«Io sono Gisèle», si legge sui cartelli tenuti in mano dai manifestanti a Parigi, Tolosa, Bordeaux, «Io ti credo», «Non esistono mostri, solo uomini violenti» e ancora «La vergogna deve cambiare lato», «Non tutti gli uomini, ma sempre gli uomini». La Francia, nelle ultime settimane, è stata scossa dalla notizia di un caso di violenza sessuale di cui in Italia si è parlato poco. Si tratta di un processo che si terrà dal 2 settembre al 20 dicembre nel sud della Francia contro 51 uomini accusati di aver stuprato una donna di 72 anni, Gisèle Pelicot. Tra gli imputati c’è anche l'ex marito, che per dieci anni l'ha addormentata, sedandola di nascosto, per poi consentire a decine di uomini contattati online di violentarla mentre lui riprendeva gli abusi.
Il caso sta facendo parlare per le terribili dinamiche con cui è avvenuto: Pelicot era sposata con il marito da cinquant'anni, condividono tre figli, erano entrambi in pensione e vivevano nella loro casa in Provenza. La donna aveva notato dei problemi di salute dovuti ai sedativi che il marito le dava di nascosto e temeva di soffrire di Alzheimer, ma non avrebbe mai immaginato la crudeltà in cui ora si trova immersa. Ha parlato di «tortura» e di un «trauma enorme».
Il marito è stato fermato per aver filmato sotto le gonne di alcune donne al supermercato, da lì la polizia ha scoperto migliaia di foto e filmati delle violenze alla moglie. «Il mio mondo è crollato. Per me, tutto è crollato. Tutto quello che avevo costruito in cinquant'anni», ha dichiarato la donna parlando dell'immenso shock che ha colpito lei e i figli. «Avevamo tutto», ha aggiunto, «avevamo una bella vita. Non capisco come sia potuto succedere».
Nonostante lo sconvolgimento, Gisèle Pelicot si è impegnata a ottenere giustizia. Ha chiesto che il suo nome venga divulgato con il cognome del marito (ora ha divorziato e dopo il processo riprenderà il suo) e che le udienze vengano aperte al pubblico per sensibilizzare sul tema della violenza di genere e dell'uso di sostanze sulle vittime. In questi giorni l'opinione pubblica è rimasta colpita dalla lucidità e dalla fermezza con cui la donna ha testimoniato in tribunale e le manifestazioni sono diventate un modo per esprimerle solidarietà e supporto. «Ecco perché sto parlando», ha detto Gisèle Pelicot, «per tutte le donne che sono state abusate».
«Ci deve essere voluto un coraggio immenso, ma è stato essenziale», ha commentato una manifestante a Marsiglia come riporta Le Monde, «Permette alle persone di vedere in faccia persone come suo marito e di tutti gli altri, di capire che non sono mostri ma dei "padri di famiglia"».
















