«Solito Cinema racchiude lo stupore di tutto quello che mi è successo negli ultimi anni ed è la frase che ripetiamo spesso tra noi amici, perché dà il senso di quanto è incredibile la vita che stiamo vivendo» con queste parole Juli presenta il suo primo producer album, in uscita il 24 aprile. Solito Cinema è composto da 12 tracce con 12 artisti: Fabio Concato, Tommaso Paradiso, Fulminacci, Bresh, Franco 126, Biagio Antonacci, Coez, Emma, Elisa, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro e, ovviamente, Olly. Lo incontriamo nel suo studio nel cuore di Milano, quello che da 5 anni a questa parte è la sua casa e dove: «È cominciato tutto».
Per chi non lo conoscesse, Juli, pseudonimo di Julien Boverod, è un producer, autore e musicista classe ’98 originario di Aosta, ma cresciuto artisticamente a Torino. Dal 2018 comincia la sua attività artistica, collaborando con vari artisti tra cui Shade, Alfa, Dargen D'Amico e Baby K. Dal 2020 collabora in modo fisso con Olly: i due condividono la vittoria di Sanremo 2025 con "Balorda nostalgia".
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In Solito Cinema, spiega Juli, c'è tutta la sua esperienza degli ultimi anni: il brano soft, così come quello in cui succede il putiferio «come può essere "Cantilene" con Olly, che sembra un po' una festa nazionale». Il suo progetto d'esordio è fatto di momenti vissuti, condivisi con gli artisti dentro e fuori lo studio, come quei giri in macchina fatti con Coez e altri amici dopo aver chiuso il brano "Quelli come me"; come il supporto costante e fraterno di Olly, anzi Federico, per tutta la realizzazione del disco.
Solito Cinema è soprattutto una lettera d'amore al cantautorato italiano, in cui trovare molte delle sue sfumature: dalla generazione di Concato e Antonacci, alle grandi artiste Emma e Elisa, fino alla vena hip hop di Franco 126 e Tredici Pietro. La visione della canzone italiana moderna di Juli è racchiusa in queste 12 tracce.
C’è stata una differenza nell’approccio rispetto a quando produci musica per altri dato che, questa volta, era musica per te?
«Il disco è nato in maniera piuttosto spontanea, nel senso che non ho mai pensato di realizzarlo, ma a un certo punto mi sono ritrovato con 5-6 canzoni che, sentite una dopo l'altra, mi hanno fatto accendere quella lampadina. Allora ho detto: 'Ok, mi sa che è il momento di mettermici e di farlo'. Solito Cinema è il frutto del lavoro di questi anni, perciò non c'è stato un approccio diverso: è già da un po' di tempo che sto facendo solo le cose che mi piacciono e, di conseguenza, quando fai qualcosa che ti piace lo fai sempre al meglio delle tue possibilità. Anche quando produco per gli altri ci metto tanto di mio.»
Come hai combinato il tuo suono con quello dell'artista con cui hai collaborato di volta in volta?
«Ho messo le mie influenze: il cantautorato italiano, che ascolto tantissimo, così come alcune band estere, come i Bleachers [il gruppo fondato da Jack Antonoff, ndr]. Diciamo però che, avendo collaborato con così tanti artisti, c'è stato soprattutto uno scambio. Loro mi hanno dato tanto e io spero di aver lasciato qualcosa a loro. È stato prezioso confrontare punti di vista diversi, generazioni diverse... Ho avuto la fortuna di scrivere tutti i brani, tranne quello di Fabio Concato e di Biagio Antonacci, insieme agli artisti quindi è venuto naturale, secondo me, trovarci a metà strada.»
Hai voluto unire diverse generazioni del cantautorato italiano, com’è stato cimentarti con Fabio Concato e Biagio Antonacci?
«Il brano di Concato nasce da un'ispirazione che ho trovato nella sua discografia. Sono sempre stato un suo grande ascoltatore e, tra i tanti brani incredibili che ha fatto, gli ho chiesto di poter rimettere le mani su "Voilà" e per me è stata una grandissima soddisfazione. Per questo ho scelto di aprire il disco con questa traccia, perché è il benvenuto migliore per il mondo che Solito Cinema vuole omaggiare. Con Biagio Antonacci è stata un'altra emozione particolare, perché era un suo pezzo piano e voce che ha voluto farmi arrivare tramite suo figlio, Paolo Antonacci, che conosco bene e insieme a cui ho scritto tante canzoni, tra cui "Brutta Storia". Insomma, Paolo ha consigliato a Biagio di scrivermi per farsi produrre il brano e così... Ho un bel ricordo perché ero in vacanza in Sardegna con tutti i miei amici e quando Biagio mi ha scritto e mi ha mandato il pezzo ce lo siamo ascoltati proprio in continuazione, perché era splendido.»
Sembra che ci sia un aneddoto, un sacco di belle storie, per ogni brano...
«Tutte le canzoni di Solo Cinema hanno una loro storia perché questo è il bello di questo progetto: con gli artisti ci siamo un po' tutti trovati per strada, nullo è stato forzato, non ci sono state sessioni che abbiamo fatto perché 'dovevamo'. Ho dei bellissimi ricordi anche del brano con Tommaso Paradiso, che è del 2024, e che ho tenuto sul computer per due anni praticamente. Ho questo flash di lui lì al pianoforte con un calice di vino che si mette a suonare e a scrivere ed è stato un bel pomeriggio.»
Da “Che poi chissenefrega” di Paradiso a “Passatempo” di Fulminacci: l'amore è il filo conduttore?
«L'amore c'è, ma quello che conta è un punto di vista personale, che descrive la situazione in cui si trova il protagonista. Spesso sono gli artisti che parlano di loro stessi, sia nel pezzo di Franco 126, di Tommi, di Coez, mi piace che ci sia un punto di vista proprio loro. nel quale spesso mi capita di ritrovarmi molto volentieri. Il bello è che in tutte le canzoni sento che hanno lasciato una parte di loro molto vera, e non è scontato.»
In “Brutta storia” hai lavorato con Emma e Elisa, com’è nata questa versione del brano?
«Il pezzo con Emma e Elisa è un brano di Emma che è uscito a settembre che avevo scritto nel 2024 con Paolo Antonacci, appunto, insieme a Olly ed è un brano che era nato inizialmente chitarra e voce, poi per il singolo di Emma l'ho prodotto in maniera più ricca, ma mi è sempre rimasta un po' l'idea di farla tornare all'acustico. Per coincidenza, a novembre Elisa ha invitato Emma al suo Forum, Emma ha chiamato me e l'abbiamo fatto in acustico. Quando l'abbiamo suonata dal vivo ho detto 'Ok, è bellissima, mi sa che dobbiamo farla in qualche modo'.»
Qual è stato il supporto di Olly, da amico e da artista, nella realizzazione del tuo primo disco?
«È stato di supporto completo e, anzi, è l'ho apprezzato tantissimo perché non è scontato. Nonostante io e lui siamo migliori amici non è poi sempre facile differenziare il momento artista e il momento amico. Per fortuna su quello abbiamo un grande equilibrio, che stiamo mettendo in piedi negli ultimi anni, e ho apprezzato tantissimo il fatto che in realtà lui è stato il mio compagno di viaggio, proprio al cento per cento, anche quando c'era da beccare gli altri artisti che magari venivano in studio, fare una cena, venire anche solo ad ascoltare i brani: è sempre stato il primo ad esserci. Olly mi ha accompagnato e mi sta insegnando tanto anche di quelli che sono poi tutti gli sbattimenti ai quali non sono abituato, tipo trailer e promozione del disco. Quindi ecco, nel disco c'è la traccia con Olly, ma in tutto l'album c'è Federico, che è sicuramente stato la mia spalla per tutto.»
Vedremo il progetto di Solito cinema dal vivo?
«È una cosa a cui sto pensando: è difficile perché ci sono tanti artisti e qualora facessi il live mi piacerebbe fare in modo che ci siano tutti, perché altrimenti sarebbe un po' strano, però come tutte le cose che sto pensando da fare intorno all'album, sicuramente il live è una cosa a cui terrei molto. Vorrei trovare il modo di farlo nel modo in cui si merita.»











