«Michele Rech è a disagio con il successo. Il timido fumettista 38enne, che lavora in un modesto appartamento alla periferia di Roma, non usa la parola "fama" ma si riferisce invece alla sua ascesa nazionale parlandone come fosse una "cosa" che fatica a gestire». Inizia così il lungo articolo che il Guardian ha dedicato a Zerocalcare, il fumettista le cui graphic novel vengono definite dalla testata una forma di Gonzo Journalism (il particolare stile di scrittura inventato da Hunter Thompson). Perché da quando quest'anno Netflix ha pubblicato Strappare lungo i bordi, un adattamento delle sue storie (e della sua coscienza-armadillo gigante), anche fuori dall'Italia si sono accorti di Zerocalcare.
Sul Guardian se ne racconta la vita («la carriera di Rech è iniziata nel 2001, quando ha raccontato le sanguinose rivolte durante il vertice del G8 di Genova, aveva solo 17 anni all'epoca ed era tra i manifestanti»), con una breve intervista (sapevate che Zerocalcare significa banalmente "zero calcare", ispirato da un jingle orecchiabile di uno spot televisivo per una soluzione decalcificante?).
L'articolo ripercorre la sua carriera, da quando nel 2010 ha iniziato a lavorare al suo romanzo grafico di debutto, La profezia dell'Armadillo, dove raccontava il lutto per la morte di un compagno di classe. «Il suo successo ha continuato a crescere e ora su Netflix c'è la sua serie animata, Strappare lungo i bordi, che segue le vicissitudini esistenziali di un fumettista socialmente imbarazzante (l'avatar di Rech) con il suo armadillo-coscienza che riflette sul percorso della sua vita».
Fuori dall'Italia, dove è diventata la più vista su Netflix, la serie è piaciuta tantissimo. Fatta eccezione per la Turchia, dove non è stata apprezzata l'inclusione nella serie della bandiera curda del Pkk, ritenuta oltraggiosa da Ankara, che considera l'organizzazione un gruppo terroristico.












