Sulla questione famiglie arcobaleno i sindaci non hanno intenzione di mollare. Sono intenzionati a continuare per la loro strada, registrando entrambi i genitori negli atti di nascita dei bambini con due mamme o due papà. Il governo è stato chiaro: circa dieci giorni fa ha chiesto a tutti i comuni italiani di smettere di trascrivere i certificati di nascita dei figli nati all’estero da coppie omosessuali. Eppure sembra che, sulla questione, sia in atto una ribellione nella politica delle città.

alcuni sindaci si stanno ribellando alla decisione del governo sulle famiglie omosessualipinterest
GABRIEL BOUYS//Getty Images
Un padre e un bambino manifestano a Milano per i diritti delle famiglie arcobaleno

Diversi sindaci del Partito Democratico non vogliono sottostare alle indicazioni del governo: si tratta di Matteo Lepore di Bologna, Beppe Sala di Milano, Dario Nardella di Firenze, Roberto Gualtieri di Roma e Stefano Lo Russo di Torino. Lepore, in particolare, si è detto intenzionato a continuare a trascrivere i certificati di nascita inserendo entrambi i genitori e non solo quello biologico come richiesto dal Ministero dell'Interno di Giorgia Meloni. «Ci assumiamo le nostre responsabilità», ha dichiarato il sindaco di Bologna, «ma il vuoto normativo va colmato subito». Anche Nardella e Sala, si sono dichiarati «pronti a ripartire», ma chiedono al parlamento di «riaprire il dialogo» sul tema eventualità che, viste le posizioni del Governo Meloni sul tema, attualmente risulta poco probabile. Gualtieri e Lo Russo, invece, sono risultati più attendisti dicendo di essere in contatto con gli altri sindaci per trovare una soluzione e fare pressione sul Governo perché legiferi sulla questione.

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La manifestazione a Milano del 18 marzo 2023 a sostegno delle famiglie omogenitoriali

Il problema alla base, infatti, è che in Italia non esiste una legge che tuteli i diritti dei bambini nati all'estero da coppie omosessuali. Dato che in Italia le coppie gay non possono adottare né ricorrere a fecondazione eterologa o a gestazione per altri, spesso scelgono di recarsi all'estero in Paesi dove queste soluzioni sono consentite. Una volta rientrati in Italia, però, i bambini risultano legalmente figli solo del genitore biologico. L'unica soluzione è quella di ricorrere alla cosiddetta "stepchild adoption" che, però, è anche in questo caso, riconosciuta solo a livello giurisprudenziale. In assenza di leggi, le decisioni prese in materia si rifanno quindi a sentenze su casi specifici.

Il Governo ha fatto affidamento su una sentenza della Corte di Cassazione dello scorso dicembre che esclude «la automatica trascrivibilità del provvedimento giudiziario straniero». Secondo la Corte non è possibile trascrivere in automatico i certificati di nascita stranieri in Italia. Eppure il quadro non è così chiaro. La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che una famiglia omogenitoriale riconosciuta in uno dei Paesi UE dovrebbe essere allo stesso modo riconosciuta anche negli altri Paesi dell'Unione. E la stessa Corte Costituzionale italiana ha sottolineato i rischi di questa «inerzia del legislatore» sollecitando a tutelare con una legge i diritti dei minori figli di coppie omosessuali. In assenza di una norma, il Governo può inviare le sue circolari ma i sindaci hanno ancora del margine per potersi sottrarre.