La maturità 2026 è ufficialmente iniziata da una prima prova che spazia tra nomi che erano già stati ipotizzati precedentemente e nuovi, inattesi. Tra gli studenti che questa mattina, tra timori e aspettative, si sono seduti tra i corridoi delle scuole italiane ci sono anche giovani ragazzi che abbiamo imparato ad amare per la loro arte. Eppure spesso dimentichiamo che condividono le stessa dimensione studentesca, fatta di paure, aspettative, dubbi comuni a milioni di coetanei. Perché, davvero, almeno davanti al foglio della prima prova non esistono classifiche o follower, ma soltanto giovani uomini e donne che provano a dare il meglio di sé, in quella prova condivisa da tutti.
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Mimì Caruso: «Mi mancava la scuola»
Pochi giorni fa è stata Mimì Caruso - vincitrice di X Factor 2024 - a raccontare di temere quasi più questa prova finale piuttosto che i giudici di un talent. La prova più importante? Per lei italiano. E sul voto? «Aspiro a un 70. Se tutto va bene 80, è il mio sogno». Parole che suonano normali eppure che arrivano dopo essere tornata sui banchi dopo un periodo da privatista: «Mi mancava la scuola, tornarci mi ha fatto molto bene. Volevo ricordarmi di essere un’adolescente. Stare in mezzo ai miei coetanei, parlare di cose normali. È stato terapeutico». Eppure non un traguardo semplice, soprattutto per chi a diciotto o poco più già lavora. «Mi sono portata i libri ovunque, ho studiato in tour, negli hotel, in treno. Però era una cosa che volevo davvero. Non volevo rinunciare né alla musica né agli studi. È stato tutto giusto, l’universo me l’ha servita su un piatto d’argento. Mi ha fatto essere una diciannovenne normale». Una contemporanea Hannah Montana, racconta la stessa Mimì.
Da Andrea Arru a Blanco, chi è tra i banchi quest'anno
Ed è questo il fascino della scuola, e così della maturità. Non importa quanto seguito hai, quanti concerti hai fatto, quali stadi hai riempito. Sei uguale agli altri. Una storia che accomuna diversi giovani del mondo dei social, dove oramai si inizia a lavorare da giovanissimi. Tra i nomi spuntano Giulia Bizzarri, Rebecca Parizale, Federica Cangiano. Dalla tv, invece, spunta il nome di Andrea Arru, amato durante questa ultima stagione de I Cesaroni - Il Ritorno, ora alle prese con la conclusione del suo percorso al Liceo Scientifico Sportivo. E poi ancora, Angelica Fiorello, figlia di Rosario Fiorello, Guglielmo Cobolli, tennista e fratello minore di Flavio, e Mattia Liberali, calciatore prima del Milan e ora del Catanzaro.
Francesca Michielin e la domanda che tutti si fanno sull'esame
Così, mentre per molti artisti la maturità 2026 è una sfida appena iniziata tra autori come Vitaliano Brancati, Cesare Pavese e Mario Calabresi, c’è chi l’ha già vissuta e la ricorda come un momento intenso del proprio percorso scolastico. Come Francesca Michielin che l’ha citata proprio durante una nostra recente intervista in occasione dell’uscita del suo concept album, Magia Bianca. «Da studentessa avrei voluto fare una magia nera in particolare, togliere l’esame di maturità». Ironica, ci spiega meglio: «Per una prova andata male si poteva compromettere l’intero lavoro fatto nei cinque anni. Mi sarebbe piaciuto non avesse avuto così tanto peso su tutti quegli anni di lavoro». Una riflessione che poi intercetta una domanda condivisa da sempre: può davvero un esame di pochi giorni raccontare il mio percorso e chi sono?
Ciò che è vero oggi è che il tentativo di valorizzare il percorso complessivo è reale. Eppure l’esame continua a conservare un forte valore simbolico, si concentra tutto lì: le aspettative e le speranze di un’intera generazione. E tra i banchi per questa maturità 2026 anche Blanco che, proprio nel momento in cui la sua carriera stava riprendendo voce e spazio ha scelto anche di riprendere in mano gli studi al Liceo delle Scienze Umane. È di pochi giorni fa un video su Instagram in cui il cantante insieme al suo pappagallo ripete l’articolo 810 del codice civile. «Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi. Non tutto gira intorno a questa roba». E così la maturità rimane uno dei pochi riti collettivi capace di mettere sullo stesso piano giovani con futuri diversi e lontani. Eppure poi potranno trovarsi, un domani, e dire, sì quell’anno uscì Cesare Pavese… perché, alla fine, questo giorno non lo si scorderà più.











