I mezzi pubblici, per le ragazze, non sono un luogo neutro. Se pensiamo alle nostre storie di molestie, molte hanno come sfondo un tram, una metropolitana, un bus. Un lavoro a cui abbiamo rinunciato per colpa dell'autista che dovevamo incontrare ogni giorno, una mano indesiderata, uscire alla fermata sbagliata e arrivare in ritardo, sguardi insistenti, attaccare bottone con la prima ragazza che si incontra per fargli credere che non siamo da sole. Sui social è pieno di reel e TikTok "POV: you are a woman". Si vede una ragazza che si riprende mentre è seduta in metro e il suo vicino sconosciuto inizia a giocare con i suoi capelli, un altro cerca di convincerla a bere qualcosa, un altro ancora le sfiora la gamba.
Autobus e metropolitane sono luoghi chiusi, dove è difficile mettersi al sicuro e sono luoghi che le donne devono attraversare per garantirsi una certa libertà di movimento. È da questo che nasce l'ondata di rabbia nell'avere conferma che non sono sicuri. Qualche giorno fa è successo con ATM (Azienda Trasporti Milanesi) : è emersa una chat di gruppo tra i dipendenti che si scambiavano immagini di donne e ragazze, prese dalle telecamere di sicurezza e accompagnate da commenti sessuali e violenti.
- Un nuovo reato di catcalling
- Veniamo molestate (anche) su Vinted
- «Voi con queste gonnelline mi provocate»
Il caso ATM
Il tram dove il fatto è avvenuto ha un numero, il 15. Va dal Duomo di Milano verso Rozzano ed era lì che si trovava, sabato scorso, la ragazza che ha scoperto la chat. Sullo schermo di cellulare di un dipendente dell’ATM seduto vicino a lei ha notato un gruppo WhatsApp chiamato “Staff Ticinese”, lì qualcuno aveva inviato la foto di una donna sul tram, uno screenshot del video delle telecamere di sorveglianza che dovrebbero garantire la sicurezza dei passeggeri. Il suo commento era «È il mio dolce per voi», e la chat appariva piena di altre foto simili, con frasi oscene, offensive, sessiste, commenti ai corpi delle donne ritratte.
La ragazza ha pubblicato tutto sui social (prima di rendere il suo profilo privato per tutelarsi una volta andata virale la notizia) e sembra superfluo ricordare che quanto emerso costituisce una violazione grave della privacy, un uso criminoso dei sistemi di sicurezza dell'azienda e all'ennesima forma di violenza tramite immagini ottenute e condivise senza consenso. ATM, da parte sua, ha detto di aver avviato un’indagine sui responsabili e il Garante della Privacy ha sottolineato che l'azienda «deve far luce ma deve anche intervenire, e se verranno individuati dei responsabili non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora». Di casi di foto condivise senza consenso se ne sentono sempre più spesso, ma questa volta c'è di mezzo un servizio garantito ai cittadini così come alle cittadine.
Le molestie sui mezzi pubblici
A questo punto è importante capire come verrà gestito il caso e come si interverrà per cercare di garantire maggiore sicurezza alle passeggere ATM. Il problema, però, è ancora una volta sistemico. Una recente ricerca dell'Università Statale di Milano sulla percezione di sicurezza nel trasporto pubblico ha rilevato che il 29% degli intervistati ha dichiarato esperienze dirette di molestie. Tra le tipologie più diffuse ci sono i commenti non richiesti (43%) che pesano soprattutto sulle donne (54% delle segnalazioni femminili), poi i contatti inopportuni (25%) di nuovo più frequenti per le donne (29%) e i commenti offensivi (17%). Le molestie a sfondo sessuale sono in generale meno frequenti, ma riguardano unicamente il genere femminile che risulta il più colpito con una netta prevalenza tra chi riporta molestie direttamente subite. Gli uomini segnalano invece meno episodi, ma sono più esposti ad aggressioni e furti. A questo si dovrebbe aggiungere una ricerca sulle violenze tramite immagini sui mezzi pubblici, come upskirting e downblousing (immagini scattate di nascosto alle scollature o sotto le gonne) e tutte le molteplici forme che il fenomeno può assumere.
Tutto questo ha delle conseguenze. Percepire un rischio elevato nel frequentare i mezzi pubblici da parte delle donne è qualcosa che finisce per influenzarne i comportamenti nel giorno per giorno. Per un po' sarà difficile prendere un tram a Milano senza guardarsi intorno e individuare la telecamera di sicurezza, o chiedersi se in quelle chat ci siamo finite anche noi e in quali occasioni, come eravamo vestite, cosa è stato detto. Secondo l'ISTAT il numero delle donne che dichiara di non uscire di sera per paura è 4 volte più numeroso rispetto agli uomini: il 19,5% contro il 5,3%. «L’impalpabile ma costante minaccia della violenza unita alle molestie quotidiane plasma la vita urbana delle donne in mille modi diversi, consapevoli e inconsapevoli», scrive Leslie Kern Feminist City e così l'ombra si allunga sulle nostre passeggiate, le esplorazioni, le serate da passare all'aperto, gli impegni che ci portano in giro per la città, dove cerchiamo di sentirci sicure.













