«Sapessi come odio le feste, ogni anno vorrei dormire dalla vigilia di Natale a dopo Capodanno», dice uno spazientito Harry all'amica Sally in quell'indimenticabile perla scritta da Nora Ephron che è diventato un classico delle feste. «Tanti si suicidano», risponde laconicamente il personaggio interpretato da Meg Ryan, regalandoci uno dei dialoghi a tema natalizio più riusciti e cinici della storia della cinematografia di genere. In Harry ti presento Sally, la percezione negativa del periodo festivo era legata in particolare alla pressione sociale del dover trascorrere i giorni rossi del calendario con un partner accanto. Quella visione coppia-centrica, molto sentita negli anni Ottanta e Novanta (il film è del 1989), oggi è stata superata: non abbiamo più bisogno di un partner per attraversare indenni le feste, ma di certo abbiamo bisogno di tutto il supporto emotivo possibile e di una corazza adeguata a schermare le domande invadenti su vita privata e lavoro, il populismo, il qualunquismo e il nonsipuòpiùdireniente dei parenti alle cene dei prossimi giorni.
Non tutti hanno parenti serpenti, questo è ovvio. C'è chi si tuffa nell'atmosfera natalizia come lo zucchero a velo sul pandoro. Ma c'è pure chi, della positività tossica delle feste, ne ha piene le tasche. E chi di mantenere un atteggiamento distaccato davanti a domande imbarazzanti o a opinioni superate da un ventennio non ne vuole più sapere.
Odiare il Natale, in questi casi, è quasi un super potere: si guarda a distanza l'allegria degli altri per non abbassare mai la guardia, per rimanere vigili in caso di attacchi, subdoli o ingenui, del vicino di posto al pranzo di Natale. Lo racconta bene la Gianna di Pilar Fogliati nella serie Netflix Odio il Natale rilasciata recentemente, in cui la protagonista si mette in testa addirittura di trovare un uomo in due settimane pur di zittire una madre mai paga di commenti al vetriolo sulla vita sentimentale della figlia.
La soluzione di Billy Crystal, indimenticabile Harry del film con Meg Ryan, è dunque l'unica possibile? Addormentarsi al calar del sole del 24 dicembre e risvegliarsi, come se nulla fosse, il 6 gennaio è davvero l'ultima spiaggia? Considerato che verrebbero a cercarci brandendo il forchettone dell'arrosto, meglio affilare strumenti e tecniche per superare lo scoglio dei pranzi dei giorni di festa e arrivare all'aperitivo serale - o alla maratona notturna di film e serie di Natale - preparati.
Una regola aurea che vale per tutto, pure per i pranzi con i parenti, è darsi obiettivi sostenibili. Quante cene si possono affrontare, con persone noiose, insopportabili e invadenti? Mettere dei paletti è fondamentale: se il grande happening di Natale con la famiglia unita è inevitabile, si può sempre declinare l'invito per il pranzo di Santo Stefano, così da limitare i danni. Più complicato, ovvio, se si è fuori sede e si torna a casa - proprio a casa, quella dei genitori, con tanto di pigiama party nel proprio letto e pigiami sgualciti dal tempo - ma a quel punto un mal di gola ben piazzato il pomeriggio del 25 può essere utile a evitare le tombole infinite che conducono dritti all'ennesimo pasto da condividere con i parenti (di avanzi, questa volta) dopo il tramonto. D'altronde la frase «l'influenza di quest'anno è peggio del covid dell'anno scorso» sarà pure spuntata tra una portata e l'altra del pranzo: non sarà politicamente corretto, ma sfruttare l'ipocondria generale per ritirarsi in camera non è certo un peccato capitale.
Evitare come la peste temi sociali, politici e pure di costume è altrettanto doveroso. Quest'anno pure il documentario di Harry e Meghan rischia di dividere famiglie al suono di teorie della cospirazione, team che parteggiano per Diana o Camilla e accesi dibattiti sul voltafaccia di William. Meglio rimanere vaghi, tenere a bada l'istinto a controbattere a ogni battuta sessista, maschilista, misogina, abilista che spunterà fuori tra una portata e l'altra. Perché sì, senz'altro una frase degna del secolo scorso verrà pronunciata. In questo caso, bisogna ricordare che non tutti possono essere educati all'inclusione e che non è quello il compito di chi, invece, ha già sviluppato una sensibilità spiccata su certi temi. L'obiettivo, in questo caso, è sopravvivere, punto. Alle domande dirette sulla data di laurea, sull'eventuale concepimento di figli, su fidanzati ipotetici si può rispondere in modo diretto e onesto (un bel coming out davanti alla tavola di Natale è senz'altro un ottimo plot twist), oppure ironico (ma non è detto che il cinismo venga colto), oppure nicchiando, ovvero ignorando bellamente il quesito e la fonte del quesito. Dipende da quanta voglia si ha di rovinare l'atmosfera del pranzo, fintamente idilliaca o sincera che sia.
Per rendersela facile, si può sempre scaricare il kit "Conversazione base per i pranzi con i parenti". Non scherziamo: il web pullula di printable, ovvero di grafiche, volte a garantire un perenne chiacchiericcio intorno alla tavola natalizia, anche tra persone che si vedono una volta l'anno, non si sopportano e vorrebbero essere decisamente altrove. Certo, le domande hanno un tenore estremamente buonista - chi non vorrebbe sapere qual è il film di Natale preferito dello zio Ugo, d'altronde? - ma hanno anche il pregio di sviare la conversazione su binari neutrali, tenendo ben lontani i parenti dagli affari privati altrui. Ovvero dai nostri.












