Mancano meno di due mesi alla mia partenza e se fossi brava probabilmente avrei già programmato tutto. L’8 ottobre 2019 partirò per il giro del mondo in solitaria - l’ho deciso da più di sei mesi - eppure quando mi chiedono “allora, tutto pronto?” io rispondo “no, quasi niente”.

La data che ho scelto per la partenza non è casuale: è la stessa data in cui, esattamente un anno fa, mi è stato diagnosticato un tumore al seno. Quando avevo 35 anni. A me: vegetariana da più di 20 anni, sportiva, sana. Eppure quel nodulo che avevo visto spuntare qualche mese prima si è rivelato un mostro inaspettato che ha scombussolato tutti i miei piani. E - forse proprio per quello - adesso di piani non ne faccio più. Non programmo quasi niente, ascolto il mio istinto e faccio quello che mi va in quel momento: chiamatelo egoismo se volete, io ora lo chiamo amor proprio.

Parto l'8 ottobre, per dare nuovo significato a una data infausta.

Dopo 2 interventi, 6 mesi di chemioterapia e uno di radioterapia, e dopo aver tenuto tutto nascosto per mesi alla mia community di oltre 50.000 follower, ho raccontato il mio percorso con un video che ha lanciato anche il mio nuovo progetto, #GoFraintesa. Il giro del mondo da sola che partirà proprio l’8 ottobre, per dare un nuovo significato a una data che ora è infausta. Per supportare questo viaggio ho lanciato una raccolta fondi su www.gofundme.com/fraintesa: il 50% della somma raccolta con questo crowdfunding mi servirà per coprire le spese del giro del mondo, mentre il restante 50% lo donerò alla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. E in ogni macrotappa rilascerò interviste per raccontare la mia storia e invitare alla prevenzione.

Fino a qui tutto bello, sì, ma ora che la partenza è vicina credo che dovrò davvero darmi una mossa e pensare al giro che farò. Anche perché (purtroppo) non potrò stare via all’infinito: dopo circa 3 mesi, quindi a metà gennaio, dovrò tornare per fare i check-up di rito in ospedale.

Una bozza di itinerario, nella mia testa, c’è già: fare tutti i continenti. Sempre nell’ottica, però, di ascoltare me stessa e fare solo ciò che amo. Io, ad esempio, amo l’estate e odio l’inverno: quindi il mio itinerario sarà al caldo e inseguirà l’estate australe. Anche perché, in questo modo, non dovrò portare con me abbigliamento pesante, che diventerebbe un fardello sulla mia schiena. Quindi indicativamente penso che trascorrerò un mese in Asia, un mese in Oceania, e un mese in Sudamerica, per concludere poi con una settimana in Africa.

Amo l’estate e odio l’inverno: quindi il mio itinerario sarà al caldo e inseguirà l’estate australe.

Ho deciso di partire dall’Asia perché è un continente che amo, e perché penso che la gentilezza asiatica sia di buon auspicio per un tour così lungo. Partirò con un volo Cathay Pacific che mi porterà a Hong Kong, e so già che dal finestrino dell’aereo, prima di atterrare, vedrò l’enorme statua del Buddha di Lantau pronta a darmi il benvenuto. Non vedo l’ora, sono pronta!

Un’altra cosa che è pronta (anche se, per ora, sempre e solo nel mio cervello) è la valigia. O meglio, l’idea di come la farò. Ho avuto un colpo di genio qualche tempo fa: mi sono sottoposta a un’analisi dell’armocromia, per scoprire quali colori, abiti e accessori mi donano di più. Poi ho fatto un repulisti del mio armadio, eliminando tutto ciò che non mi valorizza. E voilà, il risultato è duplice: mi vedo bella con ogni capo del mio armadio, e soprattutto ora che tutto è in palette i capi sono tutti abbinabili tra loro.

A Hong Kong vedrò l’enorme statua del Buddha di Lantau pronta a darmi il benvenuto.

E anche questo torna a favore della mia valigia: mi basterà infilarci i capi essenziali senza dover studiare eventuali abbinamenti prima di riporre tutto nello zaino. Perché -diciamocelo- noi donne facciamo così, studiamo i possibili outfit, per scegliere cosa porteremo con noi in viaggio. Ma se stai via 3 mesi con uno zaino costantemente sulle spalle, non ci sarà spazio per quel top che non sai mai come abbinare, o quelle scarpe belle ma scomode. Si torna a mettere se stesse al centro di tutto: prima ci sono io viaggiatrice, che devo stare bene e comoda, e poi viene il desiderio di compiacere il gusto altrui. Questo non vuol dire che partirò con sandalacci e calzini bianchi - ma che metterò in borsa delle scarpe carine ma portabili.

Un’altra cosa che ho considerato per il mio viaggio è il budget. Per calcolare quello che mi serve per 3 mesi di viaggio sono partita dal costo del round the world ticket (il biglietto aereo che ti permette di fare il giro del mondo con un numero massimo di tappe): circa 5.000 euro. A questo ho aggiunto un’ipotesi di spesa giornaliera, calcolata facendo una media tra le mete più costose che toccherò (come Singapore) e quelle più economiche (come il Sudamerica). Diciamo circa 30/40 euro minimo al giorno per dormire in una stanza singola decente - dopo aver superato i 35 anni ho deciso che le camerate d’ostello non mi avranno mai più: mi voglio troppo bene per dormire così male!

Aggiungiamo il budget per il cibo, almeno altri 30/40 euro: non mangio carne, raramente bevo alcolici a pasto e amo lo street food, quindi potrei starci dentro, anche perché amo mangiare molto a colazione (spesa che di solito è inclusa nella camera d’hotel) e spesso a pranzo mangio qualcosa di veloce mentre esploro. Mettiamoci anche 20/30 euro al giorno per tour, attrazioni, trasporti. Arriviamo circa a 100 euro al giorno, che per 100 giorni di viaggio fanno circa 10.000 euro. Sommando i 5.000 euro del round the world ticket, arriviamo a 15.000 euro - che infatti è la cifra che cerco di raccogliere per me con il crowdfunding (vorrei poi riuscire a donarne altrettanti alla ricerca).

Dovremmo smetterla di rimandare i sogni.

Come forse avrai capito, non so dirti con estrema precisione come si organizza un viaggio intorno al mondo. Non so farti l’elenco perfetto di cosa mettere in valigia (almeno per ora!), non voglio consigliarti di prenotare ora tutti i treni e le navi sui quali salirete tra 5 mesi. Quello che mi è successo l’anno scorso mi ha insegnato a non fare grandi programmi, ad essere fluida e flessibile, ad accettare quello che il destino ti dà, giorno per giorno. Non voglio programmare tutto nel dettaglio perché voglio essere libera di godermi il momento - libera di fermarmi in un parco un pomeriggio intero se mi va, o cambiare piani all’ultimo istante se incontro qualcuno che mi invoglia a farlo.

Dalla mia disavventura imprevista ho imparato anche che dovremmo smetterla di rimandare i sogni e che dovremmo abbandonare l’abitudine di metterci in secondo piano. La vita è adesso e sta a noi andarci a prendere quello che sentiamo di volere. Io voglio realizzare il sogno di fare il giro del mondo. E forse non posso ancora dirti bene come si organizza, però posso dirti una cosa: vai a prenderti quello che vuoi, ora. Il tuo 8 ottobre è oggi.