«Grazie a Sabrina Carpenter per avermi invitato a Sabrinawood, piena di luce e amore per il presente e per il passato e così divertente. Continua a sognare in grande. Ti voglio bene, la te stessa più vecchia». Vorremmo tutte ricevere un messaggio del genere da Susan Sarandon, forse perché come Sabrina, vorremmo invecchiare assomigliandole.
Ho, da qualche parte, la pagina di un quotidiano inglese in cui si vede l'attrice settantanovenne urlare a una manifestazione, il titolo dice che è stata arrestata. Per molte di noi Sarandon è Louise di Thelma & Louise, Suor Helen in Dead Man Walking o Janet in The Rocky Horror Picture Show. Per me, credo, è soprattutto la mamma delle sorelle March in Piccole Donne (quello con Winona Ryder che fa Jo). Per questo ho apprezzato particolarmente la scelta di Carpenter di portare la diva sul palco del Coachella dove la pop star ventiseienne si è esibita come prima artista di punta di quest'anno. Ma la scelta ha un valore che va oltre i suoi meriti cinematografici, in particolare dopo che Sarandon ha denunciato di essere stata messa da parte da Hollywood per aver preso chiare posizioni contro Trump e aver chiesto il cessate il fuoco a Gaza.
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Susan Sarandon al Sabrinawood
Il primo concerto da headliner a Coachella di Sabrina Carpenter è stato un inno a Hollywood con richiami alle colline di Los Angeles e al deserto californiano, con Susan Sarandon come narratrice, Will Ferrell che ha fatto da disturbatore cercando di staccare la spina dello show e gli attori Corey Fogelmanis e Landman Sam Elliott. Qualcuno si aspettava che sul palco ci sarebbe stata Taylor Swift o magari Jack Antonoff con cui Carpenter collabora da tempo e invece nessun ospite musicale (cosa che ha aperto a qualche critica sull'opportunità di condividere un palco così importante con i colleghi). Sabrina Carpenter, però, in quello che ha definito «Uno degli show più importanti della mia carriera», ha fatto la scelta precisa di tenere fede alla sua estetica da sempre legata al grande schermo.
In particolare il pubblico è rimasto colpito da Sarandon, che ha recitato un monologo drammatico di quasi sette minuti a metà del set, interpretando una versione più anziana di Carpenter. Vestita con una camicia bianca e a bordo di un'auto d'epoca, un po' Louise Sawyer se il finale fosse stato diverso, l'attrice ha riflettuto su cosa vuol dire essere una star all'apice della propria carriera, fantasticando su cosa avrebbe pensato di lei una futura nipote.
C'è chi ha sostenuto che il monologo fosse troppo serio e lungo rispetto al mood leggero e ridanciano dello show e Variety ha persino scritto che «la scena, una goffa riflessione sulla realizzazione dei desideri, ha bloccato bruscamente lo spettacolo pop». Sui social, però, i fan hanno apprezzato la scelta di Carpenter, il monologo sui sogni, le aspettative e le pressioni di ogni donna di successo, ma soprattutto la decisione di chiamare Sarandon sul palco.
Susan Sarandon: «Licenziata per le mie idee»
È probabile che Carpenter abbia scelto Susan Sarandon più che altro per le sue indubbie doti da attrice e per il suo status da iconica diva hollywoodiana. Eppure, nel farlo, ha riportato Sarandon al centro del discorso dopo che, a detta della star settantenovenne, Hollywood la sta tenendo ai margini a causa del suo attivismo politico. Sarandon, infatti, è da sempre molto attiva per le cause che le stanno a cuore, dal riscaldamento climatico, ai diritti dei migranti, fino al suo recente impegno per chiedere il cessate il fuoco a Gaza. Nel 2018 è stata arrestata insieme ad altre 600 donne durante una protesta a Washington DC contro la separazione delle famiglie migranti e poi di nuovo durante una manifestazione a favore dell’aumento del salario minimo per i camerieri negli USA.
All'inizio di quest'anno Sarandon ha parlato per la prima volta di come le sue posizioni le stiano creando problemi a Hollywood. Durante una conferenza per i premi Goya 2026, dove ha ricevuto un riconoscimento alla carriera, l'attrice ha spiegato perché da tempo non la si vede più nei grandi progetti hollywoodiani. La ragione sarebbe legata in particolare alla sua presa di posizione pubblica su Gaza e alle critiche a Israele. «Il primo novembre sono stata licenziata dalla mia agenzia», ha raccontato dicendo che per lei lavorare negli Stati Uniti è diventato sempre più difficile. «Mi è stato precluso di fare film o qualsiasi altra cosa legata a Hollywood», ha aggiunto parlando di un vero e proprio isolamento nel settore in cui ha lavorato per tutta la vita. «Quando vivi in un Paese che reprime e censura, ti rendi conto di quanto sia preziosa la libertà altrove», ha detto spiegando che ora si sta dedicando soprattutto a progetti indipendenti e che ha trovato nuovi agenti in Inghilterra e anche in Italia. È stata anche a teatro, sul palco dell’Old Vic di Londra e ora, a sorpresa, eccola al Coachella insieme a Sabrina Carpenter. Come scrivono i fan: «Name a more iconic duo».











