Sono passati 80 anni da quel 2 giugno 1946. Una data che i nostri nonni ricordano bene, soprattutto le nonne. La voglia di mordere il futuro e tornare (finalmente) a riassaporare la libertà. Le generazioni negli anni sono cambiate e forse, complici i social, sono sempre meno le domande e le curiosità circa ciò che siamo stati. Eppure c'è un'età in cui il futuro smette di essere un concetto astratto studiato sui libri di scuola e diventa una scadenza sul calendario. Per Stella Silva, diciassette anni e curiosa della vita, quella scadenza coincide con il compimento della maggiore età. Un rito di passaggio democratico che oggi, per molti suoi coetanei, ha perso il fascino di un tempo. Quale? Il primo ingresso in una cabina elettorale. L'occasione per riflettere ad alta voce su questo passo è avvenuta nel cuore pulsante delle celebrazioni delle istituzioni italiane.
Durante il tradizionale ricevimento del 2 giugno nei Giardini del Quirinale, Stella si è trovata davanti al Presidente della Repubblica. Dal cast del Festival di Sanremo accolto per la prima volta a febbraio, ai cantanti e gli attori ricevuti proprio il 2 giugno fino all'incontro con Stella e tanti altri giovani. Presidente Mattarella, mi perdoni se mi rivolgo a Lei dandole del "tu": sei proprio il supereroe che vogliamo (e di cui abbiamo bisogno).
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«Il mio primo voto? Correva l'anno 1963...»
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No, non è uno spot de I Migliori Anni, anche se l'incipit lo potrebbe ricordare. Per la prima volta il Presidente Della Repubblica Sergio Mattarella si è confidato parlando della sua maggiore età. Mentre il cerimoniale impone spesso scambi di circostanza, Stella ha scelto di portare davanti al Presidente la verità del proprio vissuto fatta di dubbi e curiosità. Un passaggio di testimone, potremmo dire, che ci ha davvero emozionato. Accorciando le distanze con una sincerità disarmante, la diciassettenne si è rivolta direttamente alla massima carica dello Stato: «Buonasera Presidente, mi chiamo Stella Silva, sono una studentessa e tra qualche mese avrò 18 anni. Ancora non so come mi sentirò quando andrò a votare per la prima volta ma già so che dovrò informarmi al meglio. Lei si ricorda il suo primo voto? Era emozionato, era convinto?». La risposta di Mattarella ha aperto una finestra temporale su un'Italia lontana, restituendo una percentuale che fotografa il cambiamento di presenza alle urne:
«Ho votato per la prima volta nel 1963 per eleggere il Parlamento. In quell'occasione la partecipazione al voto dei nostri concittadini che si recarono al seggio per votare era del 93%. Recandomi al seggio non è che fossi emozionato, ma ero convinto di farlo, anche perché a 22 anni ero già impegnato in un partito politico».
Dalle aule di Tor Bella Monaca al Quirinale: che upgrade!
Chi ha detto che la Gen Z non sa relazionarsi, beh, sbaglia di grosso. Stella vive la sua vita da adolescente e studia al Liceo Scientifico e Linguistico "Edoardo Amaldi" di Tor Bella Monaca, una scuola nella periferia est di Roma che è un vero e proprio presidio di attivismo e self-empowerment per i ragazzi del quartiere. Ciò che ho apprezzato di questo scambio è che Stella in pochi istanti è stata capace di smontare la retorica dei "giovani che sono il domani". Raccontando il dietro le quinte del suo colloquio a La Repubblica, Stella ha scattato una foto a tratti sincera e un po' dolorosa, della sua generazione:
«A Mattarella ho chiesto della sua prima volta alle urne, tra noi ragazzi purtroppo c'è poco interesse per la politica».
Non c’è menefreghismo in questa frase, va detto. Eppure, proprio a ridosso dei festeggiamenti degli 80 anni della Repubblica, è una frase che deve farci riflettere. Insomma, se la politica parla una lingua che nessuno (o quasi) sotto i trent'anni capisce, è normale che i ragazzi si chiamino fuori. Stella è tornata sui banchi dell'Amaldi con una risposta che appartiene probabilmente alla storia del nostro Paese vista con gli occhi della Gen Z. Ora è proprio alla politica che resta il compito più difficile: rendere tutto decisamente più pop (come già sta facendo il nostro Presidente Mattarella) per non far lasciare quella scheda elettorale del tutto bianca.










