Samurai Jay in "Halo" canta «È tutto sbagliato, sta andando tutto al contrario». E diciamocelo: in effetti, non ha tutti i torti. Oggi torniamo a parlare del ruolo degli influencer e di come, inevitabilmente, anche questo mondo è stato contaminato dal supporto dell'intelligenza artificiale. Negli ultimi anni infatti la crescita di questa categoria è passata sempre più da un formato smart. Il contenuto lungo, un video Youtube o una diretta social per intenderci, si è trasformato in clip breve. Ora, se ci fate caso, nel labirinto delle app i podcast, le live streaming, interviste e vlog vengono frammentate per essere immediatamente fruibili e decisamente più virali (e di conseguenza, condivisibili). A seguito di questa richiesta dal mercato (se pensiamo a pagine social di migliaia di follower o media) è nata la "Clipping Culture". Un "movimento" tra agenzia e freelance con il compito di "estrarre" i momenti migliori e trasformarli in contenuti social decisamente hype. Eppure oggi questo sistema sta cambiando rapidamente. Il motivo? Sempre più creator stanno riducendo (o eliminando del tutto) la figura del clipper umano, affidando lo stesso lavoro a strumenti di intelligenza artificiale. Risparmio e velocità, una combo a dir poco conveniente (così pare).
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Dalla "Clipping Culture" al "clipping automatico": cosa è cambiato?
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Per rispondere alla domanda nel titolo potremmo dire nulla (o forse tutto). La "Clipping Culture" era nata come risposta a un’esigenza precisa degli influencer. All’inizio molti creator facevano tutto da soli, poi il processo è diventato troppo impegnativo (quasi sicuramente a causa della concorrenza super agguerrita). Immaginate un lavoratore con partita iva che si prepara ad accendere il pc, visionare ore di contenuti, individuare i passaggi più salienti del video, adattarlo ad un formato verticale fruibile per i social, aggiungere i sottotitoli legati al parlato (molto importante per due motivi: catturare l'attenzione e rendere sempre più inclusivi i materiali per chi ha difficoltà) e brandizzare il tutto. Ora, capirete che giustamente tutti questi passaggi richiedono tempo e di conseguenza ore di lavoro. A quanto pare, purtroppo, questa catena si sta accorciando. Gli strumenti di AI sono in grado di fare gran parte di questo lavoro in automatico. Riconoscere picchi di attenzione nel parlato (le piattaforme individuano il momento che potrebbe andare più virale in pochi secondi di analisi!), individuare momenti emotivamente forti, aggiungere sottotitoli dinamici e generare più versioni dello stesso contenuto ottimizzate per piattaforme diverse (senza dover condividere lo stesso video con formati differenti). In pratica, ciò che prima richiedeva ore di lavoro umano oggi può essere prodotto in pochi minuti. Non serve più un editor dedicato o un team esterno per ogni contenuto: il creator carica il video e riceve una serie di clip già pronte. Piattaforme come Overlap, Opusclip, VEED, DeepBrain, VMakerAI, Vidyo e Vizard possono proprio aiutarci in questo.
Influencer più autonomi, ma contenuti sempre più standardizzati
Non voglio mettere il ditonellapiaga (Margherita mi perdonerà per questa cit), però siamo sicuri che questo abuso dell'AI non ci stia portando a contenuti sempre più standardizzati e simili tra loro? Non so voi, ma io mi trovo spesso a dover scrollare contenuti video sempre copia e incolla, senza sentimenti. E credo sia proprio qui il punto di riflessione per oggi. Partendo dal presupposto che anche tanti umani non hanno un cuore (ma quella è un'altra storia), siamo certi che l'AI riesca ad entrare in empatia e capire anche dove subentra in gioco l'emozione e darsi un limite? Anche in Italia il fenomeno è già visibile, soprattutto per chi conduce podcast (e quindi avendo a che fare con format lunghi) o ci deve appioppare qualcosa tra corsi e vendite. Non è bello fare nomi, però sarete d'accordo con me che la maggior parte dei contenuti verticali con testo presente in vide riguarda la stragrande maggioranza delle volte contenuti di cronaca (da chi, poi, non è neanche un esperto o giornalista), influencer che ci mostrano come sia possibile diventare freelance e lavorare con un pc dalle Maldive (spiegatelo anche a noi!), cryptovalute oppure consigli su quali siti o programmi provare. Sono riuscito a darvi l'idea? Ecco perché l' automazione porta con sé un effetto collaterale importante: la standardizzazione. Se l’AI seleziona i momenti "best" seguendo ad esempio pause, toni di voce, espressioni, parole chiave o picchi emotivi, molti contenuti finiscono per assomigliarsi. E di conseguenza anche l’estetica del video virale sui social diventa più uniforme, meno legata allo stile personale del creator che rischia così di perdere un'identità (alla base di chi si espone sui network, no?). Perché siamo arrivati a tutto questo? La risposta è abbastanza semplice: a causa dell'algoritmo. Ormai i social non sono più il nostro orticello da coltivare, per mostrare i nostri contenuti quotidiani agli amici della nostra cerchia. Ora le nostre app si sono trasformate in centri commerciali a più piani, dove è l'algoritmo a decidere chi farci incontrare e dove mandarci. Il più delle volte potremmo dire su una scala mobile, visti i continui server down delle app.





