FIFA World Cup è l’evento capace di fermare il pianeta, una grande festa popolare dove la passione collettiva unisce le culture (o così dovrebbe essere). Eppure, l'edizione di quest'anno (ufficialmente inaugurata con il match tra Messico e Sudafrica), rischia di essere ricordata per ragioni decisamente meno nobili, lasciando un brutto segno nella storia del business sportivo. Negli ultimi giorni a centrocampo, per rimanere in tema, ci sono due temi scottanti: i prezzi esorbitanti per poter assistere dal vivo ad una partita e l'impossibilità di introdurre all'interno dello stadio la propria acqua (venduta in loco a prezzi record). Il risultato? L'accesso agli stadi è stato trasformato in un privilegio esclusivo per pochi, scatenando la rabbia dei tifosi. La politica, inutile dirlo, è stata costretta ad intervenire per tutelare i diritti degli spettatori.



Fifa World Cup 2026, un flop: 180 mila biglietti invenduti

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I numeri parlano chiaro e raccontano un clamoroso autogol. Ad oggi (e quindi a gara già avviata) si contano circa 180 mila biglietti rimasti invenduti (sì, noi non gareggiamo!). La colpa è soprattutto del cosiddetto "dynamic pricing", un sistema che fa salire o scendere i prezzi in base alla domanda. La FIFA ha fissato tariffe altissime, sostenendo che fossero in linea con il mercato americano, ma le associazioni dei tifosi calcolano che seguire la propria squadra oggi costi ben cinque volte di più rispetto a quattro anni fa in Qatar. Per fare qualche esempio, i biglietti per la finale nel New Jersey partono da un minimo di 4.185 dollari, arrivano a 5.575 per i posti standard e superano gli 8.600 per quelli premium. Anche una partita della fase a gironi è diventata impossibile da vedere. Per vedere il debutto degli Stati Uniti contro il Paraguay servono almeno 800 dollari sui siti di rivendita, mentre sul sito ufficiale della FIFA il prezzo minimo sale a 1.120 dollari (stando attenti poi a non incappare in qualche truffa all'ordine del giorno). Questa barriera economica ha mandato in crisi il mercato secondario dei biglietti. Un’analisi del Financial Times ha rivelato che nell'ultimo mese il prezzo medio di rivendita è sceso del 20%. Insomma: chi cerca di rivendere il proprio biglietto oggi lo fa quasi sempre in perdita. Il Messico, ad esempio, ha solamente 300 biglietti disponibili a partita (rivenduti a quattro volte il prezzo originale) perché gioca in casa mentre i tifosi della Scozia (che torna ai Mondiali dopo 28 anni) hanno pagato rincari dell'85% (circa 2.000 dollari) per la sfida contro il Brasile. Per le partite dell'Iran ci sono 16 mila biglietti invenduti, e l'Arabia Saudita ha una media di 3.900 posti liberi a partita, nonostante nel girone affronti grandi squadre come Spagna e Uruguay. La FIFA si aspetta di incassare oltre 3 miliardi di dollari da questo torneo (il triplo rispetto al Qatar!) grazie anche ai 500 milioni di richieste ricevute a gennaio. Eppure, gli stadi, continuano a restare semivuoti.

Caldo torrido, la rivolta (vinta) delle borracce

Oltre al caro biglietti, a far infuriare il pubblico è stata una decisione legata alla salute e alla sicurezza negli stadi. Questo Mondiale si gioca in condizioni climatiche difficilissime. In almeno un quarto delle partite (finale compresa) si registrerà un caldo estivo estremo unito a un'umidità asfissiante, soprattutto negli impianti all'aperto di Miami e dell'area di New York. Se da un lato la FIFA ha introdotto i sistemi di condizionamento sulle panchine, dall'altro aveva inizialmente vietato ai tifosi di introdurre negli stadi borracce e bottiglie riutilizzabili portate da casa. La scusa ufficiale era la sicurezza, ma il sospetto di tutti è stato immediato: costringere la gente a comprare l'acqua dentro lo stadio a prezzi esorbitanti. Una scelta pericolosa, visto che migliaia di persone sono costrette ad attendere per ore sotto il sole prima di entrare. La questione è diventata un caso politico quando Zohran Mamdani, sindaco di New York, si è schierato apertamente con i tifosi definendo il divieto "preoccupante". Mamdani ha ricordato che nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione per colpa dei prezzi troppo alti, soprattutto in un torneo che si professa equo. Messa alle strette dalle proteste dei tifosi e dal pressing della politica, la FIFA è stata costretta a fare un passo indietro e a cambiare il regolamento. Secondo le nuove linee guida, negli stadi degli Stati Uniti e del Canada ogni spettatore potrà portare con sé una bottiglia di plastica flessibile da circa 590 ml, purché sia sigillata al momento dell'ingresso. Continuano a restare vietate, come in qualsiasi altro stadio anche italiano del resto, le borracce rigide o di metallo. Forse, l'inno di Shakira scelto quest'anno non è poi così tanto lontano dalla realtà: "Dai dai"!