C'era una volta Bridget Jones, regina dei buoni propositi disattesi. O, almeno, di quelli disattesi in virtù di circostanze avverse. Nel pieno della sua attività sessuale con Daniel Cleaver (Hugh Grant), Bridget interpretata da Renée Zellweger
trovava la forza di dimagrire, smettere di fumare, abbassare la sua soglia di alcol quotidiana. Tutti goal che si era prefissata alla fine di un anno pieno di malesseri sentimentali e personali. Contestualmente alla sua rinascita sessuale il personaggio creato dalla penna di Helen Fielding trovava la spinta a impegnarsi e per un po' andava pure bene. Ma, alla fine della sua relazione con il suo capo e in concomitanza con il tira e molla con Mark Darcy, tornava nel baratro dei buoni propositi saltati in aria.

Siamo abituati a sentirci dire che la proattività salverà il mondo, che la resilienza fa il resto. Ma può bastare? In epoca di burnout pandemico, in cui le forze per trovare un baricentro sono esaurite e non si vede la via d'uscita, crogiolarsi in vecchie abitudini confortanti potrebbe essere di sollievo a molte persone.

Non sempre si ha la forza necessaria per impegnarsi.

Secondo una recente ricerca pubblicata su Educational Review, sin dall'adolescenza siamo portati a pensare di dover dare e fare di più. E questo peso che ci spinge alla perfezione - a scuola, sul lavoro, nella vita privata e personale - si fa sentire soprattutto sulle ragazze. Lo studio portato avanti in America su un gruppo di adolescenti nelle high school ha rivelato che in particolare le studentesse patiscono (sul piano del benessere mentale) il fallimento, l'angoscia del non riuscire a farsi una carriera, del non essere accettati dalle università importanti. Non raggiungere determinati obiettivi in questa fase della vita in cui tutto ha un peso maggiore implica, spesso, arrivare a pensare di essere dei falliti.

La pandemia ha accelerato e peggiorato questa sensazione, aumentando le discriminazioni e la parità di genere, affossando leggi utili a colmare il divario (in Italia lo abbiamo visto col congedo di paternità annullato nelle riforme del 2022) e stratificando ulteriormente le differenze tra uomo o donna.

Stress da buoni propositi

Stando a diversi sondaggi internazionali che hanno incrociato le risposte di milioni di persone nel mondo, i buoni propositi più gettonati riguardano sfere molto precise.

Si punta sul corpo (perdere peso, fare una vita più sana); le relazioni (impegnarsi di più per farle funzionare/trovare un nuovo amore/nuovi amici); i soldi (risparmiare); mollare brutte abitudini (smettere di fumare, troncare una relazione tossica).

Secondo gli esperti, darsi degli obiettivi così ampi porta anche a darsi un tempo entro il quale realizzarli. Una scadenza psicologica che, se superata senza ottenere i risultati sperati, può vanificare tutti gli sforzi compiuti, portando la mente a sentirsi peggio di prima. Lo stress da buoni propositi si spiega così:

Se hai un obiettivo in testa ma non si fa nulla per realizzarlo, si tende ad autoassolversi, a congelare la voglia di cambiare. Ma se ci si impegna in questo cambiamento e non si raggiunge comunque l'obiettivo, la sensazione di frustrazione e fallimento è dietro l'angolo. Perché l'impegno non è stato sufficiente. O almeno così si è portati a pensare.

Secondo gli psicologi sentiti sul tema da VeryWellMind, quando una persona fallisce una volta, tende a mollare il colpo almeno nell'immediato. Può riprovarci, perché come abbiamo visto grazie al "modello Bridget Jones" essere in equilibrio e vivere un periodo sereno possono darci la spinta a rifare un percorso di cambiamento e di crescita. Ma di base questo continuo tendere ai buoni propositi è un esercizio di perfezionismo che non porta a nulla, se non a un continuo aumento dello stress.

Gli esperti sostengono che darsi piccoli obiettivi molto specifici può aiutare, sul lungo termine, a superare questo circolo vizioso. Essere indulgenti con se stessi se ci troviamo in un momento di down mentale (anche causato dalla situazione globale: è inutile nascondere la paura per ciò che stiamo vivendo, se ci sentiamo così) è necessario per non affossarsi da soli in un circuito di obiettivi che saranno difficilmente raggiungibili se non siamo concentrati, equilibrati e sereni.

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Scrivo di Costume, Tv, Attualità, Royals su Gente e Cosmopolitan.
Sono a Torino da 16 anni, ma l'accento calabrese è per sempre.