pianto».
Come è andato il primo confronto con i fan e con la popolarità?
«A me fa tanto piacere, dico la verità, perché mi prendo il tempo di conoscere chi ho di fronte. Ho impresso nella memoria la prima volta in cui mi hanno chiesto una foto. Questo ragazzo, biondo con gli occhiali neri, si chiamava Cristian: me lo ricordo perfettamente perché anch’io emozionata. Mi ha detto: “Tu mi hai ispirato a essere ancora di più un cantautore”. Potrebbe essere un’altra immagine da inserire nella capsula! Ripeto, mi fa tanto piacere potermi raccontare con le persone e sentire le loro storie. È strano, ma molto piacevole».
E adesso, che estate ti aspetta?
«Spero un’estate fatta di tanta musica: nella scuola passavamo così tanto a cantare che oggi adesso mi manca un po’ quell’appuntamento su un palco così importante! Lo ammetto: ad Amicisiamo stati coccolati e viziati! Quindi, sicuramente continuerò a cantare, a scrivere tutto quello che vivo. Anzi, adesso voglio proprio prendermi un attimo per metabolizzare tutto veramente e provare a metterlo in musica, provare a raccontarlo anche a me stessa».
Elena D’Elia presenterà l’EP Non è mica fantasia in una serie di appuntamenti instore nei quali incontrerà i fan che la stanno sostenendo. Di seguito le date e i dettagli.
- 12 giugno – Latina, CC Latinafiori ore 18
- 15 giugno – Milano, Mondadori Bookstore Buenos Aires ore 17:30
- 16 giugno – Firenze, Feltrinelli Piazza della Repubblica ore 17:30
- 18 giugno – Roncadelle (BS), CC Elnos ore 18
- 20 giugno – Trentola Ducenta (NA), CC Jambo ore 18
- 21 giugno – Frosinone, CC Le sorgenti ore 18











