Vengono fermate dalle forze di sicurezza talebane, vengono arrestate per strada e portate via di forza. Spesso i familiari non sanno nemmeno dove saranno portate o quando le rivedranno. Negli ultimi giorni a Herat, nella parte orientale dell'Afghanistan, decine di donne stanno venendo arrestate con l'accusa di violare le norme sull'abbigliamento. Sono arresti che si collocano in un contesto di oppressione costante verso le donne al punto che, nella città, stanno scoppiando delle proteste, pur essendo molto rare nel Paese, stretto nelle maglie del regime dal ritorno dei talebani nel 2021.

Il 9 giugno, una manifestazione contro le restrizioni imposte alle donne e gli arresti arbitrari è stata dispersa con violenza dalla polizia, che ha sparato sulla folla e, secondo diverse testimonianze, ha usato bastoni e fruste, causando feriti e nuovi arresti. «La gente è arrabbiata», ha dichiarato Fereshta Abassi ricercatrice di Human Rights Watch, «I talebani hanno arrestato delle donne negli ultimi giorni, ed è per questo che i loro familiari e altri hanno protestato contro queste regole. Vedono i talebani come persone che si intromettono nella loro privacy, il che è inaccettabile».



qualcosa sta avvenendo a herat ed è difficile prevedere se sarà l'inizio di qualcosa di più ampio.pinterest
MOHSEN KARIMI

Gli arresti

Secondo quanto affermato giovedì da esperti indipendenti delle Nazioni Unite, a Herat stanno avvenendo arresti arbitrari per le strade della città e hanno a che fare con l'obbligo di indossare il burqa o lo chador per le donne. Secondo il Guardian, degli attivisti sul luogo hanno riferito che le donne arrestate erano, in realtà, vestite secondo le regole imposte dal regime eppure sono state ugualmente portate via e le famiglie non hanno ricevuto alcuna informazione sul luogo in cui si trovano o sulle loro condizioni. «Sono state arrestate indossando l'hijab integrale e sono state maltrattate nonostante fossero completamente coperte, cosa che è stata considerata una violazione dai loro familiari», ha detto un'attivista in contatto con il magazine britannico. Ha spiegato che per molte famiglie, in una società conservatrice come quella afghana, ogni contatto inappropriato con una donna può essere considerato una violazione dell'onore e della dignità familiare. «La detenzione di una donna in Afghanistan comporta un enorme stigma», conferma infatti Georgette Gagnon, Vice Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite a capo della missione ONU in Afghanistan, UNAMA , «che può esporla al rischio di ulteriori violenze e isolamento all'interno delle proprie famiglie e comunità, anche dopo il suo rilascio».

Mentre il ministero per la Propagazione della virtù e la prevenzione del vizio (Pvpv) dei talebani ha dichiarato che «non c'è nulla di insolito a Herat» ma che, semplicemente, il codice di abbigliamento «è un precetto divino e una legge vincolante, e siamo obbligati a farlo rispettare», molti testimoni oculari hanno parlato di un clima di terrore. «Sebbene molte donne siano state rilasciate, gli arresti hanno acuito la paura e l'apprensione tra le donne e le ragazze in tutto l'Afghanistan», ha avvertito l'agenzia delle Nazioni Unite dedicata ai diritti delle donne e all'uguaglianza di genere, mentre una donna afghana che ha parlato con la BBC ha raccontato di «mercati deserti» e di controlli a tappeto della polizia morale.

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MOHSEN KARIMI//Getty Images

La protesta

In Afghanistan è vietata ogni forma di protesta e le manifestazioni, anche pacifiche, sono estremamente rare nel Paese. In questi giorni, però, arrivano testimonianze di folle riunite per protestare e poi disperse brutalmente dalle forze di sicurezza. «Ci ​​siamo organizzate tramite gruppi WhatsApp per difendere le nostre sorelle», ha detto un'organizzatrice anonima che ha parlato con il Guardian, «La gente è arrabbiata per gli arresti, la disoccupazione e la continua chiusura delle scuole». Altri testimoni hanno riferito a Rukhshana Media che circa 70 persone hanno partecipato alla manifestazione del 9 giugno nonostante la presenza delle forze di sicurezza talebane, i manifestanti hanno urlato slogan come «Istruzione, lavoro e libertà» e denunciando gli arresti arbitrari delle donne. «La gente aveva paura, ma è comunque venuta a trovarci», ha detto uno dei presenti.

Eppure, in base ai racconti dei testimoni, la repressione è stata inflessibile: le forze talebane hanno aperto il fuoco sulla folla e schierato le unità speciali per disperdere i manifestanti. Due persone sarebbero state uccise, tre ferite e almeno altre 13 arrestate dopo essere state picchiate. Secondo le Nazioni Unite, sembra che tra le vittime ci fosse anche un bambino. C'è anche un video condiviso sempre con il Guardian e proveniente dal distretto di Jibrail a Herat, in cui si vedono alcuni talebani armati sparare contro decine di manifestanti. Si sente poi la voce di una donna che urla «Azadi», che significa "libertà". A oggi le proteste sembrano rispecchiare l'insostenibilità della situazione. Come ha spiegato Samira Hamidi, attivista di Amnesty International, «La protesta di oggi, soprattutto con la partecipazione degli uomini dopo tanto tempo, riflette la crescente rabbia dell'opinione pubblica per i cinque anni di persecuzione sistematica di donne e ragazze da parte dei talebani e per l'intensificarsi della repressione delle libertà personali in tutto l'Afghanistan». Qualcosa sta avvenendo a Herat, anche se è difficile prevedere se sarà l'inizio di un dissenso più ampio.