Sono passati 6 anni dai fatti che hanno coinvolto Ciro Grillo, figlio del comico e politico fondatore del Movimento 5 Stelle, accusato insieme ad altri tre amici di Genova, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, di violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa italo-norvegese di 19 anni e di una sua amica. I fatti si sono svolti nel luglio del 2019 nel residence estivo della famiglia Grillo in Costa Smeralda e ci sono voluti 72 mesi dalla prima denuncia per accertarli, fare chiarezza, sentire i testimoni e arrivare a una sentenza.

Un tempo lungo per ottenere giustizia che ha lasciato le ragazze coinvolte nell'impossibilità di voltare pagina. La sentenza è attesa per oggi, 22 settembre, dopo l'ultimo rinvio dovuto a un lutto nella famiglia del giudice presidente del collegio. Sono stati chiesti nove anni di carcere per Grillo Jr e gli amici: «Sappiamo tutti che in questo processo le accuse si fondano sulle dichiarazioni delle parti offese, anche se qui abbiamo anche delle chat e immagini», ha detto il procuratore, «Sarete voi a decidere. Chi ha ricostruito i fatti per come si sono svolti? Chi ha ragione? Le due ragazze o gli imputati?».



sentenza caso ciro grillo quando sarà e quanto rischiapinterest
Foto di Richard Wang su Unsplash

Caso Ciro Grillo: i fatti

La serata in questione, secondo quanto ricostruito, sarebbe iniziata al Billionaire di Porto Cervo per poi proseguire, nelle prime ore del giorno dopo, nella villa di Grillo, dove i sei ragazzi (Grillo e i tre amici insieme alle due ragazze) hanno continuato a bere e fare festa. Sembra che una delle due ragazze, che la stampa identifica come S.J., sia stata prima violentata da Francesco Corsiglia nella doccia, poi, introno alle 6 del mattino, anche dagli altri tre. L'amica nel frattempo dormiva sono state ritrovate delle foto a sfondo sessuale scattate senza il suo consenso. I ragazzi hanno ammesso i rapporti sessuali ma sostengono siano stati consenzienti. Secondo la procura, invece, si è trattato di violenza sessuale di gruppo mentre la vittima non era lucida a causa dell'alcol.

«La ragazza fin da subito, dopo la violenza, fa i nomi di tutti», ha detto il procuratore capo, «Sente dire a uno di loro: “Prendila, adesso tocca a me”». S.J. ha parlato dell'accaduto con l'amica, ma nei giorni successivi ha proseguito le vacanze in Sardegna. Solo una volta tornata a Milano, dopo aver parlato con la madre, ha fatto una visita medica e denunciato le violenze ai carabinieri. «Quando c'è una violenza sessuale si muore dentro, ma tutte le vittime cercano di nascondere quanto subito e cercano di vivere la loro vita di prima», ha sottolineato l'avvocata della parte lesa, Giulia Bongiorno, parlando del meccanismo di autocolpevolizzazione. «La mia assistita pensa che quella violenza se la meritava perché si colpevolizza di aver bevuto in modo eccessivo, di essere andata a casa di Ciro Grillo». Secondo Bongiorno, questo risulta chiaro da un vocale inviato a un'amica giorni dopo, nella quale S.J. dice: «Qualsiasi cosa abbiano fatto quei tizi me la sono cercata».

Il processo

Il processo, oltre a essere stato estremamente lungo, ha comportato una notevole pressione sulla ragazza. «La mia assistita è stata sentita in quest’aula con un esame che è durato 35 ore», ha sottolineato l'avvocata, «Le sono state poste 1.675 domande, la commozione l’ha travolta per 18 volte, al punto che è stato necessario interrompere l’udienza. Non so se nella storia giudiziaria esiste un’altra teste alla quale sono state rivolte 1.675 domande». La difesa ha cercato di dimostrare l'inattendibilità del racconto di S. J. tramite quesiti che, secondo l'accusa, si sarebbero dovuti evitare: «Perché non ha reagito con i denti durante il rapporto orale?», «Cosa le ha impedito di tenere la bocca chiusa? Perché l’ha aperta?», «Perché non si è mai chiusa in bagno?», «Quali atti di resistenza ha posto? Ha urlato? Ha parlato?».

«La vita della ragazza non solo è stata radiografata ma è stata fatta una tac con tanto di mezzo di contrasto», ha dichiarato l'avvocata Bongiorno. «E dopo che si è scavato, scavato, scavato non si è trovato nulla». «Non è una ninfomane, non è una disagiata, non è una maga Circe che ammalia i suoi uomini e li trasforma, anziché in animali in imputati, con le sue denunce», ha aggiunto, «È una ragazza che è stata umiliata e massacrata e, anziché scappare via con il suo dolore, come fanno molte, ha scelto di denunciare». Entrambe le avvocate delle ragazze hanno parlato di un clima, tra i ragazzi, «sessualmente predatorio», poco rispettoso del consenso femminile. «È chiarissima la concezione delle donne che questi ragazzi hanno più volte espresso e che cozza con la versione data dai loro difensori di ragazzi rispettosi della figura femminile», ha concluso Bongiorno, «Le ragazze vengono sempre apostrofate come tr**e e cagne, come hanno fatto più volte con la mia assistita».