Leo Woodall arrossisce facilmente. Incrocia le braccia, accavalla le gambe e si tormenta la t-shirt bianca. Ricevere i complimenti non è il suo forte, a meno che a farglieli non è un maestro come Dustin Hoffman, come succede sul set del film Tuner: l'accordatore, in uscita il 28 maggio. Un po’ commedia, un po’ heist movie, è una pellicola di genere senza rientrare in una categoria ben precisa. E a questo 29enne britannico va bene così.
Leo Woodall ama le rom-com (e Hugh Grant)
Nella realtà dice che gli piacciono le rom-com «come Notting Hill e Love Actually» e si chiede se ci sia qualcosa che «Hugh Grant non riesca a fare». In realtà lo sa bene perché ha condiviso con lui il set di Bridget Jones – Un amore di ragazzo. Non è l’unica parentesi romantica della sua carriera: da The White Lotus (su HBO Max) a Vladimir (su Netflix), ha fatto battere il cuore e girare la testa a molti personaggi femminili, stuzzicando la fantasia del pubblico.
È gettonatissimo e ha in cantiere sei progetti, tra cui l’atteso film della saga de Il Signore degli Anelli su Gollum. Ma per il momento si concentra su Tuner, una storia insolita capace di emozionare e divertire.
Perché Leo Woodall ha empatizzato subito con il personaggio di Niki
In questo caso il suo alter ego Niki è un fenomeno della musica perché ha un udito così sopraffino da poter percepire suoni che agli altri sfuggono. Presto questa caratteristica è diventata una maledizione perché lui ha sviluppato una iperacusia, una sensibilità eccessiva verso i rumori. La sua carriera promettente si è così conclusa molto presto, ma per sua fortuna è stato preso sotto l’ala protettiva di Harry (Dustin Hoffman), che lavora come accordatore di pianoforti. Si tratta di un ripiego per il ragazzo-prodigio, ma non può fare altro. Una serie di circostanze e la conoscenza di una musicista lo portano a usare il suo dono in maniera poco legittima. E così si caccia nei guai piuttosto in fretta.
Leo Woodall per primo è rimasto folgorato dalla sceneggiatura e ammette di esserne stato rapito non solo per la presenza di Dustin Hoffman. «Il trucco per capire se voglio partecipare a un progetto – confessa – è questo: quando leggo un copione che non vedo l’ora di guardare allora significa che è quello giusto. Stavolta non solo mi è successo immediatamente ma ho empatizzato subito con le sofferenze di Niki. Mi sono immedesimato: cosa succede se ti vengono portati via il talento e la passione che sei convinto ti definiscano?».
Il rapporto con Dustin Hoffman sul set di Tuner
L’attore ammette di non aver preparato troppo le scene («a volte sembrava di girare un documentario in cui davanti alla telecamera le persone si comportano con naturalezza») e di aver trovato una sintonia immediata con Dustin Hoffman («Ci siamo presi fin da subito, il che ha aiutato a creare le varie dinamiche tra i nostri personaggi. Quando lavori con qualcuno così bravo ti senti migliorato e quasi non percepisci di recitare una parte. Perdi le insicurezze e ti butti»).
Leo Woodall resta comunque intimidito dalla longevità di carriera del suo partner di set e vorrebbe per sé qualcosa di molto simile. «Il mio sogno è continuare a lavorare il più a lungo possibile, provando ad essere libero e non costruito. Mi piace lasciarmi guidare dall’istinto».
E se gli si chiedono tre ragioni per guardare Tuner risponde: «Questa è una storia semplice, raccontata bene e capace d’intrattenere, che poi sono i motivi per cui la gente va al cinema».
Il fascino di Leo Woodall sta tutto nella sua spontaneità
Intanto gli vibra il cellulare e lui beve un sorso d’acqua: prova ad essere disinvolto ma non gli riesce sempre. E per sdrammatizzare rivela qual è il suo suono preferito al mondo: «Se dico quello della lattina di Coca-Cola vale?». Ovviamente sì, perché a questo giovane talento, ormai conferma più che astro nascente, si perdona tutto, persino le battute dettate dall’agitazione.














