Sono le 8 di sera, ti stai preparando per uscire a cena e sullo smartphone arriva la notifica di una nuova email. È il tuo capo, ti chiede di preparare una presentazione per il giorno dopo. Ci pensi un attimo, poi lasci perdere la cena e riapri il pc. È sabato, sei al mare e ricevi una telefonata, dal lavoro ti chiedono di controllare una pratica, solo un controllo veloce, dicono. Passi il pomeriggio a casa invece di andare in spiaggia. Gli effetti si vedono sempre la settimana successiva: sei più stanca, più stressata, più irritabile. Ti dici che è perché non riesci mai a staccare, nemmeno durante il weekend, speri questa settimana di riuscirci.

Da un po' di anni, ormai, si parla di diritto alla disconnessione, il diritto a un certo grado di separazione tra lavoro e tempo libero, senza dover essere costantemente reperibili fuori dall’orario di lavoro nei momenti dedicati al riposo. Molte persone si mostrano disponibili a tutte le ore di tutti i giorni della settimana perché temono di perdere il lavoro, magari hanno contratti precari o aspettano un aumento o sperano in un contratto a tempo indeterminato. Il diritto alla disconnessione, però, dovrebbe valere a prescindere, per evitare danni alla salute mentale e fisica, il rischio di burn out e un ambiente lavorativo iper-competitivo e tossico.

Molti Paesi tra cui la Francia, la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda e di recente l'Australia hanno già introdotto delle leggi sul tema, ma ora se ne parla anche in Italia. Un gruppo di parlamentari del PD ha depositato alla Camera dei deputati la proposta di legge “Lavoro, poi stacco”, che introduce il concetto di “disconnessione digitale. Alla base c'è il riconoscimento della libertà per i lavoratori di ignorare le comunicazioni fuori orario senza subire ripercussioni. La proposta prevede ogni giorno un intervallo di riposo di minimo dodici ore consecutive dopo la fine di ogni giornata lavorativa. Nel caso si ricevessero telefonate o email nelle ore dedicate al riposo (salvi casi di comprovata urgenza) la legge dovrebbe garantire la facoltà di mantenersi irreperibili.

Nel mondo del lavoro contemporaneo il confine tra vita lavorativa e vita privata si è fatto sempre più sfumato. Le tecnologie ci permettono di essere costantemente connessi, il lavoro da casa crea maggiore commistione e la precarietà dei contratti pone i lavoratori in una posizione spesso troppo debole per opporsi alle richieste. La nuova proposta di legge dovrebbe introdurre una tutela in più, anche se non è facile rendere applicabile il diritto alla disconnessione mantenendo l'eccezione dei casi urgenti e senza lasciare al lavoratore l'onere di esporsi.

Alcune aziende francesi stanno adottando delle strategie in proposito, come ad esempio un blocco automatico all'accesso alle e-mail aziendali dopo un certo orario. In Italia siamo ancora agli inizi, ma, se non altro, ora il dibattito è aperto. «Ci siamo resi conto che questa cultura del super lavoro è pericolosa», spiega a Fanpage.it Luca Onori, presidente dell'associazione per la giustizia sociale L'asSociata, «per la prima volta stiamo mettendo nero su bianco che il lavoratore, qualunque esso sia, ha il diritto di non rispondere alle chiamate e ai messaggi del proprio datore di lavoro e questo vale anche tra lavoratore e lavoratore. Non si può essere sempre reperibili e il lavoro extra va pagato».