Ha scombussolato il Festival di Cannes, ma si è portato a casa la Queer Palm e questo la dice lunga sull’impatto che Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte ha avuto sulla Croisette. C’è da scommettere che susciterà lo stesso clamore il prossimo 19 agosto, quando arriverà su MUBI.
A tinte forti
Il racconto è puro meta-cinema. La regista e sceneggiatrice Jane Schoenbrun racconta di una giovane cineasta, Kris (Hannah Einbinder), pronta a tutto per riportare in vita la saga slasher di Camp Miasma. Per farlo si reca nel campeggio che ha ospitato le riprese dell’horror per convincere la protagonista del film originale, Billy (unica sopravvissuta nella storia-madre, interpretata da Gillian Anderson di X-Files), a tornare in scena. Lo scopo non è puramente artistico e infatti si trasforma presto in una spirale di ossessione ed erotismo, avvolta in un mistero a tinte forti.
Un background arcobaleno
Jane Schoenbrun racconta in chiave metaforica il proprio processo di transizione e rielabora il concetto d’identità di genere in chiave psichedelica e spiazzante. Il piacere si mescola al dolore e non a caso il killer della storia si chiama Little Death. È stato definito come una specie di Venerdì 13 in chiave queer, ma tra rimandi e sottotesti sarebbe troppo riduttivo ricondurlo a un solo franchise, soprattutto perché vuole rivendicare invece l’empowerment femminile e riprendere le redini del filone horror da sempre considerato misogino.
Un caleidoscopio di emozioni
Per avvicinarsi alla storia serve un approccio istintivo, di pancia, che non solo sospenda l’incredulità ma che si lasci avvolgere dall’esasperazione della realtà. Si capisce da subito che il tema sta a cuore alla sua creatrice perché racconta qualcosa di personale, intimo, a tratti morboso e altamente ossessivo. D’altronde la giovane protagonista ha 29 anni e si trova in preda a sentimenti e pulsioni totalizzanti, avida di scoprire il mondo e raccontarlo attraverso la lente della paura e del desiderio. Impossibile distogliere lo sguardo, inconcepibile distrarsi davanti a questa satira brutale e surreale. Da un lato i fasti di un passato glorioso anche se di nicchia (quello di Billy), dall’altro l’ambizione di un futuro di successo (se lo augura Kris): le due donne gravitano l’una nell’orbita dell’altra, destinate a collidere nella maniera più viscerale possibile.
C’è anche chi ha descritto il film come una serie di lunghi preliminari che portano all’orgasmo finale, un viaggio inaspettato e irriverente capace di sdoganare tabù e sovvertire luoghi comuni. E ha ragione perché il film spalanca le porte del proibito per renderlo accessibile, anche se delirante.













