Nel 2014 aveva fatto saltare sulle loro sedie i giudici di The Voice grazie a una voce senza eguali. JAX, che poi l'aveva portata alla vittoria, era rimasto incantato dalla dolcezza e dalla potenza vocale di quella ragazza appena ventenne arrivata sul palco del talent con grande umiltà. Gli spettatori l'avevano amata, trasformata in un fenomeno virale, in una macchina acchiappa-views. Ai tempi di quel successo, Cristina Scuccia era una suora: il clamore per la sua partecipazione allo show era dato anche dai suoi abiti, dal velo, dalle parole dolci che usava per raccontare il suo amore per il canto e la preghiera. Suor Cristina però oggi non c'è più, e il racconto di questa rinascita lo ha fatto ai microfoni di Verissimo, dopo anni di lontananza dai riflettori che pure l'avevano resa famosa in Italia e nel mondo.

Dall'addio all'abito consacrato è passato un anno: oggi Cristina ha 34 anni, vive in Spagna, fa la cameriera ed è ancora appassionata di musica e canto. «Suor Cristina è dentro di me, se sono quella che sono oggi è anche grazie a lei», ha detto a Silvia Toffanin, svelando di aver chiesto aiuto a «una psicologa» per affrontare un cammino «complesso e difficile», che l'aveva mandata in crisi e aveva mandato in confusione la sua identità. Cristina ha preso i voti a 19 anni con le Suore Orsoline e, 10 anni dopo l'inizio di quel cammino, ha scelto di cambiare vita. Non è stata un'opzione né una decisione facile da prendere, a quanto ha raccontato, perché rimettere in discussione chi si è stati per così tanto tempo non solo destabilizza il protagonista del cambiamento ma anche quelli che gli stanno intorno.

Quando evolvere rompe un equilibrio

Il caso di Cristina Scuccia è emblematico perché apre un dibattito applicabile a tantissimi cambiamenti, non solo quello legato all'abbandono dei voti dell'ex concorrente di The Voice. Secondo la definizione del Dizionario del cambiamento del prof. Umberto Galimberti, cambiare implica la trasformazione di un individuo grazie a un processo che porta all'autorealizzazione, o che risponde a un bisogno di mutamento. Si cambia perché non ci si riconosce più, non si è più felici o soddisfatti, perché si spera in qualcosa di più, o si ambisce a tornare in una situazione di equilibrio ormai perduto. Come tutto ciò che evolve e muta forma, però, il cambiamento fa paura, non solo a chi ne è protagonista ma anche a chi lo osserva da lontano.

Dalla paura nei confronti del cambiamento scatta il giudizio, il pregiudizio, lo stereotipo che fa fatica ad allontanarsi da schemi noti. Credere in se stessi e in ciò che vogliamo diventare è necessario, ma non sempre è possibile farcela da soli. Ed è per questo che, tra le altre cose, affidarsi a uno psicoterapeuta come ha fatto Cristina Scuccia, che infatti ha specificato a Verissimo di non essere riuscita a dipanare la confusione da sola, è importante per imparare a distinguere un bisogno personale, che spinge al cambiamento e alla trasformazione, dal rumore di fondo generato dalle opinioni degli altri, spesso non richieste, malevole, inutili e fuorvianti.