«Nessuno ha capito cosa vuol dire avere l’anima in esilio /l’identità in affitto», canta in “Diaspora” Tära, all’anagrafe Tamara Al Zool, nata e cresciuta in Italia da genitori palestinesi. Della strofa «Dio mi ha dato una voce / devo compensare chi la usa poco», Tära ha fatto il suo manifesto, legando alle sfide sociali e alle sue origini un modo di raccontarsi rappresentativo delle seconde generazioni. Per Tära, la musica è cominciata come un gioco, una forma d’espressione che la incuriosiva e appassionava poi, via via, tutto si è fatto più professionale. Il 2024, che è stato l’anno di svolta, anche grazie alla partecipazione alle selezioni di X Factor Italia. Nel 2025, Tära muove i primi passi sui palchi italiani con l’Araba Fenice Tour, mentre all’inizio del 2026 pubblica due nuovi singoli “Mezza-luna” e “Diaspora”, ad anticipare il suo progetto discografico previsto per quest’anno.
La musica per Tära risponde al dovere di farsi ascoltare: «Sono sempre stata una persona molto introversa, crescendo tendevo a nascondere le mie origini, ma a un certo punto ho capito che se non sono io a parlare delle mie origini, non lo farà nessuno per me. Devo contribuire alla narrazione della mia identità e credo sia un dovere portarla avanti con fierezza, imparando ad amarla, perché so che non è facile». Quando le chiedo di queste difficoltà, Tära racconta che «non mi andava di sentirmi l’unica diversa in classe. Bastava leggere il mio cognome e subito finivo sotto i riflettori, tra commenti e giudizi, mentre io non ci volevo stare. Tutto questo mi rendeva difficile mostrarmi veramente per quel che ero, quindi per un periodo ho semplicemente cercato di omologarmi allo standard occidentale». Continua Tära: «però, piano piano, ti rendi conto che grazie a questo ibrido culturale hai imparato a vedere il mondo in un modo che forse gli altri non possono vedere, a concepire davvero la convivenza e capire che è un valore».
Il racconto dell’identità italo-palestinese è fondamentale nella sua musica, a partire dalle sonorità che mescolano naturalmente il pop occidentale di Michael Jackson e quello arabo di Fairuz. Tra i brani, “Mezzaluna” riconduce a un momento preciso: «in casa di mia nonna c’è questa grandissima finestra e io mi ricordo l’alba vista da lì, al momento della prima preghiera del giorno». Per Tära, lo spicchio celeste è un’immagine e un simbolo: l’Hilal è la luna del Ramadan nella religione islamica, così come la Mezzaluna Fertile è la parte di mondo da cui proviene. Nel suo singolo più recente “Diaspora”, Tära descrive con parole concrete ciò che accade in Palestina. Parla di droni che si confondono con le comete, di governi che istigano all’odio e di quell’arte che ha dovuto prendere il posto della politica. Spiega: «la politica dovrebbe essere un pilastro importante della comunità. Dovremmo essere fieri di questa parola. Ma negli ultimi anni qualsiasi cosa è diventata politica, tranne la politica stessa». Politico è, per esempio, l’uso della parola genocidio che Tära fa in questo brano: «non capisco la paura di prendere posizione in Italia, alla fine tutto ciò che posso perdere io non sarà mai abbastanza per ripagare ciò che hanno perso i miei antenati e le persone che oggi subiscono il genocidio. Usare questa parola non dovrebbe essere controverso: non dovremmo avere paura quando diciamo la verità».













