Ele, in realtà, non si chiama Ele. Il suo vero nome è Eleuteria, dal greco libertà. E già questo basterebbe a spiegare tutto il suo personaggio. Ele è Valentina Romani in Frammenti, il film uscito l’11 giugno che racconta il percorso emotivo e identitario di Romeo, un giovane ballerino di Roma. La parola libertà si richiama costantemente e non è solo un concetto astratto o un’idea da inseguire, più un qualcosa che prende forma proprio attraverso una figura femminile che appare all’improvviso, come se fosse sempre stata lì, in attesa del momento giusto per mostrarsi.
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Magnetica, surreale, materna, amante, amica. La Ele di Valentina Romani irrompe nella scena e entra nella storia cambiando un po’ il percorso della sua narrazione. Ha abiti eccentrici. Vive in un contesto impossibile, bellissimo: un letto dentro un van, e una zona giorno sospesa tra colonne antiche avvolte da veli che sembrano muoversi anche quando non c’è vento. Prima uno spazio fisico, poi, sequenza dopo sequenza si mostra più come uno spazio mentale che segue solo la grammatica dell’immaginazione.
Ele non sembra appartenere subito a Romeo, eppure, scambi di battute, minuto dopo minuto sembrano appartenere, appunto, l’uno all’altra. Sono le frasi, e gli interrogativi a unirli e a svelare temi interessanti per l’essere umano in generale. «Ma tu fai parte degli uomini del perché?», Ele lo chiede a Romeo al loro primo incontro. Una domanda posta con semplicità e leggerezza, quasi come se a porla fosse un bambino alla scoperta del mondo. Eppure, allo stesso tempo, una domanda che porta a una riflessione. Se da una parte Romeo deve analizzare tutto, Ele l’istinto lo sente sotto la pelle.
Così si comprende che Ele offre domande, spiragli di luce durante le ombre dell’esistenza. «Cosa ti fa sentire veramente libero?». «Quando salto e rimango qualche secondo in aria e il mio corpo me lo permette. Quella per me è la libertà», risponde Romeo.
Si muove con grazia e con un pizzico di follia, Valentina Romani. Un personaggio che la stessa attrice costruisce anche attraverso l'improvvisazione, seguendo sì copioni, ma muovendosi poi d’istinto, come ci ha raccontato Riccardo De Rinaldis durante la nostra intervista. Lei è una musa, poi una fata madrina, infine un grillo parlante. La sensazione è quella che oscilli sempre tra realtà e finzione e sia compito dello spettatore dare la propria interpretazione. Ed è in quel momento che Ele assume il suo ruolo definitivo: presenza necessaria che arriva quando siamo pronti a cambiare. Lei resta impressa a lungo perché ognuno di noi, almeno una volta, ha incontrato una Ele. O dovrà incontrarla. O la sta attendendo. Una persona, una voce, un amore, un amico, un incontro casuale. Qualcuno che ci aiuti a riconoscere la strada. Senza imposizione, solo con libertà.











