«Non ci sono donne inferiori, ma solo donne inferiormente istruite», è una frase nota di Marie Curie, scienziata vissuta a cavallo dell'Ottocento e Novecento e famosa per le sue ricerche pionieristiche nel campo della radioattività, che ha avuto un enorme impatto sulla scienza e sulla medicina, soprattutto nello sviluppo della radioterapia per curare il cancro. Nel 1903 fu la prima donna a vincere un premio Nobel (per la fisica) e nel 1911, con quello per la chimica per aver scoperto gli elementi di polonio e radio, diventò la prima persona in assoluto a vincerne due in discipline diverse. Lei è una delle più importanti Girls in STEM della storia.
- Nelle facoltà STEM l'Italia è agli ultimi posti: mancano le ragazze
- Ipazia di Alessandria, matematica e astronoma, è stata la prima donna STEM
- Non vogliamo più vivere per lavorare. La svolta emotiva della Gen Z con lo "stipendio emotivo"
È la giornalista Alessandra Cravetto che ricorda la citazione di Marie Curie quando le chiedo che messaggio vorrebbe lasciare a una ragazza che ama la scienza ma teme di non essere abbastanza brava per intraprendere un percorso che la riguarda. Per decenni la scienza è stata raccontata come un territorio prevalentemente maschile, ma oggi è importante restituire alle ragazze il diritto di immaginarsi come ingegnere, ricercatrici, programmatrici o innovatrici: «A causa del così detto "Effetto Matilda", tante donne che hanno lavorato, studiato e partecipato a grandi ricerche scientifiche sono state cancellate dai libri di scuola per lasciare posto alla celebrazione dei colleghi maschi», sostiene Cravetto che con il suo progetto, Generazione Stem, vuole combattere i pregiudizi di genere e rendere il mondo delle scienze accessibile, curioso e divertente. GenS è una community da migliaia di followers che ispira e promuove l'inclusione con avvicinando le nuove generazioni, specialmente di ragazze, al mondo STEM: abbiamo intervistato la founder per capire perché in Italia mancano le ragazze in queste facoltà e come si costruisce una nuova narrazione e rappresentazione di queste professioni a tutti gli effetti anche femminili.
GenS avvicina le ragazze al mondo stem: l'intervista alla founder Alessandra Cravetto
Quando hai capito che avvicinare ragazze e giovani donne al mondo STEM sarebbe diventata la tua missione?
«Quando lavoravo in televisione e poi in radio, mi sono sempre occupata di storie di donne imprenditrici o capi azienda. Tante di loro lo erano diventate per ereditarietà, magari perché l'unica erede di un impresa familiare o perché rimaste vedove dovevano subentrare al marito. Pochissime di loro erano founder. Oggi solo il 15% delle start up italiane è fondato da donne e questo nasce dal fatto che alle ragazze mancano le competenze giuste. Nella maggior parte dei casi si tratta di competenze stem, ma manca anche la sicurezza in se stesse di provare, fallire e rialzarsi. Così è nata Generazione Stem, una Community dove le ragazze che hanno già scelto percorsi stem raccontano alle più giovani che le stem sono difficili ma sono utili, che non sarà un percorso facile ma che gli ostacoli possono essere superati».
Quale bisogno vuole colmare GenS nel panorama italiano?
«Oggi il mercato del lavoro ha fame di profili Stem. Secondo Confindustria nei prossimi 5 anni il fabbisogno di questi profili toccherà i 2 milioni, eppure davanti ad una prateria di opportunità solo il 15% delle lauree stem è conseguito da donne. Questo significa che la maggior parte delle donne di domani si affacceranno al mondo del lavoro con un bagaglio di competenze non adeguato e quindi resteranno tagliate fuori. Generazione Stem vuole combattere i pregiudizi di genere che si annidano nelle ragazze stesse, portandole a credere di non essere portate o abbastanza intelligenti per una carriera stem, vuole rendere il mondo delle scienze accessibile, curioso e divertente così da passare il messaggio delle tante opportunità che una formazione stem può offrire».
Oggi GenS è una community molto seguita e un progetto ad alto impatto sociale: qual è il risultato di cui vai più fiera e che cosa ti ha insegnato questo percorso?
«La cosa che mi rende più fiera è vedere crescere sempre di più la nostra Community su i canali social ma anche la rete di ragazze che collabora con noi come content creator. Chiara Pacchioli project manager e co-founder di Generazione Stem, riceve continuamente candidature di ragazze che si propongono per collaborare con noi, per raccontare la propria storia o per mettere il proprio know how al servizio degli altri! Avere tante giovani scienziate appassionate ed entusiaste che diventano loro stesse promotrici e ambasciatrici di Generazione Stem è una gioia infinita che mi rende orgogliosa e mi commuove».
In Italia la domanda di profili STEM cresce rapidamente, ma la presenza femminile resta ancora inferiore alla media europea. Perché, secondo te, continuiamo a non valorizzare abbastanza il talento delle donne in questi settori?
«C'è un tema di pregiudizi di genere che è sicuramente la causa principale che porta le ragazze lontano dal mondo scientifico e senza volerlo, o senza rendercene conto, tutti noi mettiamo in atto atteggiamenti che alimentano i così detti bias di genere. In famiglia, alle bambine si regala il forno e al maschio l'astronave, a scuola la matematica viene maggiormente indirizzata ai maschi che alle femmine, e così anche nella società tutta. C'è poi anche un tema di rappresentazione: le donne che hanno partecipato alle grandi scoperte e ricerche scientifiche sono state poco o pochissimo raccontate. Manca quindi anche quel processo di immedesimazione che è fondamentale per le bambine e poi per le ragazze. Alcune delle ragazze di Generazione Stem hanno creato uno spettacolo dal titolo La scienza che a scuola non ci hanno raccontato che vuol celebrare proprio tutte quelle donne che hanno fatto tanto per il mondo scientifico ma che pochi di noi conoscono, proprio per aumentare i modelli a cui ispirarsi».
Parlandone in dati, quanto pesano ancora stereotipi di genere, condizionamenti culturali e autosabotaggio nelle scelte di studio e di carriera delle ragazze?
«Tantissimo, i pregiudizi di genere sono il 60% delle cause per cui le ragazze non scelgono percorsi stem. Le ragazze che non credono in loro stesse sono le prime sabotatrici di un possibile successo in questi ambiti e sono le prime a non provarci neanche. I dati invece raccontano tutta un'altra verità: le poche ragazze che decidono di intraprendere un percorso scientifico, spesso e volentieri performano molto meglio dei colleghi maschi».
Anche la presenza di role model femminili, dicevamo, è fondamentale per far capire alle giovani donne che scienza, tecnologia e ingegneria sono ambiti in cui possono eccellere...
«Sì, esatto. È uno dei pilastri su cui poggia Generazione Stem oltre la divulgazione scientifica e i servizi di social media marketing per le aziende. I role model accessibili sono fondamentali per l'immedesimazione delle ragazze perché il processo mentale deve proprio essere quello che le porta a dire "Se ce l’ha fatta lei, ce la posso fare anche io". È per questo che abbiamo organizzato diversi cicli di mentoring circles per le più giovani, tenute da ragazze più grandi, che le aiutassero a orientarsi nella scelta della facoltà, dei piani di studio e che gli dessero anche l'idea che "fallire" fa parte del gioco, l'importante è rialzarsi e andare avanti».
Quali storie di scienziate e innovatrici vi piace raccontare per mostrare che il contributo delle donne alla scienza è stato spesso invisibilizzato o sottovalutato?
«Le amiamo tutte e le raccontiamo sui nostri canali social, da Marie Curie a Nettie Stevens che scoprì il ruolo dei cromosomi nella determinazione del genere. Lise Meitner che studiò per prima la fissione nucleare, Leona Woods che contribuì alla costruzione del primo reattore nucleare, fino alla famosissima Margherita Hack. Ma la mia preferita è Maria Telkes, biofisica che ideò i primi sistemi di accumulo termico solare. La chiamavano la regina del Sole».
In che modo una carriera STEM può rappresentare non solo un'opportunità professionale, ma anche uno strumento di emancipazione economica e sociale per le donne?
«Oggi i profili stem sono ricercati in tantissimi ambiti diversi, non solo quelli tech o scientifici. Addirittura in determinate facoltà come ingegneria elettronica o navale, le aziende offrono lavoro al penultimo anno, prima della laurea. Oggi una preparazione di questo genere può garantire un lavoro, nella maggior parte di casi a tempo indeterminato e ben pagato e, se visto in prospettiva femminile, questa è l'unica strada per creare una generazione di donne emancipate e libere».
Guardando all'Europa, quali Paesi stanno facendo meglio nel promuovere la presenza femminile nelle discipline STEM e che cosa dovrebbe imparare l'Italia?
«Islanda, Romania, Estonia e Grecia, sono i paesi dove le donne superano il 40% dei laureati in queste materie. E a parte la Grecia, sono tutti paesi dove la parità di genere fa già parte della loro cultura: pensiamo al congedo di paternità. In Italia la donna è ancora la responsabile di figli, famiglia e genitori anziani. Questo penalizza le possibilità di carriera, serve una rivoluzione culturale supportata da un sistema di welfare che sostenga le donne e gli dia la possibilità di scegliere cosa fare nella vita».
L'intelligenza artificiale e la trasformazione digitale stanno ridisegnando il mercato del lavoro. Perché è fondamentale che le donne siano protagoniste di questa rivoluzione?
«Secondo i dati forniti dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, le occupazioni culturalmente femminili (amministrative, segreteria, contabilità, assistenza clienti) sono più esposte all'automazione rispetto a quelle maschili, solitamente più fisiche o tecniche. Per evitare l'aumento delle disuguaglianze di genere, le scelte organizzative e politiche dovranno prevedere un accesso equo alle competenze digitali che garantiranno anche sistemi bias free. Oggi le donne rappresentano solo il 30% della forza lavoro globale nell'AI, la loro sottorappresentazione nello sviluppo dei sistemi implica che le prospettive che li modellano siano troppo poco rappresentative quindi soggette a pregiudizi di genere».








