Quando è uscita la notizia dell'intervista di Alberto Angela a Christopher Nolan e Matt Damon, i social hanno fatto una cosa rarissima: si sono trovati tutti d'accordo. Perché, probabilmente, parliamo di un incontro che nessuno aveva immaginato, ma che tutti volevamo vedere. Da una parte il divulgatore scientifico più amato d’Italia, dall'altra il regista che ha trasformato il blockbuster in esercizio di filosofia e il protagonista del film più atteso dell’anno, The Odyssey. In mezzo, Omero. L'Odissea. Il Mediterraneo. Il mito.



Più che una semplice intervista promozionale, quella che ha aperto la nuova stagione di Noos, su Rai Uno. Dentro i primi minuti del programma c’è tanta archeologia, tanto mare, e luoghi che conservano le tracce del viaggio più famoso al mondo, quello di Ulisse. Sicilia, Grecia, Marocco, Islanda, Scozia. L’Odissea di Nolan sembra essere diventato il viaggio di una troupe intera che potrebbe aver portato a casa un nuovo capolavoro cinematografico. E il fascino dell'operazione di Alberto Angela sta tutto qui: il cinema incontra la divulgazione, Hollywood incontra la ricerca storica.

Christopher Nolan su The Odyssey: «Il primo ricordo dell’Odissea risale a quando avevo quattro anni»

Del resto, non è la prima volta che i poemi omerici conquistano il grande schermo. Nel 2004 Troy trasformò l'Iliade in un fenomeno globale. Pochi sanno, però, che proprio in quegli anni Christopher Nolan era stato preso in considerazione per dirigerlo. Più di vent'anni dopo, quel viaggio è finalmente diventato realtà. Ma a modo suo. Fin dai primi minuti di Noos - L’avventura della conoscenza si sono potute vedere le prime immagini di The Odyssey, da giovedì 16 luglio finalmente al cinema. Quel famoso cavallo di Troia per anni sognato da Christopher Nolan finalmente diventato realtà. Alberto Angela inizia con una semplice domanda la sua intervista: «Qual è il vostro primo ricordo dell’Odissea?». Christopher Nolan ricorda gli inizi: «Avevo 4 o 5 anni, ero alle elementari. Si stava mettendo in scena il cavallo di Troia. E poi Ulisse con le sirene che tentavano di ammaliarlo. Credo che sia proprio questo il mio primo ricordo».

Matt Damon su The Odyssey: «Ognuno ha la propria lettura de L’Odissea»

Uno scambio continuo tra Alberto Angela, Chritopher Nolan e Matt Damon. «Il motivo per cui quest’opera continua a vivere ai giorni nostri è perché continua a parlare dell’uomo. È una storia che è alla base di ogni storia che raccontiamo», spiega Matt Damon, protagonista del film, rispondendo ad Angela su quale sia il valore di quei tempi che più lo ha colpito. «Credo che ognuno possa avere una lettura diversa di quest’opera - continua - Dipende tutto dal momento della vita in cui lo leggi. C’è chi dice che parla di guerra, chi di famiglia, di amore, di ritorno a casa. Una persona della nostra troupe, veterano di guerra, ha detto che è il migliore testo che abbia mai letto sul disturbo da stress post-traumatico. Credo che dipenda da ciò che ognuno porti con sé».

Rendere un testo antico, moderno e attuale: la sfida di Nolan con L'Odissea

Ma qual è il modo in cui Christopher Nolan lavora sui grandi testi del passato? «Adattare un testo al mondo contemporaneo è la sfida più importante. Non si tratta di seguire l’opera originale. Quello che si crea è un processo di immersione, leggendo più volte il testo, attraverso anche traduzioni diverse. Poi metto tutto da parte, e inizio a scrivere affidandomi alla memoria. Durante il lavoro di adattamento, mi sono reso conto che temi che inizialmente sembrano lontani dai nostri valori, in realtà sono a noi vicini. Ad esempio trattare gli altri come vorresti che fossi trattato. I valori sono rimasti gli stessi di allora. Omero continua ad affascinare perché parla di verità umane universali».

La troupe di The Odyssey ha vissuto il viaggio di Ulisse

Cosa significava, però, essere un viaggiatore più di 30 secoli fa? Alberto Angela lo chiede a Nolan che ripercorre il viaggio che tutta la troupe ha compiuto per questo film: realizzato interamente fuori dagli studi. «Il viaggio è stato il punto di partenza - ha spiegato Nolan - Ci siamo chiesti cosa volesse dire, per quei tempi, affrontare un viaggio del genere. Così abbiamo trovato una nave, abbiamo cercato di capire il mare, e come vestissero le persone. Quando sei fuori casa dipendi da sconosciuti: da loro dipende acqua, cibo, riparo. La troupe e gli attori hanno fatto uno sforzo di immaginazione e così hanno imparato a remare, a issare la vela, proprio come se fosse un vero equipaggio. Abbiamo potuto posizionare la macchina a bordo e filmare la verità, come fosse un documentario». Un lavoro che ha chiesto sforzo anche fisico e che Matt Damon ricorda così: «È stato un lavoro 24 ore su 24. Sicuramente è stato il lavoro più impegnativo fatto fino ad ora. Ma è stato davvero entusiasmante e gratificante».

I luoghi più amati di Christopher Nolan e Matt Damon girando The Odyssey

Tra Marocco, Grecia, Italia, Islanda. La troupe di Christopher Nolan ha viaggiato in numerosi luoghi, eppure, come spesso accade, ci sono posti che rimangono nel cuore di chi li attraversa. «Dove avete sentito maggiormente la presenza di Omero?», chiede Alberto Angela. «Favignana - risponde Nolan - Siamo stati per settimane lì in Sicilia e abbiamo girato sulla spiaggia e su varie coste dell’isola. Era impossibile non pensare al Mediterraneo, c’è una connessione profonda». Per Damon, invece, è la Grecia: «Ho avuto questa stessa sensazione nella grotta di Zeus in Grecia, che sarebbe da tradizione il luogo in cui Zeus è nato. Un posto diverso da qualsiasi luogo abbia mai visto prima, difficile, angusto, eravamo circondati da api. Lavorare in questo modo crea connessioni diverse e poi ovviamente c’è un tasso di imprevedibilità molto alto».

Quella a Noos, su Rai Uno, con Alberto Angela è stata sicuramente parte di una promozione mastodontica di un film che ci porterà una nuova visione del viaggio di Ulisse. Quello che ci ha affascinato è stato sicuramente l'incontro: da una discussione altamente mainstream si è parlato di storia, di Omero, di poemi, di sirene e di luoghi veri e reali del nostro territorio diventati scenario della storia più antica che abbiamo. Circa quindici minuti di conversazione, quello che solitamente è concesso a questo tipo di promozione, che ci hanno mostrato una parte della storia reinterpretata da Christopher Nolan, di come il passato possa essere rivisto e di come, soprattutto, sempre il passato possa continuare a parlare del nostro presente.