Ce lo aspettavamo, c'erano già state le prime avvisaglie. Di recente una donna aveva riportato le prime molestie nel Metaverso e infatti non possiamo certo pretendere che la rape culture in cui siamo immersi svanisca solo perché ci spostiamo in una realtà virtuale. Già ci immaginiamo come andrà: «Tesoro, non puoi andare nel Metaverso da sola, è pericoloso», «Non vorrai mica andare nel Metaverso con quella gonna?» eccetera. Del resto quello che temevamo si è verificato: Jane Patel, una psicoterapeuta con sede a Londra che conduce ricerche sul Metaverso ha raccontato di essere stata accerchiata da diversi avatar maschili e di aver subito una vera e propria violenza di gruppo.

Il Metaverso di Facebook offre agli utenti infinite opportunità per lavorare, giocare, connettersi con gli altri e molto altro. Si tratta di una realtà virtuale a cui si accede grazie a un apposito visore e a un sistema di acquisizione del movimento per poter interagire con gli oggetti nella realtà virtuale. Patel si trovava in Horizon Venues, una delle piattaforme del Metaverso, che permette di partecipare a concerti e eventi tramite il proprio avatar.

«Entro 60 secondi dal mio ingresso sono stata molestata verbalmente e sessualmente», ha detto la quarantatreenne, «tre o quattro avatar maschili, con voci maschili, hanno praticamente violentato in gruppo il mio avatar gruppo e scattato delle foto». «Mentre cercavo di scappare», ha aggiunto, «hanno urlato "Non fare finta che non ti sia piaciuto" e "vai a strofinarti sulla foto"».

metaverso stupro news facebookpinterest
brightstars//Getty Images

Patel ha raccontato l'esperienza su Facebook ed è rimasta stupita da quanti siano riusciti a minimizzare l'accaduto: «I commenti al mio post andavano da: "La soluzione è semplice: non scegliere un avatar femminile" a "Non essere sciocca, non era reale" o ancora "Stai solo cercando di attirare l'attenzione" e "Gli avatar non hanno la parte inferiore del corpo da aggredire"». A suo dire, invece, la sensazione è stata molto vivida: «La realtà virtuale è stata essenzialmente progettata in modo che la mente e il corpo non possano distinguere le esperienze virtuali/digitali dal reale. In qualche modo, la mia risposta fisiologica e psicologica è stata la stessa che se fosse accaduto nella realtà».

Patel spiega che sono le caratteristiche stesse del Metaverso a rendere volutamente l'esperienza simile al reale: l'utente si sente come se si trovasse in un altro ambiente e vive un collegamento con il proprio avatar che gli impedisce di separare immediatamente reale e virtuale. Secondo i portavoce, Meta sta cercando di sviluppare la strategia migliore per tutelare gli utenti da questi episodi spiacevoli. Per il momento esiste la funzionalità "Personal Boundary", che permette all'avatar di chiudersi in una bolla che lo isola e lo protegge.

Patel, però, spiega che l'aggressione è «avvenuta in fretta, prima ancora che potessi pensare di mettere in atto la barriera di sicurezza». La verità è che servono norme che regolamentino questi fenomeni e obblighino le piattaforme ad assumersi la loro parte di responsabilità. Vorreste mai entrare in un mondo popolato dagli avatar dei vostri hater su Instagram? Il Metaverso rischia di diventare un posto assai poco raccomandabile.