Ius soli in latino significa "diritto del suolo". È un'espressione giuridica ormai molto conosciuta in Italia dato che le polemiche sul tema si sprecano. Indica il diritto ad ottenere la cittadinanza per il fatto di essere nati in un certo Paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Da noi questo diritto non c'è: solo chi nasce da genitori italiani ottiene automaticamente la cittadinanza altrimenti dovrà aspettare la maggiore età e fare richiesta, se ha maturato determinati requisiti. Il risultato è che molte persone che hanno vissuto in Italia per anni, che parlano perfettamente italiano e hanno frequentato le scuole qui, per anni non vengono considerati italiani. «Dobbiamo far capire al Parlamento la necessità di cambiare le regole», ha commentato in questi giorni il sindaco bolognese Matteo Lepore. Bologna sarà infatti la prima città italiana a introdurre lo ius soli nello statuto del Comune.

«Il Comune di Bologna sarà il primo Comune in Italia ad avere al suo interno il principio dello ius soli», spiega Lepore che aveva promesso lo Ius soli in campagna elettorale. L'ordine del giorno è stato approvato con 26 voti favorevoli, 8 non votanti (FdI) e 3 contrari (Lega). «Abbiamo approvato un ordine del giorno in cui, oltre a prevedere a tutte le persone nate a Bologna la cittadinanza ordinaria, si prevede anche che chi non è nato qui ma ha completato un ciclo intero di studi possa ricevere la cittadinanza». Così, circa 11.623 ragazzi diventeranno cittadini bolognesi (prima ancora che italiani) e il prossimo 20 novembre, giornata internazionale dei diritti all'infanzia e all'adolescenza, riceveranno l'atto direttamente dal sindaco, davanti a compagni di scuola, insegnanti e familiari. Sarà anche previsto un percorso di consapevolezza sociale rivolto ai minori stranieri bolognesi e alle loro famiglie per informarli sulle regole per l'ottenimento della cittadinanza italiana attualmente previste.

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Un protesta per lo Ius Soli a Roma

«È una misura simbolica», spiega Lepore, «ma l’obiettivo è lanciare una campagna che faccia capire al Parlamento la necessità di cambiare le regole sulla cittadinanza». L'Italia sta diventando sempre più multiculturale, ma la legge non è ancora stata adeguata per via delle forti opposizioni di chi sostiene che "l'italianità" non si possa acquisire solo nascendo sul territorio. Così sono circa 800.000 i minori nati nel nostro Paese e considerati "stranieri". «Siamo ancora considerati estranei, roba altrui, stranieri nella propria nazione», scrive l'autrice e giornalista Igiaba Scego su Cosmopolitan, «viviamo in un limbo dove lo Stato non ci riconosce come figli suoi. L'Italia (e lo dico con una tristezza immensa che mi invade l'anima) di fatto è un genitore che ci rifiuta». Ora Bologna sceglie di andare in controtendenza: «Mi auguro che molte altre città ci seguano e che lo stesso faccia il Parlamento italiano», ha detto il sindaco Lepore, «è urgente più che mai».