Ci ritroviamo un giorno di novembre in coda per entrare all'attesissimo release party di Lettera Q, il nuovo album di Nayt che in 12 tracce ha condensato un nuovo percorso personale e professionale fatto di apertura, consapevolezza e cultura.
In fila c'è un ragazzo venuto da Viareggio apposta, non sa come fare perché non è in lista, riusciamo a farlo entrare con noi; dentro invece incontriamo Gennaro, direttamente da Napoli perché attraverso il pre-save su Spotify ha avuto accesso all'evento. Non se lo sarebbe perso per niente al mondo. Con loro parliamo proprio del nuovo disco e raccogliamo i loro pensieri su quello che entrambi definiscono «un album che avrà bisogno di decantare», non immediato come la trilogia di Raptus. In questo senso, Habitat aveva fatto da ponte, come ci aveva raccontato nell'intervista per la cover extra di Cosmopolitan Italia a lui dedicata, scritta e pubblicata poco più di un anno fa. Si avvertiva una maggiore apertura nei temi trattati, nelle basi e nei testi meno cattivi e più elaborati, in questo senso meno immediati e che meritano tutto il tempo per essere fatti propri.
Ne abbiamo parlato direttamente con William Mezzanotte, che a soli 30 anni spegne già le candeline per i suoi 16 anni di attività. I suoi fan li conosce bene e sa che sono disposti a tutto pur di conoscerlo, per questo per noi è stato interessante scambiare due parole con loro e impostare l'intervista raccogliendo anche le loro suggestioni. Il suo pubblico è fedele, l'artista cambia, i fan crescono con lui. E, secondo loro, gli devono tutto.
L'estetica di questo album è legata al simbolo del fiore, come mai?
«L'elemento floreale del disco rappresenta la cultura intesa come questa capacità di diffondere vita, colore, diversità. Dà la possibilità di interpretare e di riconoscere quindi di vedere con molta più pienezza quello che ci circonda, ma anche dentro di noi. Io cerco di dare degli strumenti per riconoscere, riconoscersi a vicenda, riconoscersi allo specchio, capito? Gramsci diceva che la cultura non è un magazzino ben organizzato di informazioni, ma la capacità di sentire il contatto con se stessi e col resto del mondo».
Sensibilità.
«Proprio questa sensibilità che permette di aprirsi, sentirsi coinvolti, sentirsi parte di, non stare chiusi ma trovare il contatto con gli altri».
E tu hai imparato o eri più predisposto?
«Sento di essere cresciuto con una certa sensibilità. Però è ovvio che come succede anche per il talento, anche questa va alimentata per poter fare cose più grandi, più importanti».
Nel nuovo disco, in "Certe bugie" dici: «Non sono io l'eroe», eppure come Samuel e Gennaro, tantissimi tuoi affezionati ti danno proprio questo merito, di averli salvati.
«Io do degli strumenti, ma poi ognuno deve agire per sé. Ho visto sulla mia pelle che perché le cose cambino siamo noi stessi a dover agire, non è che ascolti una canzone e va tutto a posto. Si salvano da soli. Delle volte forse si tende a proiettare verso l'esterno perché non si è capaci di amarsi».
Dici questo anche per de-responsabilizzarti un po'?
«No, no, assolutamente, anzi nella mia vita forse mi sono fatto anche troppo carico degli altri. Oggi credo di aver trovato un buon equilibrio, sono consapevole di dare a tanti giovani una certa luce, ma è giusto che ognuno si prenda i suoi meriti. Sono il primo che canta " salvo delle vite con la vita" perché quello che faccio lo metto a servizio anche degli altri, ma poi ci si salva da soli o comunque ci si accompagna a vicenda, perché anche i miei fan mi aiutano molto. Bisogna essere propositivi, questo è fondamentale».
A proposito di cambiamenti, l'anno scorso mi dicevi che avevi appena ripreso i rapporti con tuo padre. Ci rivediamo un anno dopo, cos'è cambiato?
«Ho voluto cercarlo sì, ho sentito il desiderio più che il bisogno. Con lui adesso il rapporto è continuativo, nel senso che ci sentiamo più o meno ogni due settimane via messaggio. Un semplice "Ei, ciao come stai?" Tutto bene?". Non è molto ma c'è presenza, è un ricercarsi. È sempre lui che mi scrive devo dire e lo apprezzo tanto perché mi dimostra di impegnarsi con gli strumenti e con le possibilità che ha».
E tu come ti senti?
«Sono diverso dal momento che non solo la rabbia decade e la ferita si rimargina, ma anche perché sono attivo, per tornare al discorso di prima. Non è solo una ferita che si rimargina, ma sento il desiderio di arricchire con il contatto e di costruire. Questo rapporto, seppur minimo, è a tratti miracoloso dopo tanto male e tanta sofferenza».
Le donne della tua famiglia invece sono il perno di tutto, o almeno così sembra in "Di abbattere le mura (18 donne)" in Lettera Q.
«Celebro le donne più importanti della nostra cultura, veri esempi di vita per me, per cui non potevo esimermi dal rendere omaggio anche a mamma e nonna, in primis per l'amore ricevuto. Mia nonna ha dovuto affrontare un sacco di cose con tre figli, sola, perché mia nonna è rimasta vedova e poi si è rimessa con un altro uomo, e crescendo mi sono fatto raccontare meglio tutta la storia. Ho capito tanto della persona che sono io e che è mia madre. Ho capito da dove viene il dolore, il male. Tornare indietro e capire il passato è fondamentale per capire il presente, così come, parlando con mio padre, ho capito che è stato un ragazzo, è stato un bambino, avrà avuto un'infanzia anche lui».
Anche con un passato difficile si può trovare la libertà?
«Tutto l'album tratta proprio di questo, di presenza, di essere qui e ora a prescindere dalla tua condizione di partenza. In questa società la definizione di libertà viene data in base a quello che puoi raggiungere con il successo professionale: abbi successo e allora potrai comprarti il tempo, l'amore e tutto quanto. Io invece ho voluto proporre un'alternativa, ovvero la libertà di poter fare scelte consapevoli ed è interessante perché prescindi da qualsiasi classe sociale, economica se riesci a trovare il tuo equilibrio. Questo non vuol dire non commettere errori, ma accettare e accogliere. Non possiamo punirci per sempre. Il titolo Lettera Q si riferisce proprio alla possibilità di interrompere i loop, i pattern, come una O con il cerchio spezzato».
Cicli viziosi?
«Sì, ma anche prigioni mentali, pregiudizi, frustrazioni, ciclo vizioso inteso veramente come anche chiusura di pensiero che si contrappone alla libertà».
Negli album passati sembrava che la tua prigione fosse la rabbia, questa volta si sente maggiore apertura, è un disco che sembra respirare.
«Assolutamente sì, mi sento non solo meno arrabbiato, ma mi sento molto più in pace, molto più risolto. Poi non si sa mai che cosa porta al futuro, siamo in oscillazione, come le frequenze, però sto molto meglio.
C'è stato un momento che ti ha portato a essere più sereno?
«Penso che sia stato tutto graduale, un mio percorso di crescita, prima mi fermavo sempre un passo prima del precipizio. Ho imparato a trovare fede nel fatto che le cose che dovranno accadere accadranno e per me è una grande forza in più, perché il precipizio lo salti, ti abbandoni e ti lasci attraversare, e poi quello che succede succede. Ho abbandonato il controllo e abbracciato l'amore».
Il tour di Nayt
Dal 23 marzo 2025 Nayt porterà Lettera Q sui palchi dei club delle principali città italiane con il suo La Grande Fuga Tour, che ha da subito riscosso un enorme successo, raggiungendo in pochissimo anche il tutto esaurito della seconda data romana che triplica l’1 aprile nella Capitale e a cui si aggiunge anche il sold out con raddoppio di quella milanese.
- 23 marzo - Vox Club - Nonantola (MO) - DATA ZERO
- 25 marzo - Teatro Cartiere Carrara - Firenze
- 27 marzo - Teatro Concordia - Venaria Reale (TO) - SOLD OUT
- 30 marzo - Palapartenope - Napoli
- 1 aprile - Atlantico Live - Roma
- 2 aprile - Atlantico Live - Roma - SOLD OUT
- 3 aprile - Atlantico Live - Roma - SOLD OUT
- 6 aprile - Gran Teatro Geox - Padova
- 8 aprile - Fabrique - Milano - SOLD OUT
- 9 aprile - Fabrique - Milano












