L'inquadratura è durata una frazione di secondo, ma non è sfuggita allo sguardo attento dei fan de L'Amica Geniale durante l’episodio “Terrore” andato in onda il 20 febbraio. Forse qualcuno, dopo aver letto il terzo volume della saga di Elena Ferrante, si aspettava di vederlo comparire nella serie tv, era all'erta. Del resto, Sputiamo su Hegel è uno dei pochi libri citati dall'autrice. E infatti eccolo lì: per un attimo il libretto verde (è la seconda edizione, per l'esattezza, quella del 1974) è comparso sulla scrivania di Lenù. Da giorni la foto sta circolando online. Forse perché sappiamo cosa vuol dire quando, come capita alla protagonista del libro, incontriamo per la prima volta il pensiero femminista: non è una sensazione che si dimentica. O forse perché siamo abituate che di Carla Lonzi e del suo lavoro imprescindibile si parli poco o niente in Italia, persino i suoi libri sono spesso introvabili. E invece eccola lì la testimonianza del movimento femminista italiano degli anni Settanta, davanti agli occhi di tutti. È esistito, esiste e noi siamo quelle che siamo anche grazie a esso.

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Lenù (Margherita Mazzucco) in una scena delle terza stagione de L’Amica Geniale, Storia di chi fugge e e di chi resta

In Storia di chi fugge e chi resta, il terzo volume della saga, mentre Lila si consuma venendo sfruttata in una fabbrica, Elena, Lenù, è ormai sposata e ha pubblicato un libro di discreto successo. Non è felice, però. A casa con le figlie e il marito si sente in trappola, si sente frustrata da un senso di subordinazione e inadeguatezza da cui non riesce a liberarsi. È il pensiero femminista a offrirle una chiave di lettura, ad aprirle gli occhi, come ha fatto e fa con noi. «Lessi per primo, incuriosita dal titolo, un testo intitolato Sputiamo su Hegel», dice Elena, «Mi colpì ogni frase, ogni parola, e soprattutto la sfrontata libertà di pensiero. Sottolineai tantissime frasi con forza, segnai punti esclamativi, freghi verticali. Sputare su Hegel. Sputare sulla cultura degli uomini, sputare su Marx, su Engels, su Lenin. E sul materialismo storico. E su Freud. E sulla psicoanalisi e l'invidia del pene. E sul matrimonio, sulla famiglia. E sul nazismo, sullo stalinismo, sul terrorismo. E sulla guerra. E sulla lotta di classe. E sulla dittatura del proletariato. E sul socialismo. E sul comunismo. E sulla trappola dell'uguaglianza. E su tutte le manifestazioni della cultura patriarcale. Opporsi alla dispersione delle intelligenze femminili. Deculturalizzarsi. Disacculturarsi a partire dalla maternità. Sbarazzarsi della dialettica servo-padrone. Strapparsi dal cervello l'inferiorità. Restituirsi a se stesse. Non avere antitesi. Muoversi su un altro piano in nome della propria differenza. Mentre i maschi si danno a imprese spaziali, la vita per le femmine su questo pianeta deve ancora cominciare. La donna è l'altra faccia della terra. La donna è il Soggetto Imprevisto. Liberarsi dalla sottomissione, qui, ora, in questo presente».

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Elena detta Lenù, interpretata da Margherita Mazzucco

«L'autrice di quelle pagine si chiamava Carla Lonzi», aggiunge poi Lenù. Tra tanti, Ferrante sceglie questo nome per simboleggiare un intero movimento. Lonzi è stata, del resto, una delle più importanti teoriche femministe di quegli anni. Le sue opere spaziano dalla critica d’arte negli anni 50 (si era laureata in Storia dell'Arte a Firenze) per virare poi sempre più verso l'impegno politico e femminista. Nel 1970 fonda assieme a Elvira Banotti e Carla Accardi, il gruppo Rivolta Femminile, redige il Manifesto di Rivolta Femminile e fonda la casa editrice Scritti di Rivolta Femminile con cui pubblica i suoi saggi. Nei suoi scritti teorizza la differenza sessuale alla base del femminismo di quegli anni: uomini e donne sono irrimediabilmente diversi, «L’uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli». Parla di autocoscienza, di sessualità femminili, di lotta di classe e oppressione maschile. Sono teorie per certi versi superate, ma ancora fondamentali da studiare per il femminismo di oggi.

«Com'è possibile che una donna sappia pensare così?», si stupisce Lenù, Ho faticato tanto sui libri, ma li ho subiti, non li ho mai rovesciati contro se stessi. Ecco come si pensa. Ecco come si pensa contro». Il femminismo insegna a Elena e a noi a sovvertire. E la sovversione più grande è proprio quella che avviene nelle nostre menti e ci insegna a guardare le cose - tutte le cose - da un punto di vista nuovo, decostruendo (non distruggendo a priori), immaginando e creando secondo schemi che la cultura patriarcale dominante ha negato e sminuito. Per questo vedere Sputiamo su Hegel comparire dal nulla sulla Rai, in una serie così popolare in Italia e all'estero, fa sorridere: è un po' come il gatto nero di Matrix, ci ricorda che c'è una crepa nel sistema. E poi c'è una certa ironia, se si pensa a quanti sostengono che Elena Ferrante sia un uomo. A quanto pare è ancora impensabile che una donna possa arrivare a certi livelli di letteratura e così i "grandi" di cui nutrirsi sono sempre e solo uomini. Invece, quando incontri il femminismo, scopri anche una genealogia letteraria: nonne, madri, sorelle e amiche di carta che ti parlano, finalmente, di te. L'Amica Geniale ci ricorda che è da lì che veniamo.

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Elena (Margherita Mazzucco) e Lila (Gaia Girace) nella terza stagione de L’Amica Geniale