Il Marvel Cinematic Universe torna finalmente a fare centro, e lo fa proprio puntando su uno dei suoi personaggi simbolo. Abbiamo visto in anteprima Spider-Man: Brand New Day - in uscita nelle sale cinematografiche il 29 luglio -, un film che si rivela una bellissima sorpresa, soprattutto se messo a confronto con le ultime uscite della Fase 5.
Il regista Destin Daniel Cretton ha tirato fuori un capitolo davvero maturo (prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures), capace di alternare momenti di forte introspezione a battaglie e scene di lotta spettacolari. Un ritorno in grande stile che regala una nuova veste, più matura, al nostro amichevole Spider-Man di quartiere.
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Un Peter Parker cresciuto e costretto alla solitudine: l'evoluzione del personaggio
Scordatevi il ragazzino entusiasta alle prime armi, che filmava qualsiasi cosa con la sua telecamerina mentre combatteva accanto agli Avengers. Quel Peter non esiste più. Dopo quello che è successo nel capitolo precedente Spider-Man No Way Home, l'incantesimo di Doctor Strange ha cancellato ogni traccia del suo passato e oggi nessuno si ricorda più chi sia. O meglio, chi sia Peter Parker.
Con la dolorosa scomparsa di zia May e gli storici amici Ned e MJ che non sanno nemmeno della sua esistenza, Peter si ritrova a vivere in un isolamento totale e quasi alienante. La sua vita quotidiana si è spezzata in due: non c'è più spazio per il ragazzo di tutti i giorni, esiste soltanto il vigilante in tuta in giro per la città. In questo caso le difficoltà personali finiscono per schiacciare l'eroe sotto il peso delle sue responsabilità.
Il film affronta questo vuoto affettivo con grande sensibilità e un tocco di malinconia. Ci mostra un protagonista visibilmente fragile, costretto a gestire il dolore del lutto e il senso di abbandono senza avere nessuno su cui contare o con cui sfogarsi a fine giornata. Anche se la storia segue un'indagine legata ad alcune strane incursioni nei laboratori del Damage Control, il vero nemico con cui Peter deve fare i conti è proprio la solitudine.
La sceneggiatura si concentra davvero sulla persona dietro la maschera, regalandoci un racconto intimo che fa provare una forte empatia per questo ragazzo a cui è stato tolto praticamente ogni affetto.
In questa assurda situazione, il ritorno di Zendaya nei panni di MJ è ovviamente il più atteso tra i fan della coppia: non si corre a riparare il passato per esigenze di copione, ma si gioca tutto sulla distanza. Che sì, spezza il cuore anche a noi.
Non mancano le scene d'azione e la sorpresa Sadie Sink
Se la parte emotiva e psicologica funziona alla perfezione, nemmeno le scene d'azione deludono. Cretton sfrutta al massimo le altezze e i grattacieli di New York, regalandoci lanci tra i palazzi e acrobazie che fanno quasi venire le vertigini, restituendo al personaggio la sua vera dimensione di eroe di quartiere legato alla strada.
In questo contesto si inserisce benissimo Jean Grey, la new entry interpretata da Sadie Sink (confermando così ufficialmente il mondo degli X-Men nel MCU): la sua prova è convincente, in grado di ritagliarsi un ruolo importante senza mai rubare la scena al protagonista. E anche le apparizioni di personaggi del calibro di Frank Castle (The Punisher, interpretato da Jon Bernthal) e Bruce Banner / Hulk (il tanto amato Mark Ruffalo) sono calibrate al punto giusto, facendo da specchio ai dubbi e alle battaglie interiori del protagonista.
Le due ore e venticinque di durata scorrono via senza problemi e la tensione resta sempre alta dal primo all'ultimo minuto. Chiaro, qualche piccolo difetto c'è ed è impossibile non ammetterlo: la trama scivola ogni tanto su passaggi un po' prevedibili e scontati (sia per quanto riguarda la vita privata di Peter, sia per il ruolo del villain della pellicola), di cui però non possiamo parlarvi per evitare spoiler.
Il risultato è comunque ottimo: un cinecomic mai noioso e profondo che ci regala senza ombra di dubbio la miglior prova recitativa di Tom Holland nei panni dell'Uomo Ragno.












