Con ogni probabilità, se avete seguito almeno una partita dei Mondiali 2026, avrete notato che moltissimi calciatori indossano scarpe rosa. Possibile? In un mondo sportivo notoriamente dominato da una discreta dose di toxic masculinity, la risposta è sì. Ma se da un lato questa scelta abbatte i vecchi stereotipi legati al genere, dall'altro si incrocia perfettamente con le logiche del marketing e con un fenomeno chiamato trend forecasting.
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Il significato dietro al rosa delle scarpe dei calciatori ai Mondiali di calcio 2026
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Non c'è nessun accordo segreto tra i professionisti degli spogliatoi, beninteso, quanto piuttosto un processo complesso che ha preso il via circa un paio di anni fa e che ha spinto diversi esperti ad allinearsi seguendo i consigli di alcune importanti agenzie di monitoraggio dei trend di consumo come WGSN.
Era il 2024 quando l'agenzia aveva predetto che l’Electric Fuchsia sarebbe stato il colore di riferimento dell'estate 2026, descrivendolo come «un neon vivido con una qualità cinetica e digitale, una tonalità luminosa sospesa tra il rosa e il viola». La reference è tutt'altro che scontata, essendo contemporanea e sposandosi alla perfezione con l'estetica social a cui siamo abituati quando scrolliamo i feed dello smartphone. D'altra parte non è certo un mistero che calcio e moda, ormai da diversi anni, viaggino sugli stessi identici binari.
Un colore che abbatte ogni barriera, anche psicologica
Tecnicamente, insomma, non si tratta di un rosa confetto tout court, quanto piuttosto di una sfumatura bold, decisa, d'impatto, capace di lasciare il segno. Messi da parte una volta per tutte i vecchi cliché (ed era ora, lasciatecelo dire), oggi i calciatori sfruttano i colori audaci e loud per "hackerare" la propria autoconsapevolezza. E quale miglior occasione se non sfoggiarli in un match ad altissima tensione come quello di un campionato del mondo?
Di questa fortissima componente psicologica ha parlato anche Odinga Nimako, figura chiave del team global football footwear di Nike, che in un'intervista a The Athletic ha spiegato: «Quello che sentiamo ripetere dai nostri atleti è che quando indossi un rosa così acceso è come se stessi mandando un messaggio: “Okay, devo essere davvero forte per potermi permettere un colore simile”».
Il concetto del power dressing, insomma, si applica anche allo sport: intercettando un certo gusto culturale pop, la scarpa diventa un oggetto del desiderio anche per il mercato lifestyle fuori dal campo. E l'autostima ringrazia.
Niente di meglio del rosa sul campo
C'è poi un'altra ragione dietro alla scelta cromatica, legata al mezzo televisivo. Durante i test nei laboratori di sviluppo del prodotto, Nike ha calcolato l'impatto visivo sui display. Risultato? Niente contrasta con il verde dell'erba meglio del rosa. Che voi stiate guardando la partita in TV, dal vivo allo stadio o tramite una clip in slow-motion nei Per Te su TikTok sotto i riflettori, il rosa ipnotizza lo sguardo. Inoltre, considerato che nessuna nazionale di questo Mondiale ha una maglia principalmente rosa, lo stacco cromatico con le divise è netto, pulito, totale.
L'unico vero effetto collaterale? Che avendo fatto tutti gli stessi calcoli (da Nike ad Adidas e Puma), sul terreno di gioco si è creata un'involontaria marea uniforme. E in un mondo in cui l'obiettivo primario dei brand è farsi notare, l'ironia della sorte vuole che oggi l'unico modo per emergere davvero sul prato verde sia... non indossare questo colore. Interessante, vero?











