Quando qualche giorno fa Greta Thunberg ha pubblicato il suo primo video su Instagram dopo essere stata arrestata e rilasciata da Israele a seguito della missione con la Global Sumud Flotilla, l'attivista è stata accolta da una cascata di cuori, like (oltre 2 milioni), commenti di ringraziamento o semplici «Ti voglio bene». Era il comitato di bentornata di un'intera generazione che segue Greta da quando ancora non era nessuno e a 15 anni manifestava da sola con in mano un cartello contro il cambiamento climatico. Oggi Thunberg ha 22 anni e non ha mai smesso di lottare.

Mentre in molti si preoccupavano di sminuirla e attaccarla chiedendosi come mai non si fosse ancora stufata di protestare e perché, invece di concentrarsi sulla lotta al cambiamento climatico, ora si occupasse anche del popolo palestinese, lei ha continuato a sostenere quello che aveva sempre detto: le lotte sono collegate tra loro, non c'è l'una senza l'altra. Per Thunberg il cambiamento climatico è alimentato da un sistema basato «sull'idea che alcune persone valgano più di altre»: «Il movimento per la giustizia climatica», ha dichiarato, «deve essere un movimento decoloniale, anticapitalista e antifascista che lotta contro il genocidio e l'ecocidio, che chiede liberazione e giustizia per tutti e un sistema che metta le persone e il pianeta al di sopra del profitto». Le lotte che hanno la stessa matrice di disuguaglianza e oppressione sono interconnesse, Greta Thunberg lo sa ed è questo che la rende, forse più di ogni altra cosa, ancora la voce di una generazione, quella che è scesa per le strade con Fridays For Future e ha riempito le piazze per Gaza.




La partecipazione alla Flotilla e la prigionia

Eppure Greta Thunberg non vuole che si parli di lei, bisogna parlare di Gaza, della popolazione allo stremo, dei negoziati che ora sembrano aver prodotto un accordo di pace, di quello che sta succedendo e succederà. È questo, in sintesi, ciò che ha detto nel suo discorso dall’aeroporto di Atene, dopo essere stata espulsa da Israele insieme ad altri attivisti arrestati per la loro partecipazione alla missione della Global Sumud Flotilla. Lo scorso agosto Israele ha approvato un piano per occupare la città di Gaza, e nelle settimane successive ha avviato un’operazione da terra costringendo i civili a un esodo forzato, continuando a bombardare uccidendo centinaia di persone e bloccando l’ingresso di cibo e beni essenziali. La missione della Globa Sumud Flotilla mirava ad aprire un corridoio umanitario e a portare l'attenzione del mondo su Gaza: il primo obiettivo non è stato raggiunto, ma quando Israele ha abbordato e fermato le imbarcazioni, in tanti Paesi, e in Italia soprattutto, sono scoppiate proteste e sono stati organizzati cortei e scioperi.

Nei giorni in cui Thunberg è rimasta sotto arresto in Israele, sono circolate molte voci di trattamenti disumani durante la detenzione, celle infestate dalle cimici e una particolare violenza nei confronti della giovane attivista, bendata, trascinata per terra e costretta, secondo il giornalista turco Ersin Çelik, a baciare la bandiera israeliana. Thunberg, una volta rilasciata, non ha voluto raccontare quanto successo. «Potrei parlare a lungo dei maltrattamenti e degli abusi subiti durante la nostra prigionia», ha detto, «Credetemi, ma non è questo il punto. Israele sta intensificando il genocidio e la distruzione di massa con intenti genocidi, tentando di cancellare un'intera popolazione davanti ai nostri occhi».



La rabbia di Greta Thunberg

Nel partecipare alla missione della Flotilla Thunberg ha mostrato ancora una volta che è possibile sfruttare la propria visibilità e il proprio privilegio non per se stessi ma mettendolo al servizio di una causa più grande. Né vittima né eroina, né tantomeno idolo: per l'attivista quello che conta è continuare a essere scomoda, infastidire i poteri forti, arrabbiarsi per quello che succede nel mondo. E a Donald Trump che le consiglia di darsi una calmata, questa ragazza ancora capace di muovere le coscienze globali risponde: «Riceverei volentieri ogni suggerimento da parte tua su come fare con questi cosiddetti “problemi di gestione della rabbia” dal momento che, a giudicare dalle tue esperienze pregresse, sembra che ne soffra anche tu».