La disinvoltura di Matthew Broome è quasi spiazzante. Ha incontrato il Principe Alberto II di Monaco in camicia e canottiera bianca a vista, ma la sua non è arroganza, anzi. Ha ricevuto il primo premio in assoluto della sua carriera, La ninfa d’oro come migliore emergente al Festival della TV di Montecarlo (l’appuntamento-evento più antico d’Europa, nato per omaggiare Grace Kelly 65 anni fa). E, nonostante l’entusiasmo, ha conservato un contegno tipicamente british.
L’attore, che ritorna oggi su Prime Video con il secondo capitolo del franchise scritto da Mercedes Ron (È colpa tua: Londra), ha un carica in più e si vede. Quel fascino spiazzante e magnetico che il pubblico ha imparato ad amare nel suo alter ego Nick è anche una sua caratteristica, ma condita con una buona dose di modestia e buonumore. Sempre sorridente e disponibile anche con il pubblico (il 27 sarà a Los Angeles per il primo evento dedicato a i fan, Obsessed Festival), racconta come il ruolo gli abbia svoltato la carriera ma senza stravolgergli la vita.
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Intervista a Matthew Broome, protagonista di Your Fault: London
Partiamo da una curiosità: sarebbe amico di Nick nella realtà?
«Se mi piacerebbe incontrarlo? Assolutamente sì, ma ammetto che sarei spaventato a morte dal suo mondo così pericoloso. Al massimo parteciperei alle gare automobilistiche come spettatore, ma senza lasciarmi coinvolgere dai suoi drammi».
Come cambia la relazione di Nick e Noah in questo secondo film?
«Ormai è passato un anno da quando si frequentano in segreto ma hanno opinioni diverse sul futuro. Nick vorrebbe ufficializzare pubblicamente la relazione, ma nel frattempo si sta anche prendendo cura dell’azienda di famiglia. Reagiscono in modo differente sia nel loro linguaggio sentimentale che quando entrano in crisi».
Le piace, da spettatore, il genere romance?
«Moltissimo, anche se ho iniziato di recente. Vorrei seguire le orme di chi ha cominciato con questo genere per poi proseguire con una carriera versatile, come Hugh Grant, Matthew McConaughey, Leonardo DiCaprio e Denzel Washington».
Sembra che la storia di Nick e Noah sia scritta nelle stelle. Lei ci crede?
«Assolutamente sì: sono convinto che esistano le anime gemelle e credo nel destino. Attenzione, però: devi metterci del tuo e trovare il coraggio di scegliere il sogno che ti appartiene. E vale in tutti i campi».
Noah è una ragazza determinata e profonda. Quali altre qualità la attraggono nell’universo femminile?
«Le donne sono piene di risorse, ma ci sono delle qualità da cui sono totalmente stregato: il senso dell’umorismo, la capacità di prendersi cura degli altri e il forte senso d’indipendenza».
Le piacerebbe lavorare in Italia?
«Il vostro è un Paese che amo e che già in parte conosco, avendo visitato Amalfi, Napoli e il Lago di Garda. Nella serie The Buccaneers, a cui sono molto legato, ho passato molto tempo con GraceAmbrose, che ha origini italiane: è stata lei a insegnarmi molti gesti tipici, tra cui quello della mano sotto il mento che a quanto pare vuol dire che di qualcosa non te ne frega granché».
Vorrebbe lavorarci?
«Sarebbe un sogno poterlo fare e, anche se con le lingue non me la cavo benissimo, sarei anche disposto a impegnarmi a parlare italiano».
Lei ha quasi 1 milione di follower su Instagram e quando è arrivato al Festival della TV di Monte-Carlo in questi giorni il pubblico si è scatenato. Come vive la popolarità?
«A volte ne sono un po’ sopraffatto, ma so chi sono e chi mi sta acuore e con il tempo sono riuscito a sviluppare una relazione salutare con il mio smartphone e anche con i social, che uso principalmente per promuovere qualche progetto».
Come reagisce quando qualcuno la riconosce al supermercato?
«Adire il vero non ci vado spesso, perché non cucino e sono tipo da delivery. Comunque mi sembra di vivere una vita tranquilla, con gli amici di sempre e le passeggiate al parco insieme».
Quale sarebbe allora il suo giorno perfetto?
«Lo trascorrerei a Londra, o in bicicletta con loro o visitando una galleria d’arte o posti magici come la Cattedrale di St. Paul. Ordineremmo cibo da asporto e poi ce ne andremmo al cinema o resteremmo a casa sul divano a vedere video su Youtube, di ogni genere, inclusi quelli sugli Antichi Egizi».
C’è una figura che la ispira nei suoi comportamenti?
«Il mio personal trainer, che ho conosciuto per il primo film della saga, mi dà sempre i consigli migliori, ormai lo considero un fratello».
Chi, invece, la ispira?
«Denzel Washington: non solo nella sua carriera ma anche negli eventi a cui partecipa, come quelli nelle università, in cui fa dei discorsi davvero profondi».
Qual è la prossima serie che vuole guardare?
«Off Campus: ne ho sentito parlare benissimo, inizierò presto il bingewatching».
Il genere young adult le piace?
«Non avrei mai pensato che mi sarebbe potuto piacere, ma da quando ho letto la saga di Mercedes Ron mi sono appassionato».
Quali generi la attraggono di più?
«Mi piacciono le storie d’amore ma un po’ dark, come The Drama con Robert Pattinson e Zendaya, o i drammi come Una battaglia dopo l’altra».
Recitazione a parte, in cosa pensa di essere bravo?
«A godermi la vita, sperimentare cose nuove con curiosità e raccontare storie».
In cosa se la cava invece meno bene?
«Non sono multitasking, devo fare una cosa alla volta, specialmente quando si tratta di lavoro».
Il momento più recente che l’ha reso felice?
«Quando ho incontrato il Principe Alberto: è il primo royal con cui abbia mai parlato in tutta la mia vita. Decisamente un momento epico...».













