Cosa vuol dire pensare per più di vent'anni a un progetto mastodontico? Lasciarlo lì, in un cassetto della fantasia, e tornarci ciclicamente per renderlo più grande, più ambizioso, più personale? Per Christopher Nolan è andata esattamente così. Il regista premio Oscar per Oppenheimer sognava di portare al cinema l'Odissea da oltre vent'anni e, a giudicare dalle prime reazioni internazionali, potrebbe aver trasformato quell'ossessione nel film più monumentale della sua carriera.



Dopo la première mondiale di Londra del 6 luglio sono scaduti gli embarghi sulle prime impressioni social della stampa internazionale, mentre quello sulle recensioni complete terminerà mercoledì 15 luglio. Eppure, già ora, il tono è sorprendentemente uniforme: The Odyssey viene descritto come un'esperienza cinematografica fuori scala, capace di unire spettacolo, introspezione e una rilettura personale del poema di Omero. C'è chi parla già di Oscar, chi di uno dei migliori film dell'anno e chi, addirittura, del nuovo punto di riferimento del cinema epico contemporaneo.

Tra le firme più autorevoli c'è Peter Bradshaw del Guardian, che definisce il film «una colossale storia su origine-mito della disillusione del dopoguerra e della perdita dell'innocenza testimoniata dai morti». Un commento che racconta bene la direzione presa da Nolan: The Odyssey diventa riflessione sul trauma della guerra, sulla memoria e sul prezzo pagato dagli eroi al termine del conflitto. L’entusiasmo è evidente sui numerosi post pubblicati su X di chi ha già visto le prime riproduzioni al cinema. Su IndieWire si parla del film come principale candidato da battere nella prossima stagione dei premi e sottolinea come Matt Damon possa già essere entrato nella corsa all'Oscar come miglior attore. Secondo le prime impressioni, le aspettative erano enormi, ma sarebbero state superate «in modo sbalorditivo».

Tra i commenti più condivisi su X c'è anche quello del critico Erik Davis, che definisce The Odyssey «un trionfo assoluto e un successo cinematografico realizzato da uno dei più grandi registi del nostro tempo». A colpirlo non è soltanto la spettacolarità visiva, ma il modo in cui Nolan riesce a renderla funzionale al racconto. «Il design della produzione è incredibile. L'azione è mozzafiato e la scala è diversa da qualsiasi cosa abbia fatto prima. Ciò che mi ha davvero sorpreso è quanto abbracci l'orrore. Alcuni dei momenti più grandi del film sono davvero inquietanti, aggiungendo una dimensione completamente nuova alla sua realizzazione cinematografica senza mai perdere di vista l'umanità al centro della storia». Davis poi parla del cast: Anne Hathaway «straordinaria», Matt Damon «eccellente», Tom Holland «conferma di poter affrontare qualsiasi ruolo», mentre Robert Pattinson, nei panni del manipolatore Antinoo ruberebbe letteralmente la scena.

Odissea: la lettura del poema omerico secondo Nolan

L'idea di Nolan, però, non è mai stata quella di trasporre fedelmente il poema di Omero. Come già aveva fatto con Oppenheimer o con il racconto bellico di Dunkirk, il regista parte da un evento per poi interrogarsi sull'essere umano. Il suo Ulisse, interpretato da Matt Damon, attraversa infatti una profonda crisi esistenziale. Le sirene scavano nella sua psiche, il ritorno a Itaca è un confronto tra l'uomo che era prima della guerra e quello diventato dopo. Anche alcuni personaggi vengono profondamente riscritti. Argo, il cane fedele, assume un ruolo molto più importante rispetto al poema. Il rapporto tra Ulisse e Telemaco (Tom Holland) viene ampliato per esplorare il peso dell'assenza di un padre trasformato in leggenda. Circe, interpretata da Samantha Morton, è meno archetipo più umano. Persino il rapporto tra Menelao ed Elena viene complicato rispetto alla versione omerica, mentre Lupita Nyong'o interpreta sia Elena sia Clitennestra, creando un dialogo simbolico tra due destini femminili segnati dalla guerra.

Il film che Nolan preparava da tutta la vita, nella sua mente e attraverso altri progetti

Una volta conosciuta la genesi del progetto, è difficile non accorgersi che The Odyssey era già nascosto, in verità, in tutti i film di Christopher Nolan. Passandoli in rassegna, è semplice trovare dei richiami. Nelle sue pellicole ci sono uomini chiamati a sacrificare tutto per una causa più grande, Batman Begins, Interstellar, Dunkirk, Oppenheimer. Protagonisti che desiderano soltanto tornare dai propri figli, così accade in Inception e ancora in Interstellar. E soprattutto c'è quella struttura narrativa frammentata che attraversa il tempo, ricompone la memoria e costringe lo spettatore a ricostruire continuamente il significato degli eventi. The Odyssey potrebbe rappresentare il punto di arrivo del regista premio Oscar. Il film che, probabilmente, stava preparando inconsapevolmente da oltre vent'anni.

The Odyssey, un kolossal fuori scala

Anche la produzione racconta l'ambizione del progetto, partendo dai 250 milioni di dollari circa investiti. Inoltre The Odyssey diventa il primo lungometraggio girato interamente utilizzando cineprese e pellicole IMAX di grande formato. Niente artificio, solo realtà e infatti il cast ha attraversato il Mediterraneo, spostandosi tra Marocco, Sicilia, Grecia, Islanda e Italia. Matt Damon ha definito questa esperienza «la più gratificante» della sua carriera, raccontando settimane di riprese estreme tra mare aperto, pioggia, vento e condizioni climatiche proibitive. «Film come questo non vengono più realizzati», ha spiegato. C’è chi ha fatto i compiti a casa: per rientrare dell'investimento il film dovrà incassare almeno 500 milioni di dollari nel mondo. Le recensioni complete arriveranno soltanto dal 15 luglio, quando scadrà l'embargo imposto alla critica. Ma una cosa appare già evidente: se le prime impressioni verranno confermate, Christopher Nolan potrebbe aver trasformato il poema più antico della cultura occidentale nell'evento cinematografico dell'anno.