A distanza di tre anni da Il giorno in cui ho smesso di pensare (2022), Irama torna con un nuovo album. Si intitola Antologia della vita e della morte ed esce il 17 ottobre per Warner Music Italy. È un disco che mette al centro il tema del ricordo, come stanze di una casa in cui entrare per riscoprire ciò che ci siamo lasciati alle spalle e che, proprio per questo, ci ha reso chi siamo oggi. Per Irama è un album di riscoperta intima, a tratti cupa, legata a doppio filo alla vita e alle sue incertezze, agli addii, come quelli di cui canta in "Senz’anima" e "Mi mancherai moltissimo", ma anche di sensazioni carnali, come in "Arizona" insieme ad Achille Lauro o "Ex" con Elodie. Oltre ai due artisti, Irama ha scelto di collaborare anche con Giorgia per il brano "Buio", portando a tre le collaborazioni presenti nel disco.
- Tutti i Festival di Irama, prima di Sanremo 2025
- Quindi com'è "Ex", la prima collaborazione di Irama e Elodie?
- Irama, tutti i miei segreti
Antologia della vita e della morte è un album pensato per essere suonato dal vivo e scritto durante lo scorso tour, tra impegni dal vivo come il Festival di Sanremo e i palchi d'Italia. A proposito di quel periodo caotico, Irama racconta: «È quasi 10 anni che non mi fermo, sono sempre stato in tour, quindi questa cosa un pochettino ti aliena perché ti toglie un po' di spazio per vivere la quotidianità. In questo periodo però ho cercato il più possibile di tenere il contatto con la realtà, di viaggiare, scappare quando potevo, vivere in maniera diversa».
Questa prospettiva è quella che aiuta Irama a creare Antologia della vita e della morte, racconta il cantante: «Volevo fare un album perfetto, anche se sono consapevole che è un'utopia, ma ho sempre sentito il peso di non deludere chi mi vuole bene. Con il tempo però ho capito. Per fare musica bisogna studiare, ma è ancora più importante arricchirsi da un punto di vista creativo ed emotivo. Io l'ho fatto, mi ci sono messo e ci ho impiegato un po' più di tempo, proprio per questo motivo». Il nuovo capitolo di Irama comincia quindi con l'uscita di Antologia della vita e della morte e si coronerà con la data evento del prossimo 11 giungo 2026, quando il cantante si esibirà per la prima volta allo Stadio San Siro di Milano. Ne abbiamo parlato nella nostra intervista.
Come nascono l'idea di questo disco e il suo titolo?
«Il titolo nasce in un secondo momento e, da un lato, è dovuto all'ammirazione che ho sempre avuto per Fabrizio De Andrè, è un omaggio al lavoro che ha fatto lui con l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Dall'altro, questo titolo era per me una conseguenza logica, anche perché questo album è un insieme di racconti, in questo caso di racconti di vita e morte, che è, diciamo, questo dualismo eterno, che fa parte dell'uomo e di mille culture. Pensa allo Ying e allo Yang, all'equilibrio tra l'oscurità, la luce, il bene e il male».
Ascoltandolo, sembra si concentri molto sugli addii...
«Mi è capitato spesso, purtroppo, di dire addio, penso come a tutti noi. In generale ho un rapporto forse ancora tenebroso con la morte, ma mia sorella una volta mi ha detto una cosa molto intelligente: "non sono credente, sono sperante, spero che ci sia qualcosa dall'altra parte". Quindi con gli addi, con la perdita, ho un rapporto un po' particolare, perché ci metto moltissimo a metabolizzarli e ancora, dopo tanti anni, mi ritrovo di colpo a soffrire. Di solito è in quel momento che scrivo una canzone, che è l'unica forma davvero sincera che conosco per parlarne. Devo imparare ancora molto sui miei sentimenti, forse per l'età che ho o forse perché non sono mai stato bravo a lasciare andare le cose. Faccio molta fatica anche a lasciare andare questo disco, per me è stato un po' un processo, ci ho messo tanto tempo. Ma stavo facendo lo stesso tour da tre anni, quindi mi sembrava giusto lasciare andare, far entrare chi mi ascolta dentro la mia casa».
Come si inserisce il concetto di casa in Antologia della vita e della morte?
«In modo parallelo al concetto di ricordo, secondo me. La casa ne è il simbolo, perché è un lascito di ricordi, è un luogo dove i ricordi alleggiano e rimangono. In questo caso, per esempio, mi riferisco anche a una casa d'infanzia, quindi un luogo dove entrare significa rivedere la propria vita attraverso gli odori, i quadri, le foto, per tutto. Diciamo che il concetto di casa, oltre ad essere davvero intimo, secondo me è il luogo perfetto per celebrare, per avere il tempo anche di curare e di coltivare ricordi».
Tra i brani, con "Circo" fai un vero e proprio storytelling: me lo racconti?
«"Circo" è una storia che mi sono inventato e parla di questa ballerina che viene cacciata dagli dèi per invidia e poi, nonostante lei trovi un amore mortale, viene portata via anche da lui. In superficie, la canzone racconta dell'invidia, della gelosia, però in verità, a fondo, il concetto che va a esplorare è quello dell'utopia della perfezione, cioè il fatto che spesso noi vediamo le vite perfette degli altri, ma in verità sono piene di crepe e non ce ne riusciamo a rendere conto, proprio perché abbiamo la visione offuscata dalla gelosia. "Circo" riporta anche spicchi di realtà sociale, come il pubblico che è pronto a veder cadere l'artista, che è un ulteriore spunto attraverso cui leggere la canzone».
"Il giorno" chiude l'album, con che messaggio hai voluto farlo?
«È la canzone che ho scelto per un finale che non fosse cupo, almeno per quanto riguarda la parte musicale, perché il tema in sé è piuttosto spigoloso: parlo di attacchi di panico, del rifiuto dell'aiuto. La produzione, invece, secondo me rappresenta quello che è effettivamente un nuovo giorno: ti dà un'intenzione, una musicalità totalmente differente da quello che arriva prima nel disco e mi sembrava una giusta chiusura, una degna chiusura».
Questo album apre a una nuova era della tua musica?
«C'è una teoria secondo me bellissima, che dice che l'Universo è un essere senziente e noi siamo un ricordo latente della nostra stessa esistenza. Per me, gli album si avvicinano a questo concetto. Cioè, gli album sono un po' come un ricordo latente dell'artista. Noi spesso siamo già proiettati a tre anni dopo, mentre il disco è qualcosa che ci siamo lasciati alle spalle, ma che sta vivendo magari in un presente per altri. Quindi sì, ogni disco rappresenta sia il passato che l'apertura a qualcosa di nuovo».
Ci puoi anticipare qualcosa di quella che sarà la data evento dell'11 giugno a San Siro?
«Ormai sono in questa direzione per cui la musica che faccio deve essere estremamente organica, pensate per essere portata live. In questi tre anni ho vestito in mille modi i pezzi, ho suonato sempre di più, ho aggiunto sempre più musicisti anche alla band. Mi piace proprio la forma canzone, mi sento ancora più vicino ai musicisti. Arriverò ad averne trenta sul palco di San Siro, perché penso che sia il modo più bello per esprimere la musica live, almeno per mio gusto. Ho già in mente cosa fare, sto iniziando a programmarlo e, anche se stanno cercando di tenermi con i piedi a terra, voglio provare a fare la cosa più indimenticabile possibile. Spero sarà un show che le persone si ricorderanno».











