Con la combo di doppi episodi andati in onda su Rai Uno, è finita almeno per il momento l'avventura televisiva di Lila e Lenù ne L'Amica Geniale 2 - Storia del nuovo cognome. E il tema cardine dei due episodi finali è stato come superare la frustrazione, venuto fuori come un fiume nel bellissimo monologo di Lenù (Margherita Mazzucco). Lenù ha una vita bellissima, quella che sognava: eppure sente che le manca un pezzo e guarda alla sua amica Lila, rimasta al rione in cui sono nate a fare una vita miserabile, come se lei invece avesse tutto. Se sei una fan della Ferrante puoi chiamarla "Sindrome di Lenù": racchiude quella sensazione che ti fa sentire "quasi" al posto giusto, "quasi" perfetta, "quasi" tutto. A un passo da come vuoi essere, ma ancora lontana dall'obiettivo.

All'improvviso mi resi conto che tutta la mia vita era un "quasi". Ce l'avevo fatta? Quasi. Mi ero strappata a Napoli e al rione? Quasi. Avevo amiche e amici nuovi, che venivano da ambienti colti? Quasi. Di esame in esame ero diventata una studentessa ben accolta dai professori che mi interrogavano? Quasi.

Se hai letto i quattro libri di Elena Ferrante che compongono la saga sai già che il contrasto tra Lila e Lenù tiene in vita e dà un senso a tutta la loro amicizia. Ma nel monologo finale di Lenù, che fugge dal rione povero e comincia una nuova vita a Pisa da studentessa, c'è tutta la frustrazione universale e l'amarezza del sentirsi fuori posto, come se non avesse fatto abbastanza per meritarselo. Noi ci abbiamo visto tanta umanità e tanta verità: a chi non è mai capitato di sentirsi come lei?

Superare la frustrazione, quando ti senti "quasi" al posto giusto

Lila, ovvero l'amica "geniale", la ragazza che impara tutto e scopre il mondo grazie a una curiosità e intelligenza fuori dal normale nonostante le poche possibilità, è lo stimolo che scatena la frustrazione di Lenù nella saga di Elena Ferrante. Il monologo è incentrato tutto su una parola: "quasi". Un termine che riassume il senso di inadeguatezza che spesso prende quando pensi di non meritare qualcosa, di non essere nel posto giusto e che scatta se hai un punto di riferimento forte che scatena in te la frustrazione di non essere alla sua altezza.

Dietro tutti quei quasi, mi sembrò di vedere come stavano le cose. Avevo ancora paura e sentivo che da qualche parte, Lila, come sempre, era senza "Quasi".

Le amiche, la scuola, persino la famiglia sono i posti in cui chiunque vive o ha vissuto la maggior parte della vita e in cui è più facile confrontarsi con gli altri: per questo è proprio in questi ambienti che spesso scatta la "sindrome di Lenù". Fa male sentirsi come la protagonista della fiction di Rai Uno e HBO? Tantissimo, perché ti fa toccare solo col pensiero l'immagine di come vorresti essere e lascia addosso un po' di insoddisfazione, ma è un passaggio fondamentale della vita che è toccato a tutti, prima o poi.

La sindrome del "quasi" si accende quando ti trovi a un passo da quello che vorresti essere: vale nella vita sentimentale come nello studio, quando senti che non stai dando il massimo e potresti fare di più eppure non ci riesci. Oppure quando cadi sempre in un vortice di relazioni sbagliate con lo stesso tipo di persona e non sai come uscire dal loop per rompere l'incantesimo. Se hai un'amica che hai preso come modello e ti sembra sia meglio di te o che, avendone la possibilità potrebbe fare ogni cosa meglio di te (come nel caso di Lenù e Lila), la sindrome del quasi si fa ancora più forte e magari non ti fa vivere al meglio le esperienze che ti capitano giorno dopo giorno.

Come si esce dal loop del "sono quasi come voglio essere"?

Ognuno ha una strada da seguire, soprattutto quando si parla di insoddisfazione e ricerca della felicità. Le strade verso l'auto-realizzazione sono infinite: la saga della Ferrante e i suoi personaggi hanno solo personificato una sensazione che nella vita, prima poi, hanno provato tutti. Non ti facciamo spoiler su come va a finire la storia di Lila e Lenù, ma sappi che a un certo punto la protagonista si renderà conto che l'unico modo che ha per uscire dal loop dell'avercela quasi fatta, dell'essere quasi come vuole è trovare dentro di lei la forza di spezzare l'incantesimo.

Perché se è vero che nel caso delle ragazze dell'Amica Geniale è solo Lenù a provare questa insoddisfazione, mentre Lila che fa una vita terribile non prova invidia per l'amica, ma solo una grande rassegnazione per la sua condizione, è possibile che la frustrazione che ti fa sentire la mancanza di qualcosa sia un sentimento a senso unico. Porsi obiettivi a breve termine, puntare a dei traguardi realistici e soprattutto non farsi prendere dall'ansia per il futuro sono le chiavi per non finire come Elena Greco, la protagonista dei romanzi della Ferrante: triste, davanti al fiume, mentre si rende conto di non essere abbastanza per la vita che, invece, si è guadagnata sgobbando sui libri per uscire dalla povertà.

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