Forse per l'attualità delle tematiche proposte, in un periodo storico di sentimenti reazionari e di dinamiche privative, forse per l'interessantissimo cast – Cole Sprouse, Lena Dunham, Alexandra Daddario – o le premesse da cui origina la storia, c'era molto hype intorno all'uscita di I Wish You All the Best, film del 2024 accolto nelle sale degli Stati Uniti lo scorso novembre 2025.
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Il 18 giugno 2026, con il titolo tradotto Ti auguro ogni bene, la pellicola è finalmente arrivata anche nei cinema italiani. Diretta e sceneggiata da Tommy Dorfman, tratta dal romanzo omonimo d'esordio di Mason Deaver, è un'opera di militanza LGBTQIA+ che racconta il percorso di formazione di una persona non binaria (interpretata da Corey Fogelmanis, già conosciuto per la serie Prime Video Uno splendido errore o My Life with the Walter Boys, che dir si voglia), i suoi traumi, emozioni, stati mentali, affetti e relazioni.
Ti auguro ogni bene: la trama del film con al centro le identità non-binary
In un incrocio tra il coming-of-age, il romance, e l'esplorazione di tematiche relative all'identità di genere, la storia segue Ben De Backer (Fogelmanis), una persona non binaria che decide di fare coming out con i propri genitori, che più avanti si intuisce facenti parte di un comunità religiosa dove vigono il bigottismo e il conservatorismo. Le prime tenere immagini suggeriscono un ambiente familiare amorevole e accogliente, ma ben presto ci si scontra con la realtà devastante della reazione paterna e materna: Ben viene cacciatə di casa e si ritrova senza un posto dove andare, finendo per trovare rifugio nella casa della sorella maggiore Hannah (Daddario), estraniata da tempo dalla famiglia per aver gestito con libertà la scelta di una gravidanza inaspettata. Trasferendosi da lei e del marito Thomas (Sprouse), con cui ora è diventata consapevolmente madre a sua volta, cerca di ricostruire la propria vita dopo il trauma del rifiuto familiare. Il loro aiuto sarà determinante anche nella ricerca di un'espressione del sé estetica, dal fashion al beauty, che lo possa davvero rappresentare. Emotivamente intelligente è la scena in cui Hannah gli consiglia di abbandonare le "sai-boy hoodie", per qualcosa di più adatto, che possa contenere allo stesso tempo il maschile e il femminile – un make-up con una riga di under-liner rosa, un dettaglio che riproduce lo stemma di Batman, una gonna lunga verde, una gilet peloso rosa. Importanti sono quelle in cui un consapevole Thomas, cis-etero, proverà ad allinearsi in maniera sana alla comprensione di Ben, sbagliando più volte, ma riprovando un po' meglio sempre.
Il percorso di B. tra coming out, famiglia scelta e accettazione
Trasferendosi, Ben viene accolto anche da una nuova realtà scolastica. Soffrendo di ansia, vorrebbe soltanto passare inosservatə, ma poi incontra Nathan Allan (Miles Gutierrez-Riley), un ragazzo brillante, affettuoso e molto socievole che insiste per diventare suo amico. Quella che all'inizio sembra una semplice amicizia si trasforma gradualmente in qualcosa di più profondo. Nathan diventa una delle poche persone con cui Ben riesce a sentirsi davvero al sicuro e vistə per ciò che è. Finalmente cambia nome in B., lettera che scegliere per ovviare al problema di dover per forza scegliere se essere l'uno o l'altra.
Parallelamente alla storia d'amore, che attenzionano anche sulle ragioni moderne di dinamiche relazionali dolorose come il ghosting, il romanzo racconta il percorso di Ben verso l'accettazione di sé: la terapia, la gestione della depressione, la ricostruzione del rapporto con la sorella e la scoperta di una "famiglia scelta", composta da persone che offrono sostegno e affetto anche quando quella biologica viene meno. Sarà lo stesso Nathan, che offre anche una rappresentazione necessaria delle persone bisessuali, ancora bistrattate e erroneamente stereotipate, a comprendere le ragioni dell'allontanamento temporale di B. Un'altra figura chiave per il supporto di B. è la professoressa di Arte 4, iconica, bizzarra e variopinta come solo Dunham sa essere, punto di riferimento quando la solitudine prende il sopravvento: «What if I told you that the moon is also non-binary? The moon is not woman, nor man. The moon is ancient and yet it is modern», è la battuta poetica, che lo aiuterà a concentrare ciò che gli succede nella sua vena più artista. Nel viaggio emotivo all'affermazione della sua identità, B. impara di meritare rispetto e amore, e che è possibile costruire una vita felice anche dopo un rifiuto doloroso.
La recensione del film Ti auguro ogni bene finalmente al cinema in Italia
Fa la differenza il fatto che a raccontare la storia di Ti auguro ogni bene siano la penna di un'identità nonbinary (Deaver), lo sguardo, attraverso la telecamera, di una regista donna transessuale (Dorfamn), e che a recitarla sia un attore apertamente queer (Fogelmanis): tutti fattori che lo rendono un prodotto autentico, sensibile, realistico e rappresentativo, un ottimo esempio di emancipazione, una testimonianza non solo artistica ma politica. Soprattutto perché dimostra che anche nel mainstream è possibile allontanare gli usi e costumi del queerbaiting e del rainbow washing, riappropriandosi invece della narrazione della propria storia.
Non si parla solo di orientamento sessuale, ma di identità di genere a cui si appartiene ed è una distinzione semantica – quella tra chi si è e chi si ama – ancora non del tutto compresa all'infuori della comunità, le cui diverse sfumature sono troppo spesso invisibilizzate e silenziate. «Ma non è che sei semplicemente gay?», chiederà il padre bigotto, a un certo punto, nel tentativo cristianissimo di "reindirizzare" B.
Perché la rappresentazione di Ti auguro ogni bene è così importante
Mostrare sullo schermo e fare chiarezza sulla profondità di queste dimensioni, in contesti cinematografici come il South by Southwest (festival in Texas che ha ospitato la prima premiere mondiale del film), è nel 2026 un atto di resistenza. Pur affrontando temi difficili come transfobia, ansia e abbandono familiare, film mantiene un tono pieno di speranza. Da un lato critico, si potrebbe imputare a Ti auguro ogni bene un linguaggio semplice e dimenticabile; poche cose, a parte la metafora della luna e qualche inquadratura, rimangono a colpire chi guarda. Sembra una scelta di regia monocorde e funzionale, quasi a volerne facilitare l'accesso alle generazioni più giovani o al pubblico generalista. Un prodotto davvero rivoluzionante però è anche uno che osa di più e più intensamente, assumendosi i rischi di risultare antipatico, di non trovare una soluzione ai problemi, di contraddirsi (Davvero è così facile perdonare un genitore che ti rinnega? B. lo farà con una lettera). Quello di Dorfman è sicuramente un prodotto utile e piacevole, che può arrivare a tanti (e non va nemmeno sottovalutata l'importanza di questa caratteristica); ma il cinema, quello eterno, non ha bisogno di far quadrare i conti mai.











