Dicono che ci tagliamo i capelli quando stiamo attraversando un periodo di crisi: quando ci lasciamo, quando cambiamo lavoro, quando iniziamo un nuovo progetto. Dicono che lo facciamo perché il nostro aspetto esteriore combaci con il tumulto interiore, per esorcizzare. La ragione, però, potrebbe essere un'altra: forse le donne si tagliano i capelli quando vogliono dire a loro stesse e al mondo «Io non seguo le regole che mi sono state imposte, io non mi sottometto, io sono di più di quello a cui mi vogliono ridurre».
Non stupisce che i capelli siano diventati il simbolo delle rivolte in Iran: capelli al vento, capelli scoperti, capelli tagliati. Tutto è iniziato da una ciocca che Mahsa Jina Amini ha lasciato fuoriuscire dal suo hijab: per questo la polizia morale l'ha arrestata e picchiata a morte. Poi ci sono state le donne in piazza con i capelli scarmigliati mentre bruciavano i loro veli, quelle che si tagliavano brutalmente i capelli e li gettavano alla folla in rivolta a Teheran, le liceali con le trecce lucenti in bella vista mentre mostravano il dito medio alla foto dell'ayatollah. Così, tagliarsi una ciocca di capelli è diventato in tutto il mondo un gesto di sostegno verso le proteste contro il regime iraniano che da settimane non si placano. Il rischio è che un gesto rivoluzionario finisca edulcorato.
I capelli hanno a che fare con la nostra identità. Ecco perché il gesto delle donne iraniane di tagliarsi i capelli in modo scomposto e ribelle ha colpito ed è stato ripreso in tutto il mondo. Ad esempio molte attrici francesi, da Juliette Binoche a Marion Cotillard, da Isabelle Adjani a Charlotte Gainsbourg, si sono filmate mentre si tagliavano i capelli, chi una ciocca chi un intero ciuffo. Ed è proprio vedendo questi video che viene da chiedersi, qual è il limite tra l'empatia e la partecipazione social che si svuota di significato?
«È un gesto piuttosto bello, senza dubbio», ha twittato Arnesa Buljušmic-Kustura, accademica e scrittrice, «Ma la Francia è anche il luogo in cui i corpi delle donne musulmane sono spesso oggetto di dibattito pubblico e leggi anti-scelta. Quante di queste donne si sono dichiarate a sostegno del diritto delle donne musulmane francesi di scegliere di indossare il niqab o l'hijab?». Se tieni i capelli corti sei lesbica, se li porti raccolti sei un po' suora, se ti fai le trecce un po' bambina, se li copri con il velo sei vittima di imposizioni patriarcali. Le donne vengono giudicate e classificate in base ai loro capelli. «Le acconciature delle donne», spiega la sociologa Rose Weitz, «fungono da importanti artefatti culturali, perché sono contemporaneamente pubbliche (visibili a tutti), personali (biologicamente legate al corpo) e altamente malleabili per adattarsi alle preferenze culturali e personali». I capelli sono legati a doppio filo con la femminilità e quindi vengono socialmente "disciplinati".
Il gesto delle donne iraniane è potente non perché tagliarsi una ciocca sulla nuca, al sicuro nelle nostre case, sia di per sé rivoluzionario. Ma per ricordare che al mondo la femminilità è ancora troppo spesso tarpata, sminuita, incasellata, martoriata. «Come le canzoni ribelli delle schiave», spiega Weitz, «le acconciature ribelli delle donne possono consentire loro di prendere le distanze dal sistema che le subordina, di esprimere la propria insoddisfazione, di identificare chi la pensa come loro e di sfidare gli altri a ripensare alle proprie azioni e convinzioni».












