C'è un profilo, su Instagram, che elogia la vita lenta. pubblicando foto emblematiche rubate al quotidiano, scene rilassanti, momenti che rappresentano in pieno il mantra di godersi le ore che scorrono, senza appesantire i ritmi della vita con la frenesia. In quel profilo trionfa ciò che gli esperti di tutto il mondo stanno predicando da mesi: nei prossimi anni ci conviene andare piano, per non lasciarci sopraffare. E se già i trend del lavoro del futuro confermano che stiamo andando verso questa direzione, è proprio nei primi giorni dell'anno, quello dei buoni propositi, che dovremmo ricordarci perché una slow life è ciò a cui dovremmo ambire.
La vita lenta non è solo un'esistenza che va al rallentatore: secondo gli esperti, la chiave di questa rivoluzione sta nel mutare il modo di agire ma anche di pensare. Siamo abituati a ragionare su fronti diversi, in modo multitasking, senza mai soffermarci su nulla, come se avessimo in testa cento schede di un motore di ricerca aperte contemporaneamente per ogni cosa della nostra vita e non riuscissimo a soffermarci su nessuna di esse. Per chiudere le schede ci tocca fare e fare; mentre ne chiudiamo una, se ne apre un'altra e così il gioco della performance, come lo hanno chiamato gli psicologi di VeryWellMind in un articolo dal titolo 'The End of the Resolution: Why More People Are Opting for 'Slow Living', non finisce mai.
In questo perenne moto, a rimetterci maggiormente è la salute mentale: ansia, depressione, burnout sono solo le più comuni e conosciute tra le conseguenze di una vita vissuta a giri pieni.
Slow life sostenibile
Il profilo Instagram che celebra la vita lenta può sembrare un'idilliaca utopia, un sogno a occhi aperti non sostenibile da chi ha un lavoro, da chi vive in una grande città, da chi deve correre per prendere la metro al mattino o deve stare dietro a figli, scadenze e problemi. Secondo gli esperti, soprattutto in ambito lavorativo, uno dei modi per distanziarsi dall'idea che andrebbe tutto a rotoli se solo ci fermassimo (pensiero che ci porta a lavorare sempre, a caricarci di responsabilità, a rispondere alle mail anche quando non siamo tenuti a farlo) è mettere in pratica la tecnica del pomodoro. Si tratta di una modalità operativa che implica momenti di lavoro concentrato e pause sistematiche, che costringe a fermarsi anche quando si è nel pieno di un'attività importante. Il lavoro viene svolto comunque e, nel frattempo, ci si concede del tempo per il riposo, per la distrazione o semplicemente per non fare nulla, così da ricaricare le batterie del cervello senza stremarle in un'unica sessione. Il valore della pausa è il primo che si impara quando si intraprende un percorso di lentezza: un passaggio intermedio, per così dire, che può essere appreso e internalizzato anche da chi fa effettivamente una vita frenetica e pensa di non poterne uscire a meno di non rivoluzionare ogni aspetto della propria quotidianità.
Contro i buoni propositi
Lo stress da buoni propositi è ancora più diffuso da quando esistono i social: siamo a contatto costante con persone che si impongono una ferrea disciplina per ottenere ciò che vogliono, sia che si tratti di un proposito creato a uso e consumo dei followers, sia che quel traguardo sia davvero sentito. Vedere negli altri il riflesso di ciò che anche noi vorremmo per la nostra vita - dimagrire, smetterla di scegliere partner tossici, cambiare lavoro e così via - genera frustrazione: un sentimento non di facile gestione, soprattutto se non si hanno gli strumenti per farne qualcosa di utile.
Secondo la psicoterapeuta Kathleen Devos, la slow life comincia quando iniziamo a ristrutturare il modo in cui pensiamo, investiamo il nostro tempo e diamo priorità alle cose. In questo circuito, non c'è spazio per i buoni propositi grandiosi, ma solo per i piccoli traguardi a breve termine che ci fanno andare avanti, per quella progettualità che, in fondo, è motore della vita e di cui non possiamo fare a meno. Non si tratta di sedersi su una panchina e guardare il fiume che scorre, di sacrificare la socialità, la carriera o le ambizioni, ma di cambiare prospettiva su ciò che conta veramente: rallentare, in questo senso, non è più sacrificio ma svolta, libertà, sollievo.












