«L’unico consiglio che penso di poter dare per rimorchiare è di non scrivere cose che non puoi sostenere guardando in faccia una persona. Il secondo consiglio è di non accollarsi, mai, neanche sui social. La gente pensa di poterlo fare via messaggio, di poter essere pesante e pedante. Ecco, meglio evitare. Valeva per Messengers, vale anche oggi per Whatsapp».
Adolescente ai tempi di MSN Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, è uno dei fumettisti italiani più brillanti della generazione Millenials. Cresciuto nella periferia romana, che ha nutrito le sue storie sin dagli albori, ha da sempre raccontato la sua vita attraverso quei “disegnetti” che lo hanno reso celebre, e che adesso sono arrivati anche su Netflix. Strappare lungo i bordi è infatti la serie d’animazione, interamente prodotta in Italia, disponibile su Netflix da mercoledì 17 novembre, e che ha presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.
A dieci anni di distanza da La profezia dell’armadillo, la graphic novel che fa da scheletro alla serie animata, Zerocalcare continua a profetizzare sempre e solo un verbo: «Non t’accolla».
Questo vale sia nelle dinamiche delle relazioni sociali, che sentimentali, e il primo episodio di Strappare lungo i bordi è una confessione sull’incapacità di comunicare con l’altro sesso, specie durante l’adolescenza.
Dall’ammettere in pochi secondi di aver avuto un colpo di fulmine per la sua amica Alice, allo scegliere la tecnica di rimorchio perfetta: stare zitto e non dire nulla. Zerocalcare è capace di raccontare non solo una città, Roma, non solo la generazione cresciuta a pane e cartoni animati giapponesi, ma soprattutto chi, almeno una volta nella vita, ha vissuto quel senso di inadeguatezza e insicurezza, che sono, ancora oggi, universali.











