Qualche settimana fa la petizione per il referendum sulla cittadinanza italiana agli stranieri ha raggiunto 500.000 firme. L'idea è quella di chiedere la riduzione da 10 a 5 anni del periodo di residenza ininterrotta in Italia per poter fare richiesta di cittadinanza, proposta che all'attuale governo non piace. «Penso che il tempo di 10 anni sia congruo», ha ribattuto infatti la presidente del consiglio Giorgia Meloni, «Penso che in Italia abbiamo un'ottima legge sulla cittadinanza. Non ne ravvedo la necessità». «Se poi c'è un referendum», aveva aggiunto, «decideranno gli italiani». La richiesta di referendum deve ancora essere sottoposta a diversi controlli e c'è chi sostiene che potrebbe non passarli perché non si limita a una semplice abrogazione, ma propone una vera e propria modifica della legge. Nel frattempo, quindi, si cercano altre soluzioni.
L'ultima proposta arriva da Fratelli d'Italia e prevede il cosiddetto Ius Italiae che garantirebbe la cittadinanza agli stranieri nati in Italia (o arrivati in Italia prima dei 5 anni) dopo aver completato la scuola dell’obbligo. Dopo almeno 10 anni di percorso scolastico , dalle elementari fino al secondo anno di scuola superiore, gli stranieri potrebbero dunque fare richiesta tramite un genitore e ottenere la cittadinanza a 16 anni.
«Noi diciamo che per essere italiani bisogna conoscere l'italiano, la storia italiana, la geografia, la costituzione e l'educazione civica», ha commentato il ministro degli esteri Tajani annunciando il ddl, «Ecco perché sosteniamo nella nostra proposta dello Ius Italiae che dopo dieci anni di scuola dell'obbligo condotta con profitto, puoi diventare cittadino italiano». La proposta si discosta sia dal referendum (che mira a ridurre i tempi per acquisire la cittadinanza tramite naturalizzazione, ossia tempo di residenza nel Paese), sia dal cosiddetto Ius Soli (che mira a concedere automaticamente la cittadinanza a chiunque nasca in Italia da genitori residenti da più di 5 anni). Inoltre prevede di ridurre i tempi di attesa (da tre anni a un anno), ma alza i costi e stabilisce che la cittadinanza ottenuta per Ius Italiae venga revocata in caso di condanna definitiva per determinati reati.
Il ddl, infine, punta anche a modificare l'attuale meccanismo basato sullo ius sanguinis per cui è possibile ottenere la cittadinanza in caso di discendenza da un italiano a partire dal 1861 senza limiti di grado di parentela. La nuova proposta vorrebbe limitare il diritto solo a chi ha, al massimo, un bisnonno italiano. Siamo, in ogni caso, ancora lontani da un'approvazione di questa legge il cui iter è appena iniziato. Ora il testo sarà presentato in Parlamento, poi calendarizzato e discusso, solo a quel punto si passerà al voto in entrambe le Camere.











