Quando Francesca Michielin si immerge in un progetto in cui crede, gli dà tutta sé stessa. Così, ha preso una pausa dai social («Lo consiglio», mi dice al telefono, «il mio cervello era più attivo, creativo e libero»), ha studiato, letto libri come Femina di Janina Ramirez, Spezzate di Jude Ellison Sady Doyle, Sabba di Stéphanie Ribeiro. «È stato un po’ come scrivere una tesi di laurea», ride, «mi sono divertita, ho sperimentato e giocato». Il risultato è il suo nuovo album, Magia Bianca, in uscita il 12 giugno. Otto tracce che ruotano attorno alla figura della strega. «Ho studiato le alchimiste, le curatrici, le anguane della tradizione veneta», racconta, «e poi il contesto storico, il Medioevo, che non è stato un periodo prettamente oscuro, anche se ha messo le basi per la caccia alle streghe». Alla ricerca ha affiancato suggestioni online, l’estetica Medievalcore e Wierdeval, la Dungeon Synth («Un genere musicale», mi spiega, «che deriva dai videogiochi con musiche pseudo medievali») e un certo fascino contemporaneo per l’esoterismo. A fare da sfondo, c’è una duplice tensione che riconosciamo in noi e nel suo nuovo singolo Una donna non può: il bisogno di evadere da una realtà opprimente e il rifiuto di cedere e lasciarsi incasellare. «È un disco che parla di società attuale col pretesto di un medioevo fantasy», riflette Michielin, «è anche un disco naturalmente femminista e intersezionale, ogni pezzo è politico nel suo essere divertente e tragicomico».
Perché la strega?
«La strega è da sempre, storicamente e culturalmente, l’oppositrice, e in questo è una figura molto queer. La parola deriva da ciò che stride, è una figura perturbante. Sentivo e sento che abbiamo bisogno delle streghe perché abbiamo bisogno di fermare l’invisibilizzazione e l’esclusione dei corpi».
Quali sono i corpi esclusi, oggi?
«I corpi delle persone con disabilità, ignorati in tantissimi contesti. I corpi delle persone grasse, perché purtroppo siamo tornati al culto estremo della magrezza. I corpi delle persone trans, che sono ancora considerati non conformi».
Nel disco hai colto un ritorno alla spiritualità e all’esoterismo sempre più evidente.
«Viviamo, come dico nel brano “1484”, “un tempo di finto ordine, ma di vera guerra”. È un momento storico complicatissimo e non è un caso che siano usciti album come Lux di Rosalía, Santissimo di Sayf o Sacro di Serena Brancale».
È un bisogno di evasione?
«È una reazione quando diventa tutto austero, cupo, con la guerra in così tante parti del mondo. Nel disco dico “almeno lasciatemi la magia, almeno lasciatemi la fantasia”. Il recupero dell’irrazionale, di ciò che non è ordinario e schematico, serve perché abbiamo bisogno di fuggire da questo momento di polarizzazione estrema».
Come si concilia con l’impegno per cambiare le cose?
«Penso che una società che usa la creatività e la fantasia sia in grado di visualizzare nuove possibilità per il futuro. Al contrario, le persone cercano ordine ed etichette perché hanno paura».
Vale anche per questo album?
«È un disco di critica, ma ha sempre il sorriso sulla faccia, anche se può essere amaro. È anche il mio album più pop: balliamo su questo momento di merda con la consapevolezza che insieme, forse, possiamo uscirne. Uno dei pezzi più queer e politici è “Strega comanda”, perché dice: “Sono io la strega e la strega comanda e sceglie il proprio colore”, cioè il fatto che ognuno possa rendere la propria vita qualcosa di magico scegliendo liberamente. Solo che spesso non è così. Tanti diritti che si pensava fossero conquistati vengono messi costantemente in discussione».
Troveremo l’estetica Medievalcore nel tour Strega Comanda di questa estate?
«Mischierò un’estetica derivativa medievale a qualcosa di più contemporaneo: una tendenza che sta tornando anche nella moda. In ogni data del tour il pubblico potrà vestirsi di un colore diverso e ci saranno ispirazioni Anni ’80, nel glam e anche nei capelli. Io, che ho sempre nascosto i miei ricci cotonati, forse li farò vedere un po’ di più».
Quest’anno sei una delle tre ambassador del Roma Pride, che valore ha per te?
«Per usare un termine aulico, è un’investitura, ed è un impegno che porto avanti da un po’. La prendo con grande responsabilità, voglio realizzare qualcosa che vada oltre il mese del Pride, per questo ho deciso di sostenere un progetto nello specifico: Welcome4rainbow, il Centro di servizi di accoglienza e supporto per il contrasto alle discriminazioni e alla violenza contro le persone LGBTQIA+, presso il Circolo Mario Mieli di Roma. Sono arrivata a 30 anni e ho fatto tutti i miei “doveri” da popstar giovane, i miei dischi di platino, i miei concerti. Ora voglio fare quello che mi fa stare bene, con un senso di vocazione: con la mia voce forse posso fare qualcosa di buono anche per gli altri, ricordare che ci sono ancora tante persone che vogliono un mondo migliore, più equo, più aperto e più ricco di diversità».
Make-up, Luciano Chiarello
Hair Stylist, Angelo Rosa Uliana
Assistente luci, Luca Magalini
Produzione Hearst Magazine, Sofia Ceresero
Video, Leonardo Marrone
Editor in Chief Martina Mozzati
Team, Lia Bono Lin, Laura Ghizzaglia, Cecilia Alba Luè, Martina Covre, Marika Bonacina, Eleonora Boin














