Classe 1998, un percorso che spazia dai palcoscenici dei teatri italiani fino alle produzioni internazionali, Nina Pons è uno dei volti più interessanti della nuova generazione di attori italiani. Dopo la formazione internazionale e il debutto in serie cult come Baby, la sua carriera è stata un'ascesa continua: dal cinema di Leonardo Pieraccioni e Pietro Castellitto fino al ruolo di protagonista nel film italo-inglese A Year in London. Senza dimenticare la recente apparizione su Rai 1 in Buonvino - Mistero a Villa Borghese, in cui interpreta la sorella del bambino scomparso.

Ma dietro i successi di una carriera che la vede dividersi tra diversi set cinematografici, Nina nasconde una grande profondità. Cresciuta all'interno della dinastia Fendi - una famiglia che ha fatto della creatività e dell'estetica una missione globale - l'attrice ha saputo trasformare quell'eredità culturale in un percorso artistico personalissimo e indipendente.

In questa intervista esclusiva per Cosmopolitan, l'attrice si spoglia dei panni dei suoi personaggi per raccontare la sua verità: la lotta contro una timidezza che svanisce solo davanti alla macchina da presa, il rapporto complesso con la propria immagine e la scelta radicale di proteggere il proprio nido privato dalle derive della società dei like.

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Foto: Martina Mariotti - Total look: Valentino - Styling: Other Agency - Hair stylist: Vicenzo Panico - Make up: Anastasia Scurti


Parliamo della tua recente apparizione in Buonvino - Mistero a Villa Borghese. Si tratta di un personaggio diverso da quelli che hai interpretato finora. È stato difficile a livello emotivo?

«Sì, è un personaggio differente. È stato molto impegnativo perché lei piange continuamente, tormentata da un senso di colpa che non le dà tregua. Nonostante ciò, riesce ad affidarsi agli altri perché nutre la fiducia e la speranza che, indagando, queste persone possano scoprire la verità, liberandola dal fardello e restituendole il sorriso, come poi accade nel finale. È una serie che parla certamente di errori, ma soprattutto della possibilità di ripararli e di avere una seconda occasione».

Qual è stato il tuo approccio a questo ruolo così particolare rispetto ai tuoi lavori passati?

«È un lavoro in cui devi evocare emozioni autentiche in modo sicuro. È fondamentale attingere alla propria memoria emotiva per rendere vero il dolore e le sensazioni profonde. Tuttavia, mi piace molto usare anche l'immaginazione per spingermi oltre l'esperienza puramente personale».

Hai lavorato di nuovo con Milena Cocozza alla regia. Com'è stato ritrovarla sul set dopo l'esperienza di Costas?

«Sì, con Milena Cocozza avevo già lavorato nella serie Costas. Una cosa importante da dire è che, quando interpreti un personaggio così difficile, la persona che ti dirige è fondamentale. Lavorare con una persona come Milena, che è estremamente rassicurante e stimolante, crea un clima di fiducia e di serenità in cui ci si sente davvero liberi di esprimersi al meglio. Lei sa guardare il tuo lavoro, ne riconosce il valore e sa gratificarti con sincerità; questo ti permette di dare il massimo, di sperimentare e di buttarti con maggiore sicurezza. Oltre ad essere una grande regista, per me Milena è diventata veramente tanto un'amica».

Che rapporto hai con la tua immagine? Cosa provi quando ti rivedi in tv o sul grande schermo?

«Sarò molto onesta: ho sempre molta difficoltà a rivedermi. Sono del segno della Bilancia, quindi puoi immaginare quanto io sia perfezionista. Sono pignola e molto critica verso me stessa, ma è un aspetto su cui sto lavorando perché bisogna imparare a vivere questa professione con più leggerezza. Non facciamo operazioni a cuore aperto, quindi è giusto guardarsi, darsi una pacca sulla spalla se si è stati bravi o impegnarsi a fare meglio la volta successiva. Non amo questo lato del mio carattere e voglio risolverlo. Poi, rivedere questo personaggio che tira fuori emozioni così forti, che poi diventano di dominio pubblico visto il successo della serie, mi crea un po' di imbarazzo. Sul set sono estremamente libera, mi butto nelle cose protetta dallo schermo del personaggio, ma quando poi il lavoro arriva a tutti... Aiuto! Però ci si lavora, fa parte del mestiere».

Come reagisci invece alle critiche sul tuo lavoro?

«In questo caso sono felice quando ricevo critiche costruttive. Se arrivano da professionisti, da attori che lavorano tanto, significa innanzitutto che hanno dedicato del tempo a guardare il mio lavoro, e questo è già moltissimo. Senza critiche non si cresce».

Ricordi la tua primissima volta su un set?

«Sì, avevo 18 anni ed ero sul set di Baby. Ero piccolissima, emozionata e non vedevo l’ora di iniziare. È stato un set divertentissimo, eravamo tutti giovani e sono nate belle amicizie. Un inizio splendido che ricordo con molto affetto».

Nipote di Anna Fendi, sei cresciuta in quella che hai definito una "famiglia libera". Com'è stata la tua infanzia?

«È stata estremamente creativa. La creatività in me si è poi incanalata in modo specifico, ma quell'ambiente ha forgiato il mio carattere. È stata un'infanzia libera, vissuta a contatto con la natura e con i miei cugini. Semplice, ma molto stimolante. È interessante notare che il lavoro dell'attore consiste proprio nel cercare di essere liberi all’interno di una struttura».

Quando hai deciso che il tuo futuro sarebbe stato la recitazione e come l'hai comunicato in famiglia?

«È successo tutto in modo naturale. Frequentavo una scuola inglese dove c'era una classe di teatro. Poi ho deciso di iscrivermi a un corso di recitazione cinematografica nel pomeriggio. All'inizio pensavo di non essere all'altezza perché ero, e sono tuttora, molto timida. Però mi incuriosiva il fatto che, davanti alla macchina da presa, quella timidezza svanisse. Mi divertivo tantissimo. È nata come un gioco a 16 anni, poi sono entrata in un'agenzia, ho iniziato i provini e i primi lavori. Finché ho capito che volevo farlo diventare il mio mestiere perché mi faceva stare bene».

La recitazione è stata quindi una sorta di "terapia d'urto" per superare la timidezza?

«In realtà non la definirei terapia. La vivo come la fortuna di avere una passione e ogni mattina mi sveglio felice per questo. Oggi siamo costantemente distratti e ascoltare la propria voce interiore per capire la propria inclinazione è difficile. Io lo vivo come un lavoro a cui sono devota: amo studiare i personaggi, vado ancora a lezione perché mi diverte. Il giudizio passa quando subentra la conoscenza».

Ci sono attrici che ti hanno ispirata o a cui ti ispiri ancora oggi?

«Lo dico sempre: un'attrice meravigliosa che amo, perché mi fa ridere e piangere allo stesso tempo, è Monica Vitti. Amo Dramma della gelosia. Per me è stata la più grande, la mia preferita».

C'è un film del passato in cui avresti voluto recitare, potendo viaggiare nel tempo?

«Sicuramente Io la conoscevo bene di Pietrangeli. È un film drammatico ma meraviglioso, davvero toccante. E se proprio devo continuare a sognare, direi anche A piedi nudi nel parco».

Sui social mostri poco della vita privata. È per timidezza o per scelta?

«Entrambe le cose. Sono quasi gelosa del mio privato. Credo sia fondamentale custodire il proprio nido in un mondo dove tutto è alla portata di tutti. Lì mi sento protetta. Poi, sinceramente, il telefono mi ha stufata. Ho bisogno di fare momenti di detox dai social e li faccio regolarmente».

Quindi li usi quasi esclusivamente per lavoro?

«Sì, per il resto mi sembra che non viviamo più nella realtà. I social ci sviano, ci portano a un confronto continuo con gli altri, mostriamo solo il bello perché siamo la società del "like", ma gli spigoli non si vedono mai. Questo crea problemi a tutti. Non siamo più in contatto reale con le persone. È un contatto superficiale che non è un rapporto umano. Io non dormo con il telefono in camera, sto molto attenta. Se inizio la giornata scrollando, la mia creatività ne risente, divento apatica. Per questo preferisco vivermi le cose realmente senza doverle mostrare».

Sei cresciuta in una famiglia numerosa. Ti vedi mamma in futuro e che tipo di madre vorresti essere?

«Assolutamente sì, mi vedo mamma. Vorrei essere comprensiva, saper ascoltare, essere davvero presente. E poi buffa, simpatica: vorrei far ridere i miei figli. Al momento sono single e per la maternità c'è tempo, sono ancora giovane».

Quali sono i tuoi progetti imminenti? So che sono in uscita diverse cose.

«Sì, c'è l'uscita inglese di A Year in London. Abbiamo fatto una promozione bellissima a Roma lo scorso mese e dal 26 giugno uscirà in Inghilterra. È un film in cui recito in inglese, sono protagonista insieme a Melanie Liburd, per la regia di Flaminia Graziadei. Interpreto Olivia, una ragazza che dal sud va a Londra per studiare moda. È una storia d’amore tra due donne che affrontano ostacoli quotidiani. È un film ottimista che racconta la ricerca di armonia e serenità. Oltre a questo, c'è lo spettacolo Metamorfosi con la regia di Andrea Baracco e l'uscita del film Before anything else con un cast molto giovane. Lì interpreto un personaggio divertente, una ragazza un po' scapestrata che però sa riconoscere il bene e il male quando entrano in gioco gli affetti. Sono molto emozionata per tutte queste uscite».

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