La settimana scorsa in Italia si è tornati a parlare della mancanza di educazione sessuale nelle scuole. La commissione Cultura della Camera, infatti, ha approvato un emendamento proposto dalla Lega che, se passerà, vieterà l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie di primo grado, ossia le scuole medie. Si tratta di una modifica al disegno di legge presentato dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che prevede l'obbligo per le scuole di ottenere il consenso informato scritto delle famiglie prima di organizzare qualsiasi attività su temi legati alla sessualità e le vieta invece a priori alle scuole dell'infanzia e primarie.
Se, una volta arrivato alla Camera e poi al Senato, il disegno di legge dovesse essere approvato, sarà possibile introdurre l'educazione sessuale solo alle superiori e solo col consenso dei genitori. Per tutti i bambini e i ragazzi più piccoli non sarà invece prevista alcuna forma di educazione sui temi legati alla sessualità e all'affettività e questo nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come un loro diritto, un diritto umano. Quello che non emerge dal quadro fornito dal governo, che vede l'educazione sessuale come un veicolo della "teoria gender" qualsiasi cosa significhi, è che l'educazione sessuale in giovane età è fondamentale per prevenire e ridurre gli abusi sui minori. Vietarla favorisce la pedofilia.
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Educazione sessuale e violenza
Secondo l’e linee guida dell'UNESCO, l’educazione sessuale «Mira a dotare i bambini e i ragazzi di conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori che li metteranno in grado di realizzarsi, nel rispetto della loro salute, del loro benessere e della loro dignità, di sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto, di capire come le loro scelte influenzano il loro benessere e quello altrui, e di comprendere i loro diritti e tutelarli per tutta la vita». Inoltre la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia garantisce il diritto dei minori a ricevere informazioni per la propria salute e benessere, e a essere protetti da abusi e violenze. Tuttavia, secondo Save The Children in Italia attualmente solo il 47% degli adolescenti, meno di uno su due, ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola nonostante il 91% dei genitori la riterrebbe utile.
L'educazione sessuale fin dall'infanzia, infatti, lungi dall'essere un modo per sessualizzare i bambini o influenzare il loro orientamento sessuale, come ritengono i conservatori, è fondamentale per tutelare il loro benessere e la loro sicurezza. «Per prevenire gli abusi, è fondamentale insegnare e permettere al bambino di sviluppare consapevolezza rispetto al proprio corpo e all'autonomia personale sin dalla primissima infanzia», spiega Laura Monticelli Presidente di Meti, Associazione per la tutela di chi ha subito abusi nell'infanzia, «Insegnare al bambino a conoscere e nominare correttamente le parti intime, a comprendere i concetti di confini personali e l'importanza del consenso, lo mette in condizioni di riconoscere e di reagire a situazioni che lo fanno sentire a disagio, confuso, spaventato o costretto in relazioni che percepisce come pericolose».
A oggi in Italia, secondo i dati raccolti dalla Fondazione Terre des Hommes nel 2024, si registrano annualmente 912 casi di violenza sessuale su minori. Sono particolarmente colpite le bambine e le ragazze che subiscono l’88% delle violenze sessuali, l’86% delle violenze sessuali aggravate e l’85% degli atti sessuali con minorenni. Nel 2025 le violenze sessuali aggravate hanno registrato un incremento dell’1% su base annua, mentre su base decennale si parla di un aumento del 75%. Anche gli atti sessuali con minorenne sono aumentati del 15% rispetto all’anno precedente. Secondo Monticelli la prevenzione passa anche attraverso l'insegnamento: «Il principio del "Qui non si tocca" dev'essere chiaro per permettere al bambino di identificare le situazioni a rischio e sentirsi autorizzato a chiedere aiuto. Questo approccio preventivo va adottato fin dalla più tenera età, utilizzando un linguaggio comprensibile, specialmente considerando che, negli ultimi anni, l'età a rischio di abuso è scesa significativamente, passando dalla fascia 6-9 anni a quella più precoce tra i 4 e i 7 anni».
Fornire gli strumenti per potersi difendere
«Solo una piccola parte dei minori parla degli abusi e li denuncia a causa della mancanza di consapevolezza che rende difficile riconoscere gli abusi, e di strumenti, lasciando lə bambinə senza sapere a chi rivolgersi o come farlo», si legge in un post su Instagram del progetto CSA Survivors Italia, nato per diffondere maggiore consapevolezza sul tema degli abusi e delle violenze in età infantile «Diffidate da chi dice di essere dalla
parte dellə bambinə quando vuole ignorare che negare l’educazione sessuale li espone maggiormente al rischio di abusi sessuali».
Del resto sono ormai numerosi gli studi che attestano i benefici dell'educazione sessuoaffettiva in questo senso, in Svezia, ad esempio l'educazione sessuale è prevista ormai da anni a partire dalla scuola dell'infanzia. «Le ricerche a livello internazionale, in particolare quelle che valutano i programmi di educazione sessuale comprensiva, mostrano un'efficacia significativa», spiega ancora Laura Monticelli, «In primo luogo i bambini che ricevono questo tipo di educazione mostrano una maggior capacità nel raccontare di una situazione a rischio e dell'esperienza dell'abuso sessuale, permettendo una presa in carico più tempestiva». Questo vale non solo quando l'abuso è perpetrato da adulti ma anche in caso di violenza tra coetanei: «Questo tipo di educazione permette un miglioramento delle capacità comunicative e, nelle relazioni tra pari, permette di dichiarare o negare il proprio consenso in modo più consapevole e chiaro».
L'educazione sessuale, infatti, come da linee guida dell'OMS, deve sempre essere calibrata, trasmettere le informazioni in modo «adeguato rispetto all’età e allo sviluppo». Questo significa che ai bambini dell'asilo o delle scuole elementari e medie non si parlerà di orgasmi e preservativi, ma piuttosto di rispetto, confini personali, consenso, possibilità di dire di no. Si insegnerà loro la terminologia con cui riferirsi alle loro parti del corpo e l'importanza di riconoscere le situazioni di pericolo e chiedere aiuto.
«È fondamentale insegnare ai bambini che il loro corpo appartiene esclusivamente a loro e che hanno il diritto di dire NO a qualsiasi tocco indesiderato, anche se proviene da persone care», spiega ancora la presidente di Meti, «Questo è cruciale, perché la maggior parte degli abusi si verificano all'interno della cerchia famigliare. Il bambino deve imparare a distinguere tra tocco buono e tocco cattivo e per farlo deve saper nominare correttamente ogni parte del corpo. Allo stesso modo, deve sviluppare dimestichezza con le proprie emozioni. Insegnare che nessuna emozione è sbagliata e che ha il diritto di esprimerle tutte, favorisce il racconto, anche delle cose più negative, permettendogli di chiedere aiuto. Per ultimo è importante insegnare e praticare - soprattutto noi adulti dobbiamo dare l'esempio - il rispetto dei limiti personali e del consenso, sia per sé stessi che per gli altri. Questo permetterà di relazioni interpersonali future sane».
In questi giorni su TikTok e Instagram sono andati virali diversi video di insegnanti che spiegano ai loro alunni della scuola dell'infanzia il consenso tramite la musica. Gelda Waterboer, insegnante alla Rogate Primary School in Namibia è diventata virale su TikTok e lo stesso vale per Mrs. YeLena. In Italia l'insegnante di danza Silvia Contenti ha ripreso la loro canzone "These Are My Private Parts" e l'ha tradotta in italiano. Si tratta di filastrocche e canzoncine per insegnare ai bambini a chiedere il rispetto dei propri confini corporei, a raccontare eventuali approcci non desiderati e a tutelare il proprio corpo. È questo che, in Italia, il governo sta cercando di vietare.












