A tutti piace stare soli per un po', camminare per la città con le cuffiette e la modalità aereo on per bloccare le notifiche, sperare che nessuno, proprio nessuno, ti rivolga la parola in metro, o anche stare a casa tutto il giorno guardando Netflix senza mai parlare. Di solito, l'isolamento dura al massimo 24 ore e comunque con la consapevolezza che, in qualsiasi momento, qualcuno ci scriverà per uscire o lo faremo noi. Il nuovo trend del solo-maxxing (un altro maxxing: questa volta riguarda l'essere volontariamente single e il fare una vita solitaria) e i nuovi solitude influencer (letteralmente influencer della solitudine) sono, invece, qualcosa di ben più radicale. Scrollando TikTok è diventato facile trovare una ragazza ventenne che dichiara con naturalezza di non avere amici, né un fidanzato e nessuna rete sociale.

Come siamo arrivati a guardare e riguardare video di persone che mostrano la loro cena da sole, la loro domenica passata «senza amici e senza fidanzato», le loro case perfettamente ordinate dove non si organizzano mai cene né ritrovi? Lana Isa, ossia @lanasololife suoi social, è un'influencer della solitudine ventiquattrenne che ultimamente ha attirato l'attenzione di testate come The Cut e l'Atlantic. Aiuta i suoi follower a costruirsi, qualora lo desiderino, una vita in completa solitudine mostrando la sua routine a riprova che è possibile essere felici senza rapporti umani. Ha 200.000 follower su Instagram, quasi 160.000 su TikTok e non è l'unica. Guardare dentro la solitudine degli altri, desiderarla persino, sta diventando un trend.



Chi sono i solitude influencer?

Usano hashtag come #livingalone, #cozyathome, #introvertdiaries, #alonenotlonely, e #singlebychoice e pubblicano soprattutto vlog dove raccontano la loro vita solitaria. Per prima cosa dichiarano di non avere amici né partner, ne parlano come una cosa normale e con una sorta di orgoglio, come a sfidare uno degli ultimi tabù della società, alla paura per eccellenza. Se passare i weekend in solitudine o festeggiare Capodanno da soli è visto come deprimente, loro si dichiarano perfettamente felici senza pressioni sociali, senza dover scendere a compromessi grazie a mantra scritti in sovrimpressione come «Va bene vivere una vita che gli altri non capiscono» e «È imbarazzante solo se ti vergogni».

Secondo l'Atlantic la socialità è un fattore soggettivo. Le persone introverse esistono e possono davvero trovare le interazioni sociali estremamente faticose, al punto da preferire una vita in totale solitudine contro tutte le aspettative e le norme sociali. Il paradosso dei solitude influencer (uno dei) è che, dal momento in cui decidono di mostrare la loro vita da introversi a centinaia di migliaia di persone, soli non lo sono più. Ricevono commenti, messaggi, notifiche continue (anche se Lana Isa assicura di averle disattivate tutte e di ricevere messaggi solo da sua madre, sua sorella e il suo operatore telefonico) e spesso, nel loro feed sembra formarsi una vera e propria comunità. Qualcuno scrive un consiglio, qualcun altro ringrazia per il video, alcuni arrivano a dire di aver finalmente trovato delle persone con cui condividere qualcosa: la volontà di non avere interazioni.

La solitudine è cool

Ma se i solitude influencer racchiudono contraddizioni, lo stesso vale per noi che li osserviamo. Perché la solitudine altrui ci attrae al punto da percepirla come cool? Un po' è la curiosità di osservare abitudini distanti da noi, un po' è la frenesia delle nostre vite che ci fa sognare silenzio e case perfettamente ordinate, un po' sembra esserci qualcosa di potente nel rinunciare alle interazioni col prossimo: meno stress, meno doveri sociali, meno emozioni forti che ti fanno perdere l'equilibrio, meno attaccamento che equivale a meno delusioni, meno perdite di tempo. La stessa Isa racconta di aver avuto, in passato, amici e un fidanzato e di come queste relazioni l'abbiano solo fatta soffrire, disillusa e fatta sentire realmente sola. Così ha deciso di non provarci nemmeno. Sentire di non dover dipendere da nessuno per la propria felicità, assicura, è estremamente liberatorio.

In un certo senso forse non c'è da stupirsi e nemmeno è necessario chiamare in causa l'individualismo, l'egoismo o il tardo capitalismo che ci toglie le forze. Basta guardarci appena dietro le spalle: in un mondo in cui è cringe mostrarsi vulnerabili ed aprirsi all'altro si arriva a scegliere di essere felici azzerando i rapporti, dato che il dating è un inferno, si preferisce il celibato volontario, e dopo anni in cui le amicizie giuste (e con tanti follower) sono diventate uno status da esibire nei caroselli sui social, la solitudine più estrema diventa per contrasto e apparente ribellione il vero certificato di coolness (chi è, infatti, più

unbothered di qualcuno che ha azzerato del tutto i rapporti umani?). Resta però, come sempre, almeno una domanda: ad attrarci è davvero la solitudine o solo la sua versione romanticizzata, incasellata nei reel e performata? Saremmo in grado di essere soli anche mentre nessuno ci guarda?