«Bisognerebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi». È con questo aforisma di Oscar Wilde che inizia il nuovo film di Olivia Wilde, The Invite - il piacere è tutto nostro (nelle sale italiane dal 16 settembre).

Siamo stati alla prima europea della pellicola, alla 79esima edizione del Locarno Film Festival, e sullo schermo all'aperto più grande d’Europa la commedia della regista e attrice statunitense (42 anni) porta allo scoperto dinamiche che, in un modo o nell’altro, molte coppie conoscono.



The Invite, anatomia ironica di una relazione

The Invite è il remake della pellicola spagnola Sentimental (2020) di Cesc Gay, commedia tratta dalla pièce teatrale Los vecinos de arriba, anche in Italia è stato adattato in Vicini di Casa (2022) . La storia ruota attorno alla coppia formata da Angela (Olivia Wilde), un’artista che ha messo da parte la propria attività e che ora si dedica soprattutto alla casa, ai tappeti e all’arredamento, e Joe (Seth Rogen), ex musicista diventato un insofferente professore di musica.

I due vivono nello spazioso appartamento ereditato dai genitori di lui e decidono di invitare a cena i vicini del piano di sopra. O meglio, Angela decide di invitarli. Joe torna a casa e scopre quella che percepisce quasi come un’imboscata organizzata dalla moglie.

Da quel momento, tra conversazioni, provocazioni e continui battibecchi, iniziano ad affiorare questioni rimaste irrisolte per anni e diventa evidente quanto Joe e Angela siano ormai distanti nel modo di vivere, comunicare e guardare alla propria relazione. Più che raccontare dove li porterà quella serata, è interessante osservare ciò che il film mette in discussione: quanto restare insieme significhi ancora scegliersi e quanto, invece, possa diventare semplicemente un’abitudine.

L'anteprima al Festival del Film di Locarno

L’atmosfera durante il Locarno Film Festival è sempre magica: Piazza Grande e il suo schermo hanno un fascino particolare, capace di attirare ogni anno appassionati da tutto il mondo. E forse, quando quella piazza fa parte anche dei luoghi della tua quotidianità, vederla trasformarsi per dieci giorni nel cuore del cinema internazionale ha qualcosa di ancora più speciale.

Anche Wilde, che del film in concorso per il Prix du Public UBS (premio assegnato al film più votato dagli spettatori in Piazza Grande) è regista e protagonista, è rimasta colpita dall'accoglienza e, prima della proiezione, ha commentato “Wow, probabilmente sarà la prima e unica volta in cui questo film verrà proiettato su uno schermo così grande”.

Quando ridere delle relazioni diventa terapeutico

The Invite assomiglia quasi a una seduta pubblica di terapia di coppia. Insieme a Joe e Angela ci ritroviamo ad ascoltare le osservazioni di Piña (Penélope Cruz), psicoterapeuta e sessuologa, molto più disinvolta nel parlare di desiderio, sesso e relazioni rispetto ai suoi vicini.

Prima della proiezione, Olivia Wilde ha spiegato: «Prima di tutto, è una commedia. Perché penso che persino le cose più tragiche della vita, alla fine, riusciamo a superarle quando ci rendiamo conto che non sono successe soltanto a noi. C’è qualcosa, nel comprendere che certe esperienze sono universali, che elimina il senso di vergogna e permette alle cose di diventare persino divertenti e, soprattutto, superabili».

Ed è forse proprio questa una delle sensazioni più interessanti lasciate dal film. In Piazza Grande, circondata da migliaia di persone che ridevano davanti alle nevrosi, alle incomprensioni e alle frustrazioni di questi quattro personaggi, era difficile non pensare che il meccanismo funzionasse proprio perché qualcosa di quelle dinamiche risultava familiare. Si ride delle loro discussioni perché, almeno in parte, ne riconosciamo il linguaggio.

Nessuno è perfetto, nemmeno in The Invite

Ogni personaggio è difettoso a modo suo e nessuno è costruito per permettere allo spettatore di schierarsi comodamente dalla sua parte. Angela è una donna ansiosa e perfezionista, desiderosa di fare una buona impressione sui suoi vicini “cool”, mentre Joe è un uomo rassegnato e cinico nei confronti della propria vita. Piña e Hawk sembrano collocarsi nel mezzo e rappresentano una coppia apparentemente più equilibrata, ma tutt’altro che perfetta. La differenza non sta nell’assenza dei conflitti, bensì nella loro capacità di riconoscerli e di provare a riparare le ferite che provocano.

Come accade probabilmente in molte coppie, anche qui le discussioni sembrano nascere da motivi insignificanti: un paio di scarpe, una bicicletta lasciata fuori posto, una bottiglia di vino o un invito di cui Joe sostiene di non sapere nulla. Ma naturalmente non si litiga davvero per le scarpe, per la bicicletta o per quella bottiglia di vino.

Dietro ogni piccolo episodio sembrano nascondersi anni di discussioni, incomprensioni e risentimenti accumulati. Joe e Angela non reagiscono più soltanto a ciò che sta succedendo in quel momento, ma anche a tutto ciò che è successo prima. E, forse ancora più importante, sembrano aver perso la capacità di riparare davvero il danno dopo un litigio.

È qui che The Invite diventa qualcosa di più di una commedia su due coppie molto diverse tra loro. Il finale lascia aperta l’interpretazione su come proseguirà la storia di Joe e Angela, portandoci allo stesso tempo a riflettere su come noi stessi vediamo e viviamo le nostre relazioni. Forse il vero invito del film è proprio quello di chiederci quanto siamo capaci di cambiare all’interno di una relazione, di riconoscere i nostri errori e di continuare a vedere davvero la persona che abbiamo accanto.