Noi figli Millenial e Gen Z spesso ci scordiamo di riscoprire le radici della nostra famiglia. Sono certo che, scandagliando nelle librerie dei vostri genitori o delle vostre nonne, troverete album fotografici (con tanto di luogo e data segnate a biro sul retro) e infiniti blocchi di fogli con ricette. Quante volte, alzando il telefono con nonna, le chiedevo di prepararmi i miei piatti preferiti. Spesso ho cercato anche di mettermi al suo fianco, seguendo passo passo la creazione del piatto. Eppure non c'è verso: i piatti non mi sono mai riusciti come i suoi. E so che oggi sono portavoce di un'infinità di giovani che (fortunatamente aggiungerei) prova un amore smisurato nei confronti dei nonni. Posso dire di essere cresciuto gran parte della mia adolescenza con la mia nonna materna. Con lei ho imparato a leggere, cucinare, ascoltare, fare domande. Proprio qualche giorno fa, sistemando tra le mie cose, mi è tornata tra le mani una copia consumata del mio primo libro pubblicato nel 2019 (e che lei aveva letto insieme a me in anteprima). Così sui social ho deciso di mostrare la dedica che avevo fatto loro: «Grazie per avermi insegnato la strada da prendere». Una frase forse banale in quel frangente eppure, per quanto mi riguarda, potentissima. I nonni spesso diventano confidenti e, ad un certo punto della vita, il trend si inverte portando noi a prenderci cura di loro. Un cerchio che cambia ma, nonostante tutto, ci ricorda quanto loro abbiano fatto per noi (senza nessun aiuto social o web, per verificare o cercare aiuto). Questo articolo allora è per tutte le nonne maxxing della Gen Z. Per mia nonna Alda, che negli ultimi anni avevo reso a sua insaputa in parte virale sui social e che sarebbe fiera di questo nuovo trend (vai a spiegargliela, poi, questa parola). E per i tuoi nonni, a cui devi fare riferimento ora per capirne di più circa questo ennesimo nuovo fenomeno social (qui, però, le piattaforme non c'entrano proprio nulla).



Nonna maxxing, voglio essere proprio come te

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Se il volume del televisore di casa di nonna si alza sempre più per via dell'udito che scarseggia, il suono delle notifiche del nostro telefono si abbassa sempre più. C’è un silenzio nuovo infatti che abita le case dei ventenni di oggi, che profuma di lavanda e di lievito madre. Lo chiamano Nonna-maxxing, ma sotto l'etichetta digitale batte un cuore di altri tempi. È il bisogno disperato di ritrovare il proprio centro in un’epoca che ci vuole ovunque, tranne che nel momento presente. I giovani stanno riscoprendo che la vita lenta prende vita nel calore di una tazza tra le dita, nella danza lenta delle lenzuola che si asciugano al sole, nella preparazione delle lasagne da infornare la domenica a pranzo, nel giardino da sistemare. Rituali tramandati di generazione in generazione che, in questo mondo super fast, stanno riscoprendo una nuova bellezza. Sono sincero: quando mia nonna mi ha chiesto uno smartphone touch ho avvertito un senso di inadeguatezza. Lei, che cercava di stare così al passo con i tempi, faceva partire telefonate anche nel cuore della notte (non che la situazione sia poi cambiata con il telefono a tasti grandi e il tasto SOS premuto nei momenti meno opportuni). Questo per dimostrarvi che, se da una parte abbiamo persone anziane che si impegnano e desiderano restare al passo con i tempi senza essere escluse o isolate dalla quotidianità, dall'altra i più giovani stanno riscoprendo il piacere di usare proprio quei telefoni senza internet e staccare dal mondo esterno. Per anni ci hanno spiegato che la tecnologia ci avrebbe fatto risparmiare tempo, ma nessuno ci ha detto che quel tempo lo avremmo passato a rincorrere un senso di vuoto. Il Nonna-maxxing ribalta questa logica e trasforma i gesti più umili in atti di puro amore verso se stessi. Vorrei definire questo trend una rivoluzione gentile verso noi stessi e una categoria fragile. Fare l'uncinetto, leggere un libro, sedersi in giardino e respirare senza la tecnologia, cucinare per l'appunto per chi amiamo (se ci pensate, le nonne, sono sempre le ultime a mettersi a tavola per servirvi e trasmettervi tutto il loro amore). Ecco che il Nonna-maxxing diventa una carezza al sistema nervoso di una generazione esausta dal "troppo". Perché è quando smettiamo di guardare la vita degli altri attraverso un vetro retroilluminato, che i nostri sensi iniziano finalmente a risvegliarsi.

La longevità delle nonne italiane, virali in tutto il mondo

All'estero sono le nostre nonne ad essere le vere influencer del nostro Paese. Per dirla alla Gen z: le prime ideatrici dei "tutorial" per come li conosciamo oggi. Tutti saperi e passioni tramandati a voce o per iscritto e non in video. Come fanno a vivere una vita così longeva? Le testate (soprattutto estere) se lo sono chiesto spesso. La risposta è proprio la chiave da inserire nella serratura del "Nonna maxxing": vivere in tranquillità e mangiare cibo genuino. Mantenere legami con le comunità e il tessuto sociale delle città, fare una passeggiata, le parole crociate o sudoku (vi sfido a non trovare una rivista del genere a casa di nonna). Inconsapevolmente, facendo del bene agli altri, lo stanno facendo anche a loro stesse. Ora io le nostre nonne me le immagino sparse per l'Italia (e in un'altra dimensione, per l'appunto) con sguardi rivolti fuori dalla finestra anziché verso il basso. Questa ricerca della "vita analogica" ci permette di riappropriarci dello spazio mentale necessario per vivere la vita in modo più autentico. La Gen Z, abbracciando la saggezza delle proprie nonne, sta imparando che la felicità non è una meta lontana da raggiungere, ma un piccolo seme che cresce nel terreno fertile della lentezza. E in un mondo che ci chiede di essere macchine, scegliere di essere "nonne" è forse l'atto di ribellione più tenero e potente che si possa compiere.

P.s. Dopo aver letto questo articolo, fate una challenge per me. La prossima domenica a pranzo preparate da mangiare voi, care nonne e nonni maxxing della Gen Z, e servite proprio voi i vostri nonni. Vedere il tutto da una prospettiva diversa, a volte, non è poi affatto male. Evviva i nonni!